Facciata San Moisè – Iconografia tra Sacro e Profano

Autore articolo: Alessandro Bullo

Facciata San Moisè – Iconografia tra Sacro e Profano

La storia e la datazione della facciata nel mio articolo La facciata di San Moisè. 

La statua di Mosè, collocata al vertice del prospetto, tiene le tavole con i comandamenti, all’origine della Legge in Israele. Mosè è il massimo legislatore, perché portatore delle Leggi di Dio, superiori a quelle dell’uomo. Sullo stesso asse, ma più in basso (perché portatore delle leggi degli uomini), il busto di Vincenzo Fini, celebre avvocato veneziano.

Vincenzo Fini (1606-60), appartenente a una ricca famiglia di origine cretese, a Venezia divenne in breve tempo un avvocato di successo. Nel 1649, ottenne che la sua famiglia fosse iscritta nel Libro d’oro della nobiltà veneta, sborsando 100.000 ducati. In Maggior Consiglio molti furono i voti contrari come i commenti sprezzanti nei confronti di questo avvocato cretese, che pretendeva di entrare nel novero della nobiltà veneziana, ma la grave situazione in cui versavano le casse dello stato obbligò i boriosi patrizi ad acconsentire. Nel 1658, Vincenzo ottenne, con supplica al doge, anche l’importante carica di Procuratore de citra (la più alta carica dopo quella del Doge) pagando altri 100.000 ducati (di solito erano sufficienti 20.000).

Il timpano della facciata è coronato da cinque statue. Al vertice Mosè con le tavole della Legge. Alla sua sinistra, la statua di Abramo, con il coltello in mano pronto a sacrificare il figlio Isacco. Abramo guarda verso il cielo, come se in quel momento il suo sguardo fosse attirato dall’arrivo dell’angelo, inviato da Dio a fermare il sacrificio. Alla sua destra, la statua del profeta minore Michea, almeno secondo la Wolff (2006, p. 154). Più probabile, secondo, me, vista la posa declamatoria, che si tratti di Aronne. Nel libro dell’Esodo, si racconta infatti che Dio incaricò Mosè di convincere il Faraone d’Egitto a liberare il suo popolo, ma egli rispose di non essere all’altezza per un simile compito, perché era balbuziente. Il Signore lo rassicurò, e gli ordinò di farsi accompagnare da Aronne, che avrebbe parlato per lui, e che egli stesso sarebbe stato nella sua bocca e gli avrebbe insegnato ciò che avrebbe dovuto dire. Aronne diventò poi il primo sommo sacerdote dell’ebraismo.

Le due statue collocate alle estremità del timpano non sono ancora state identificate, se non genericamente come profeti. Ritengo che con abbastanza certezza si possa identificare la figura all’estrema sinistra, che guarda verso il cielo e tiene sulla spalla una specie di mantello, con Gedeone. Il mantello è probabilmente il vello che Gedeone utilizzò per avere la prova da Dio che avrebbe salvato Israele. Il futuro giudice di Israele alza lo sguardo verso il cielo incredulo del miracolo accaduto durante la notte:

Giudici 6:36-40
36 E Gedeone disse a Dio: “Se vuoi salvare Israele per mia mano, come hai detto, 37 ecco, io metterò un vello di lana sull’aia: se c’è della rugiada sul vello soltanto e tutto il terreno resta asciutto, io conoscerò che tu salverai Israele per mia mano come hai detto”. 38 E così avvenne. La mattina dopo, Gedeone si levò per tempo, strizzò il vello e ne spremé la rugiada: una coppa piena d’acqua.  39 E Gedeone disse a Dio: “Non s’accenda l’ira tua contro di me; io non parlerò più che questa volta. Deh, ch’io faccia ancora un’altra prova sola col vello: resti asciutto soltanto il vello, e ci sia della rugiada su tutto il terreno”.  40 E Dio fece così quella notte: il vello soltanto restò asciutto, e ci fu della rugiada su tutto il terreno.

Gedeone fu un Giudice di Israele. Anche in questo caso la professione di avvocato di Vincenzo è collegata all’iconografia delle statue.

Il Giudice di Israele Gedeone - San Moisè Venezia

Il Giudice di Israele Gedeone – San Moisè Venezia

L’ultima statua all’estrema destra del timpano mostra un uomo anziano con un bambino, con le mani raccolte a coppa, come se stesse ricevendo qualcosa. Purtroppo la statua è in pessime condizioni: manca un braccio, mentre l’altro è attaccato con dei ferri. Al vecchio manca un pezzo della spalla e parte del volto. Difficile dire di che personaggi si tratti.

 

Monumento di Vincenzo Fini

Il busto di Vincenzo Fini si erge sopra un obelisco, tipico monumento commemorativo dell’antico Egitto, sostenuto a sua volta da due strani cammelli, con la testa di drago. Rugato dichiara che i due animali simboleggiano la Discrezione o discernimento, virtù molto utile a chi esercita l’avvocatura come il defunto, mentre l’obelisco è sinonimo di Gloria (1997, p. 640). Molto più probabilmente i draghi simboleggiano l’eternità (cfr. Gaier, 2002, p. 332).

Sopra i due draghi, ai lati dell’obelisco, sono collocate due figure maschili. A destra un giovane regge una cornucopia, e viene di solito identificato con l’Onore:

Giovane bello , vestito di porpora , e coronato di alloro, con un’ asta nella mano destra , e nella sinistra con un cornucopia pieno di frutti, fiori, e frondi. Onore è nome di possessione libera , e volontaria degli animi virtuosi , attribuita all’ Uomo per premio di essa virtù , e cercata col fine dell’ onesto ;

(Ripa, 1766, p. 272)

Più difficile l’identificazione della figura a sinistra del vecchio, con la barba fluente e la lunga veste. La Wolff (2006, p. 153) scrive che il vecchio tiene uno scettro nella mano destra e il libro è aperto, e quindi dovrebbe personificare Onore, confondendosi forse con la statua vicina (identificata tramite la descrizione dell’Iconologia del Ripa). Per quanto mi sia sforzato (con il binocolo) non sono riuscito a vedere lo scettro e il libro sembra chiuso. Secondo Gaier, si tratterebbe della personificazione del Consiglio, “qui in forma ridotta” (2002, p. 331, nota 329), ossia mancante di alcuni attributi. Della stessa opinione anche Rugolo (1997, p 640).

Ai lati, leggermente ribassate, altre due statue: a destra una donna vestita nobilmente con gli occhi bassi: l’Onestà o Modestia. A sinistra una donna guerriera, sul petto è scolpito un sole, e nella mano destra doveva tenere un’asta: la Virtù o Valore:

Si, dipinge giovane, perchè mai non invecchia, anzi più sempre viene vigorosa e gagliarda (…) Il Sole dimostra che come dal Cielo s’ illumina la terra, così dal cuore la virtù difende le sue potenze regolate a dar il moto , e il vigore a tutto il corpo nostro, che è Mondo piccolo , come dissero i Greci; e poi per la virtù s’ illumina, scalda , (…) Le si dà l’asta per segno di maggioranza i la quale dagli Antichi per quella era significata.

 (Ripa, 1767, pp. 379-380)

La Virtù - Facciata San Moisè

La Virtù – Facciata San Moisè

Tenendo conto dell’iscrizione sull’obelisco, che cita le qualità del defunto, partendo da sinistra (statua con armatura e sole disegnato sul petto):

  • confermerei la personificazione della Virtù o Valore (VIRTUTE);
  • il vecchio con il libro lo identificherei, invece, contemporaneamente come CONSIGLIO ed ELOQUENZA (CONSILIO, ELOQVENTIA), tenendo conto sia della “forma ridotta” che della storia del Libro dell’Esodo, dove si racconta della reticenza di Mosè a parlare al faraone perché affetto da balbuzie:“Dimostrò con questo Iddio che l’Eloquenza è suo dono e che l’Eloquenza ha una somma forza sui cuori, degli Uomini” (Cfr. Ripa, 1765, p. 322). . In questo modo, l’arte dell’avvocatura professata da Vincenzo Fini veniva ancora una volta collegata a Mosè e alla Legge. Da tenere presente anche l’interpretazione della Wolff del 2002 (p. 131), che vede nella statua la personificazione del MERITO: “La destra mano , e braccio armato , e la sinistra col libro , dimostrano due generi di merito civile; l’uno dell’azione di guerra, e l’altro dello studio” (Ripa, 1766, p. 108)
  • il ragazzo con la cornucopia è probabilmente l’ONORE (HONORE), ma ritengo con Breuing (1997, p. 107) che potrebbe anche essere collegato con la personificazione dell’Abbondanza, legata alla qualità della BENEFICENTIA del defunto.
  • la donna, che si mostra  in atteggiamento timido e riservato, identificata con la Modestia, potrebbe invece essere collegata alla qualità della DIGNITATE.

ISCRIZIONE OBELISCO

D(eo) O(ptimo) M(aximo) | OMNE FASTIGIV | VIRTVTE IMPLET | VINCENTIVS | FINI | VENETAE NOBILITATIS | HONORE, | AC PROCVRATORIA | D. MARCI DIGNITATE | AMPLISSIMVS. | TANTO FRATRI | CONSILIO, ELOQVENTIA, | BENEFICENTIA| DECVNCTIS OPTIME | MERITO | HIERONYMI FRATRIS | PIETAS | PERENNE | H(oc) M(onumentum) P(osuit) | ANNO. M.DC.LXXXIII. | OBIIT. ANNO. M.DC.LX. | AETATIS. LV.

Al centro, sopra il finestrone termale, la statua della Fama che suona la tromba, mentre indica con il braccio sinistro lo stemma celebrativo del defunto. A lati del finestrone, le quattro Virtù cardinali, che sono proprie dell’animo umano (le virtù teologali riguardano invece Dio): Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza. Partendo da destra abbiamo:

  • Fortezza, con la colonna al suo fianco:
di Fortezza si dipinge la Colonna , perchè negli Edifizi sostiene tutti i sassi e tutto l’Edificio che le sta sopra, senza moverli o vacillare, dicendo che tale è la fortezza nell’Uomo , per sostenere la gravezza di tutti i fastidi , e di tutte le difficoltà , che gli vengono addosso … 

(Ripa, 1764, p. XL)

La Fortezza - Facciata San Moisè

La Fortezza – Facciata San Moisè

  • Prudenza, con un serpente attorcigliato alla mano destra. Il serpente è simbolo di prudenza, Cristo, infatti, esortava ad essere prudenti come il serpente.
  • Giustizia, con il libro della legge nella mano sinistra e nella destra la spada (perduta).
  • Temperanza: non rimane alcun simbolo ad identificarla. Forse teneva nella mano destra una palma, “simbolo del premio , che hanno in Cielo quelli , che dominando alle passioni, hanno soggiogato sestessi” (Ripa, 1767, p. 267)

Tutte queste qualità (virtù) accompagnarono in vita Vincenzo Fini nella sua opera di avvocato, come testimonia la toga indossata dal busto del defunto, consegnandolo alla gloria dei posteri (statua della Fama). La collocazione del suo ritratto in asse con la statua di Mosè, al vertice del prospetto, dichiara quale sia stato il modello cui, con modestia e dignità (statua Modestia), egli si ispirava. 

Sopra il portale principale due figure femminili: quella a sinistra tiene un globo con la mano destra e una tromba con la sinistra. Rappresenta quindi la “Gloria” (Cfr. Ripa, 1765, p. 213). La donna destra, alata e a seno nudo, con un’aquila accanto, dovrebbe rappresentare la “Vittoria” (Cfr. Ripa, 1767, p. 387).

Gloria e Vittoria - Facciata Chiesa San Moisè Venezia

Gloria e Vittoria – Facciata Chiesa San Moisè Venezia

 

Gerolamo Fini e Vincenzo Gerolamo Fini

Sopra il portale sinistro, si erge il busto del committente della facciata, Gerolamo Fini (1685). Sul timpano del portale sono stese due figure allegoriche. Secondo Gaier (2002, p. 331) si tratta di Ingegno e Consiglio. Sopra il portale destro, il busto di Vincenzo Gerolamo Fini (1726). Sul suo timpano, altre due figure allegoriche, che sempre secondo Gaier raffigurano Splendore del nome e Ammaestramento. 

Anche Silvia Wolff (2006, pp. 153-154), ritiene che sul timpano sinistro la figura del vecchio con il libro e il gufo sia l’allegoria del Consiglio descritta da Cesare Ripa nella sua Iconologia:  “Avrà una collana di oro , alla quale sia per pendente un cuore. Nella destra mano tenga un libro chiuso con una Civetta sopra” (1765, p. 31).

Consiglio e Ingegno - Facciata Chiesa San Moisè Venezia

Consiglio e Ingegno – Facciata Chiesa San Moisè Venezia

La Wolff ritiene che l’uomo con l’elmo (secondo lei alato) e l’aquila sia invece Hermes, protettore dei mercanti. Le due figure alluderebbero quindi all’attività mercantile e alla saggezza di Girolamo Fini. In realtà la figura corrisponde allegoria dell’Ingegno descritta dal Ripa:

“Un Giovane di aspetto feroce , e ardito , Sarà nudo. Avrà in capo un elmo , e per cimiero un’ Aquila , ed agli omeri le ali di diversi colori … Ingegno , è quella potenza di spirito che per natura rende l’ Uomo pronto … Si rappresenta colla testa armata … per dimostrare il vigore, e la forza. L’Aquila per cimiero denota la generosità e sublimità sua , perciocché Pindaro paragona gli Uomini di alto ingegno a quello uccello , avendo egli la vista acutissima , ed il volo di gran lunga superiore agli altri animali volatili.” 

(Ripa, 1765, p. 282)

Sopra il timpano destro, la figura dell’uomo barbuto con un velo sul capo, a torso nudo, che tiene una fiaccola è di più difficile interpretazione. La descrizione di Cesare Ripa dello Splendore del nome risulta troppo differente per esser presa in considerazione:

“Uomo proporzionato, e di bellissimo aspetto, di età virile, vestito di broccato di oro misto di porpora . Sarà coronato dì una ghirlanda di fiori … Porterà al collo una collana di oro . Colla destra mano si appoggerà ad una clava, o dir vogliamo mazza di Ercole e colla sinistra e terrà con bella grazia una facella accesa”

(Ripa, 1767, p. 215).

Splendore del nome e Ammaestramento - Facciata Chiesa San Moisè Venezia

Splendore del nome e Ammaestramento – Facciata Chiesa San Moisè Venezia

Di fronte a lui si appoggia un uomo anziano in una lunga veste, che mostra uno specchio o forse una cornice, all’interno della quale è disegnata la testa di un uomo, personificazione dell’Ammaestramento:

“Uomo di aspetto magnifico e venerabile e con Abito lungo e ripièno di magnanima gravità ; con uno Specchio in mano … Lo Specchio ci da ad intendere , che ogni nostra azione deve essere calcolata, e compassata con l’azione degli altri , che in quella stessa cosa siano universalmente lodati …”

(Ripa, 1764, pp. 95-96).

C. Ripa, Ammaestramento,

C. Ripa, Ammaestramento,

La facciata di San Moisè, crepuscolo di un’epoca

Secondo Rugato, la facciata di San Moisè, con la sua esuberante teatralità e mancanza di respiro architettonico è il sintomo di una volontà (subconscia?) di “esorcizzare i mostri e le ombre che s’addensano sull’orizzonte storico di un crepuscolo annunciato dall’inevitabile, e imminente, perdita di Candia, che accadrà nel 1669” (1997, p. 638)

L’ipotesi di Rugato di un apparato scultoreo inquietante e onirico è sicuramente molto affascinante. In effetti, le creature mostruose (gli animali metà draghi e metà cammelli che sorreggono l’obelisco), i mascheroni dai volti contorti che decorano la facciata e questa specie di ansia di coprire ogni spazio vuoto potrebbero spingere verso una lettura pessimistica della facciata di San Moisè.

Mascheroni - Facciata San Moisè

Mascheroni – Facciata San Moisè

Il seicento è però considerato anche “l’età del trionfo di Venezia sulla morte”. La statua della Fama che suona le sua grande tromba sopra il monumento funebre allude proprio a questo: le grandi gesta compiute dall’uomo durante la sua breve esistenza ne eterneranno il ricordo. Io credo che la facciata di San Moisè debba essere considerata per quello che è: la mera celebrazione di una famiglia di mercanti, orgogliosa di essere entrata a far parte del patriziato veneziano.

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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
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Autore articolo: Alessandro Bullo
Autore articolo: Alessandro Bullo
 Alessandro Bullo è laureato in lettere con indirizzo artistico (Tesi di Laurea: “La scultura del XVI secolo nella Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo”), vive e lavora a Venezia. Due grandi passioni: VENEZIA, sua città natale, e il cinema NOIR americano

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