Campiello Barbaro, la location preferita dei registi …

Campiello Barbaro, la location preferita dei registi …

Si tratta, come sottolineato dal Davinotti di “una location utilizzatissima dal cinema, visto che si tratta di uno dei campielli più suggestivi dell’intera città”.

COME ARRIVARE … 
Mappa Google

Il piccolo campo alberato, affiancato dal rio delle Torreselle (così chiamato perché anticamente sorgeva qui un palazzo munito di torri), che lo accompagna per tutta la lunghezza per poi sfociare nel Canal Grande, ha sempre attratto registi e fotografi perché, quando vi si giunge, soprattutto quando cala la sera, pare di tornare indietro nel tempo. La scenografia è completata dai piccoli negozi che si affacciano sul campo, dalla pavimentazione in parte in cotto e in parte occupata da uno spazio verde (attualmente ben curato). In una scena del thriller Chi l’ha vista morire? di Aldo Lado, si vede il campiello ancora in terra battuta. 

Campiello Barbaro in una scena del film giallo Chi l'ha vista morire? di Aldo Lado

Campiello Barbaro in una scena del film giallo Chi l’ha vista morire? di Aldo Lado

Il nome del campo è probabilmente legato al fatto che la famiglia Barbaro possedeva il vicino palazzo che si affaccia sul rio delle Torreselle e sul Canal Grande. Nel 1493, inoltre, il nobile Vincenzo Barbaro sposò la figlia di Giovanni Dario, proprietario della vicina Cà Dario. 

Film che hanno usato questa location:

    • Tempo d’estate (1955) di David Lean;
    • Chi l’ha vista morire? (1972) di Aldo Lado;
    • Tutti dicono I love you (1996) di Woody Allen;
    • Anonimo Veneziano (1970) di E.M. Salerno;

Il ponte di San Cristoforo, da cui si intravede parte del Canal Grande, è molto caratteristico per la sua scala incurvata, con la rampa che si allarga verso il campiello.

Woddy Allen, Tutti dicono I love you, Veduta del ponte di San Cristoforo

Woddy Allen, Tutti dicono I love you, Veduta del ponte di San Cristoforo

Si chiama così  perché, a pochi metri (nella calle omonima), si può ammirare, sopra un portone che confina con l’ingresso del Museo Guggenhein, una statuetta di pietra, corrosa dal tempo, che raffigura il gigante traghettatore che porta sulle spalle Cristo bambino. Il campiello, che si trova a pochi minuti dalla maestosa Basilica della Salute, è limitato da un alto muro, al di là del quale si scorgono, seminascoste da alcuni alberi, finestre gotiche, altane e logge: si tratta del famoso  Dario, il palazzo di cui abbiamo già parlato nell’articolo Ca’ Dario – Il palazzo maledetto



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