Il monumento di Giovanni Battista Bonzio – Basilica dei SS. Giovanni e Paolo

Autore articolo: Alessandro Bullo

IL MONUMENTO DEL SENATORE GIOVANNI BATTISTA BONZIO – BASILICA DEI SS. GIOVANNI E PAOLO

Nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, considerata il Pantheon della Serenissima, si trova lo stupendo monumento del Senatore Giovanni Battista Bonzio, le cui sculture furono realizzate da Paolo Stella tra il 1525 e il 1526. Spetta forse allo stesso artista anche l’ideazione della struttura architettonica (Markham Schulz, 1985, p. 93).

 

INFORMAZIONI ESSENZIALI

Autore: Paolo Stella Milanese

Ubicazione: Basilica dei SS. Giovanni e Paolo – Parete della navata laterale sinistra, quarta campata

Datazione: 1525-1526

Materia – Misure: Marmo. “Effigie di G. Battista Bonzio”: lunghezza cm x 177,7; “Prudenza”: altezza cm x 99,4; “Speranza”: altezza cm x 106,4; “Fede”: altezza cm x 123,5;”Carità”: altezza cm x 105,5; “Giustizia”: altezza cm x 93,2; “Putto”(destro): altezza cm x 79,7; “Putto” (sinistro): altezza cm x 76,6.

ISCRIZIONE – Tra lo zoccolo e il peduccio si legge l’epitaffio:

IO . BAPTISTAE . BONZIO . SENATORI . IN / TEGERRIMO . CVI . SEPTEM . VIRTVTVM . / SIMVLACRA . SVMMAE . PROBITATIS . / TESTIMONIVM . DICANT D . M . PROCVRATORES . / DECITRA . EX . TESTAMENTO . TVTORES . / PIENTISSIMI . POSVERE . ANN . M . D . XXV . / OBIIT . ANN . M . D . VIII .

Il nome di Paolo Stella (notizie dal 1529-Praga, 1552) appare per la prima volta, in un documento del 25 aprile 1529, quando viene chiamato a terminare il rilievo del “Miracolo del bicchiere” della basilica del Santo di Padova. Recentemente questo scultore, di cui non si sa quasi nulla, é stato identificato con un certo “maister Paulo de la Stella” che, dal 1538 al 1552, lavorò presso il Re Ferdinando I d’Austria; questa identificazione non é però per niente certa (Markham Schulz, 1985, pp. 79-80).

 

DESCRIZIONE DEL MAUSOLEO

Sopra l’iscrizione, sostenuta dal peduccio, sta uno zoccolo con cinque mensole aggettanti su cui sono impostate altrettanti esili colonne. Queste ultime dividono quattro nicchie all’interno delle quali sono collocate a partire da sinistra: la “Prudenza”  che si specchia nella fontana, la “Speranza” con le mani giunte in preghiera e lo sguardo alzato al cielo, la “Fede” che indica il cielo e la “Carità” con due bambini (nel tipo iconografico prevalente nel XVI secolo).

Sopra la trabeazione è collocata l’effigie del defunto sopra una cassa funebre. Alle estremità dell’arco due “putti” sorreggono gli stemmi della famiglia. Alla sommità, sopra il frontone curvilineo, è stata scavata una nicchia sul muro da dove si sporge la “Giustizia” , essa è seduta su una sfera cinta dalla fascia dello zodiaco e tiene nella mano destra un’elsa di una spada di cui ora manca la lama.

La posa della Giustizia, in cui gli arti piegati e il braccio sollevato con la spada sono orientati secondo i quattro punti cardinali, è derivata dagli affreschi di Giorgione e Tiziano all’esterno del Fondaco dei Tedeschi, ma nella statuaria si dimostra un’eccezione.

(Markham Schulz, 2013, p. 197)

 

Paolo Stella, La giustizia

Paolo Stella, La giustizia

Sette Virtù come nei mausolei del ‘400

Altra particolarità del monumento Bonzio é che erano ben sette le “Virtù” che un tempo lo decoravano ; due di esse sono ora collocate dietro l’altare della cappella del Rosario. Gli altri monumenti veneziani del ‘500, ancora esistenti, hanno al massimo due “Virtù”. Il mausoleo Bonzio risulta infatti legato a modelli quattrocenteschi solitamente decorati dalle quattro “Virtù” cardinali e dalle tre teologali.
La parte inferiore del monumento, decorata dalle quattro “Virtù” collocate in altrettante nicchie divise da colonne, richiama, come ha giustamente fatto notare la Markham Schulz (1985, p. 96), la fronte dei sarcofagi del Quattrocento; si veda ad esempio quella del monumento del Doge Andrea Vendramin nella stessa basilica dei SS. Giovanni e Paolo.

 

Paolo Stella, Monumento G. B. Bonzio

Paolo Stella, Monumento G. B. Bonzio

Altre tre figure allegoriche erano collocate sopra la cornice del timpano, dove ora si vede purtroppo soltanto la “Giustizia”.

Che delle statue coronassero la parte apicale di un monumento non era inusuale nella seconda metà del ‘400, ma tale sito era solitamente occupato dal Redentore al centro mentre ai lati si trovavano le figure affrontate della Vergine e dell’Angelo annunciante – altre volte si possono trovare figure di santi -. Il solo altro esempio, tra ‘400 e ‘500, di tre “Virtù” collocate sopra la cornice del timpano, é quello della tomba di Pasquale Malipiero ai SS. Giovanni e Paolo, ideata da Pietro Lombardo che la realizzò tra il 1462 e il 1465 (Cfr. Zava Boccazzi, 1965, pp. 113-117).

Due virtù scomparse per più di cinquant’anni

Due delle virtù non erano più visibili nel 1921 (L. Planiscig). Ritengo che esse siano state spostate, per ragioni di tutela, tra il 1915 e il 1918 quando l’allora Soprintendenza dei Monumenti di Venezia ritenne utile che i monumenti sepolcrali dei Santi Giovanni e Paolo fossero protetti da sacchi di sabbia e che molte statue venissero tolte dai loro siti e collocate in luoghi più sicuri.
Il Fogolari (1931) più tardi denunciò la scomparsa delle due statue ipotizzando che esse fossero andate perdute nei trasporti, mentre la Zava Boccazzi (1965) riportò soltanto che in origine le statue erano sette. Fu il Munman (1970) il primo a rinvenire le due statue di “Virtù” dietro l’altare del Rosario, a notare come esse rispondessero iconograficamente alle descrizioni e alle incisioni antiche e come esse fossero stilisticamente affini alle “Virtù” del deposito Bonzio. Tale identificazione è stata confermata anche dalla Markham Schulz (1985).

Tra il 1915 e il 1918 le due statue della “Fortezza” e della “Temperanza”, collocate sopra le estremità apicali del timpano vennero quindi spostate nella cappella del Rosario. Che queste siano le due statue mancanti è provato da un acquarello del Grevembroch (1759) e da un’incisione del Quadri (1835) che riproducono il monumento Bonzio nella sua integrità; esiste anche un’incisione di A. Diedo (1839) ma è meno precisa: la “Fortezza” è uguale alla nostra statua mentre la “Temperanza” sorregge al posto dell’anfora una cornucopia.

 

Monumento G. B. Bonzio - Incisione del Quadri (1835)

Monumento G. B. Bonzio – Incisione del Quadri (1835)

Stranamente, durante il restauro del monumento Bonzio del 1987, le due statue non sono state ricollocate sopra le estremità apicali del frontone e neppure restaurate.

Il defunto Giovanni battista Bonzio
Il defunto Giovanni battista Bonzio

Le notizie biografiche su Giovanni Battista Bonzio si limitano ai suoi ultimi anni e alla sua morte. Nel suo testamento del 17 settembre 1507 il senatore nomina suoi esecutori testamentari i Procuratori de Citra e chiede che il suo corpo “sia sepulto in una archa sopra terra da esser facta far in la chiexia de San Zanepollo per il miei comessarij, nel luogo come se intra in la dicta giexia per la porta granda a banda dreta li a quel muro de la faza de la giexia dita, tra la dicta porta granda et larcha del Serenissimo Principe misser Piero Mocenigo, nela qual in costruirla et farla, voglio sia ben spexi ducati siecento…La qual archa e legato sia facta far bene per li dicti mie comessarij, fra termene de anni dui, over tre al più da poi la mia morte…” (A.S.V., Procuratori di San Marco de Citra, b. 6, filza I; pubblicato da A. Markham Schulz, 1985, p. 107 nota 38).
G. Battista Bonzio morì l’8 ottobre 1508 dopo essere stato Podestà e Capitano di Rovigo (M. Sanudo, 1882, VII, col. 648) . Il 24 novembre 1525 i padri dei Santi Giovanni e Paolo radunatisi in consiglio concessero “prò edifichando sepulcro olim magnifici domini Joannis baptiste bonci patricii Veneti locum quendam inter altare sancti augustini e sancti petri martiris” (A.S.V., Corporazioni religiose soppresse, Santi Giovanni e Paolo, Serie registri XI, filza C, c. 8v.; pubblicato da A. Markham Schulz, 1985, pp. 107-108, nota 40).

Il 29 dicembre 1525 il sito, dove costruire la tomba, venne spostato “…apud portam versus Cimiterium sancte ursule ubi nunc se abet depositum olim domini bernardini…” (A.S.V., Corporazioni religiose soppresse, Santi Giovanni e Paolo, Serie Registri XI, filza C, c. 9r.; pubblicato da A. Markham Schulz, 1985, p. 108 nota 41). Il monumento venne quindi costruito sulla parete della quinta campata della navata destra, dove ora c’è l’arco di entrata della cappella di San Domenico.

Nel 1690, secondo quanto riporta il manoscritto di Padre Rocco Curti (cfr. A. Markham Schulz, 1985, p. 108 nota 45), si iniziò a costruire la cappella di San Domenico e quindi la Markham Schulz (1985) ipotizza che in quell’anno il monumento sia stato spostato dove ora lo vediamo. Tale ipotesi è confermata da una “permissione” dell’8 luglio 1690 fatta da un certo Girolamo Trevisani “…che li padri possino continuare la loro fabbrica della Cappella di San Domenico e che il deposito Bonzio s’attrova nei muri, ove attualmente si va costruendo la cappella, sia trasferito a loro spese e danni in altro luogo cospicuo della loro chiesa” (A.S.V., Corporazioni religiose soppresse, Santi Giovanni e Paolo, Catastico Grande, I, c. 137v.).

L’attribuzione delle sculture a Paolo Stella

Fu il Planiscig (1921) il primo a proporre un autore per le sculture del monumento Bonzio, ritenendole opera dello scultore padovano Giovanni Maria Mosca; tale attribuzione fu seguita da quasi tutti gli studiosi posteriori. Già il Lorenzetti (1926) però avanzò qualche dubbio su questa attribuzione mentre la Kozakiewiczowa (1964) , in suo articolo dedicato all’artista padovano, la negò giustamente con decisione. La Markham Schulz (1985) ha confermato tale lontananza stilistica tra le sculture del Mosca e quelle del mausoleo Bonzio e ha proposto di assegnare queste statue a Paolo Stella Milanese.

L’attribuzione a Stella si basa sulle affinità stilistiche riscontrate dalla studiosa tra le “Virtù” della tomba e la statua di “San Tommaso d’Aquino”, realizzata da Paolo Stella: il contrapposto movimento a spirale, l’ineguale distribuzione del peso del corpo, il modo esagerato in cui sono girate le teste soprattutto nei “putti” e nelle statue della “Carità” e “Prudenza” deriverebbero dal “San Tommaso”; il trattamento del panneggio sopra la gamba sinistra della “Speranza” è simile a quello sopra la gamba destra del “San Tommaso”; le vesti sono abbondanti e voluminose mentre le pieghe sono sottili e lunghe.

La Markham Schulz mette inoltre in relazione il volto della “Prudenza” con quello della donna inginocchiata del “Miracolo del bicchiere” del Santo di Padova – rilievo assegnato su base documentaria a G. Maria Mosca, che lo iniziò nel 1520, e a Paolo Milanese, che lo terminò nel 1529. La Markham Schulz (1985, p. 102) ritiene che stilisticamente la figura della donna inginocchiata sia opera di Paolo Stella. I lineamenti dei due volti sono minuti e non delineati con precisione, i nasi sono corti e molto stretti, gli angoli della bocca e il mento sono realizzati in modo molto simile.

I putti reggiscudo nella tradizione veneta

Alle estremità dall’arcosolio del monumento Bonzio sono collocati due putti reggenti uno scudo con lo stemma della famiglia. La tradizione dei cosiddetti reggiscudo risale alla prima metà del ‘400.

Si deve però arrivare al monumento del Doge Francesco Foscari, realizzato nel suo insieme architettonico e scultoreo dopo il 1457 da Niccolò di Giovanni Fiorentino (Markham Schulz, 1978, pp. 9-18), per trovare due reggiscudo a tutto tondo: due figure vestite da guerriero. In tombe successive, come quella di Giovanni Emo – questo monumento, di cui rimane solo l’acquarello si trovava, prima di essere smantellato nel 1806, nella chiesa di Santa Maria dei Servi; le sculture sono assegnate ad Antonio Rizzo che le realizzò tra il 1483 e il 1493, mentre il disegno architettonico é attribuito a Tullio Lombardo (Markham Schulz, 1983, pp. 177-178) – per sorreggere gli stemmi vengono usati dei ragazzi di età adolescenziale vestiti da paggi: essi rappresentano l'”entourage” del defunto quasi a testimoniare il suo passato sociale.

Un diverso tipo di reggiscudi viene utilizzato per le tombe di personaggi ecclesiastici : non più guerrieri o paggi che male si addicevano a cardinali e vescovi, ma soltanto dei putti nudi come nel caso del monumento di Jacopo Pesaro ai Frari, terminato intorno al 1524 dai fratelli Lombardo (Boucher, 1991, p. 253 nota 95). Due putti simili decorano il monumento Bonzio.

Stile delle sculture 

Le sculture del monumento Bonzio sono molto importanti all’interno dell’arte veneziana perché testimoni di quel periodo di transizione che va dall’arte dei Lombardo a quella manierista. Così il Planiscig valutava, con eccezionale intuizione, le “Virtù” :

“vinto é il classicismo d’imitazione dei Lombardi, Giorgione ha aperto nuovi orizzonti. La sua rivoluzione ha sconvolto anche le arti plastiche, é un ritorno alla natura attraverso lo studio dell’antico, di lontano s’erge Michelangelo”

(Planiscig, 1932, p. 45).

Le “Virtù” che decorano il mausoleo sono caratterizzate da moti instabili e continui e da panneggi mossi e increspati. Una intensa vitalità anima  pure i ritmi contrapposti dei due putti dalle forme arrotondate e energicamente pulsanti. Si osservi poi come la veste dell’effige ricade trascuratamente dal bordo del letto di morte, oppure la spontaneità con cui é stato colto il bambino che sale sulle spalle della “Carità”.

L’artista ha evidentemente cercato attraverso l’articolazione tridimensionale e le animate torsioni, di sottolineare l’esistenza fisica delle figure nello spazio. Dall’artista non vengono trascurate neppure le possibilità cromatiche insite nella materia plastica: si veda la “fluidità pittorica personalissima nel cader floscio dei panni rigonfi” dell’effigie (A. Venturi, 1935) o il trattamento dei sottili e lunghi panneggi, a volte aderenti a volte raccolti e rigonfi, e la fine modellazione dei capelli delle “Virtù”.

Questo gusto per il colore e per il movimento si riflette sulla struttura stessa del monumento decorato da marmi policromi di porfido e serpentino e animato da continui aggetti e rientri, curve, tondi e quadrati.

La contiguità ai modelli pittorici si fa ancor più avvertibile in Paolo Stella, un milanese che nelle figure allegoriche della tomba di Giovanni Bonzio si concentra sulla complessità costruttiva delle figure, sempre in movimento anche senza una stretta necessità iconografica, avvitate su se stesse o divaricate in sforbiciate degli arti come certe celebri figure del Concerto Campestre, del Giudizio di Salomone a Kingston Lacy.

(Ceriana, 2004, pp. 280-281)

Il mausoleo Bonzio nella tradizione veneta e italiana

La collocazione del sarcofago all’interno di un arcosolio (nicchia semicircolare) è rara nelle tombe veneziane. Esiste solo un precedente: la tomba di Vittore Capello della facciata della chiesa di Sant’Elena. 

Il monumento si colloca all’interno dell’antica tradizione pensile ma se ne distacca per la particolare articolazione architettonica. Nella prima metà del ‘500 la tipologia delle tombe pensili segue infatti, quasi sempre, uno schema ben preciso che deriva dai monumenti della fine del ‘400, come quello del Generale Jacopo Marcello ai Frari, realizzato nel suo insieme scultoreo e architettonico tra il 1484 e il 1493 da Giovanni Buora (Cfr. Munman, 1976, p. 41). Numerosi sono i monumenti veneziani del ‘500 che seguono questa tipologia : ai SS. Giovanni e Paolo ne troviamo solo un esempio, quello del Generale Girolamo Canal, realizzato da artista ignoto intorno al 1550.

Nel mausoleo Bonzio il sarcofago é invece collocato all’interno di un arcosolio. Questo motivo architettonico ha avuto sin dall’antichità un valore distintivo: esso veniva infatti usato nelle catacombe per seppellire i martiri e i membri più importanti della collettività cristiana (I. Herklotz, 1985). L’arcosolio tornò in epoca moderna ad essere molto diffuso nella Firenze della seconda metà del ‘400 e sembra sia stato proprio il fiorentino Niccolò di Giovanni ad utilizzarlo per la prima volta a Venezia, tra il 1467 e il 1468, nella tomba di Vittore Capello della facciata della chiesa di Sant’Elena (cfr. Markham Schulz, 1983, pp. 188-191 – cat. 24).

 

Niccolò di Giovanni Vittore Capello - Chiesa di Sant’Elena

Niccolò di Giovanni Vittore Capello – Chiesa di Sant’Elena

L’unico altro esempio cinquecentesco di arcosolio di cui ci é rimasta notizia é quello del monumento di Pietro Grimani, un tempo collocato sopra il portale della chiesa di Sant’Antonio di Castello e ora perduto; l’opera, di cui rimane ricordo in un acquarello, venne progettata nel 1516 ma realizzata soltanto negli anni ’40 su progetto di Jacopo Sansovino ( Boucher, pp. 369-370 – cat. 112) .

COME ARRIVARE … 
Mappa Google
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
  • 1684 – D. MARTINELLI, Il Ritratto di Venezia, Venezia;
  • 1785 – A. ZUCCHINI, Nuova Cronaca Veneta ossia descrizione di tutte le pubbliche architetture, Sculture e Pitture della Città di Venezia ed Isole circonvicine divisa in sei
    sestrieri, voli. II, Venezia;
  • 1835 – A. QUADRI, I due templi de’ SS. Giovanni e Paolo e di Santa Maria Gloriosa detta de’ Frari in Venezia, Venezia;
  • 1839 – A. DIEDO e F. ZANOTTO, I Monumenti cospicui di Venezia, Milano;
  • 1893 – P. PAOLETTI, L’architettura e la scultura del Rinascimento in Venezia, vol. II, Venezia;
  • 1913 – P. L. RAMBALDI, La Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo e la Cappella del Rosario in Venezia, Venezia;
  • 1921 – L. PLANISCIG, Venezianische Bildhauer der Renaissance, Wien;
  • 1926 – G. LORENZETTI, Venezia e il suo estuario, Milano;
  • 1931 – G. F0G0LARI, I Frari e i SS. Giovanni e Paolo a Venezia, (Il fiore dei musei e monumenti d’Italia, 14), Milano;
  • 1932 – L.PLANISCIG, Maffeo Olivieri, in “Dedalo”, XII;
  • 1935 – A.VENTURI, La scultura del Cinquecento, (Storia dell’Arte Italiana, X), pt. I, Milano;
  • 1964 – H. KOZAKIEWICZOWA, Jan Maria Padovano, Zycie i dzialaluosc we wloszech, in “Biuletin Historii Sztuki”, XXVI;
  • 1965 – F. ZAVA BOCCAZZI, La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo in Venezia, Padova;
  • 1970 – R. MUNMAN, Two Lost Venetian Statues, in “The Burlington Magazine”, CXLII;
  • 1971 – W. STEDMAN SHEARD, The Tomb of Doge Andrea Vendramin in Venice by Tullio Lombardo, Ph. d., Yale University;
  • 1976 – R.MUNMAN, Giovanni Buora: The “missing sculpture”, in “Arte Veneta”, XXX;
  • 1977 – P. MELLER, Tiziano e la Scultura, in Tiziano nel quarto centenario della sua morte 1576-1976, Venezia;
  • 1978 – A. MARKHAM SCHULZ, Niccolò di Giovanni Fiorentino and Venetian Sculpture of the Early Renaissance, New York;
  • 1983 – A. MARKHAM SCHULZ, Antonio Rizzo: sculptor and architect, Princeton;
  • 1985 – A. MARKHAM SCHULZ, Paolo Stella Milanese, in “Mitteilungen Des Kunsthistorischen Institutes in Florenz”, XXIX;
  • 1985 – I. HERKLOTZ, “Sepulcra” e “Monumenta” del Medioevo: studi sull’arte sepolcrale in Italia, Roma (Collana di Studi di Storia dell’Arte, V), pp. 15-36;
  • 1991 – B.BOUCHER, The Sculpture of Jacopo Sansovino, New Haven and London, II;
  • 1994 – A. MARKHAM SCHULZ, La scultura, (Parte III il Quattrocento – Capitolo V La scultura), in Storia di Venezia, Temi L’Arte, Vol. I, a cura di R. Pallucchini, Istituto della Encilopedia Italiana Treccani, Roma;
  • 1995 – A. MANNO – S. SPONZA, Basilica dei Santi Giovanni e Paolo arte e devozione, Venezia;
  • 1998 – A. MARKHAM SCHULZ, Mosca called Padovano: a Renaissance Sculptor in Italy and Poland, University Park Pennsylvania;
  • 2004 – M. CERIANA, La scultura veneziana al tempo di Giorgione, in Da Bellini a Veronese temi di Arte Veneta, a cura di G. Toscano e F. Valcanover, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Venezia;
  • 2013 – A. MARKHAM SCHULZ, Monumento funebre di Giovanni Battista Bonzio, in La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo Pantheon della Serenissima, a cura di Giuseppe Pavanello, Venezia.
Autore articolo: Alessandro Bullo
Autore articolo: Alessandro Bullo
 Alessandro Bullo è laureato in lettere con indirizzo artistico (Tesi di Laurea: “La scultura del XVI secolo nella Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo”), vive e lavora a Venezia. Due grandi passioni: VENEZIA, sua città natale, e il cinema NOIR americano

0 Comments

Trackbacks/Pingbacks

  1. Tintoretto - Le Metamorfosi del soffitto di San Paternian - […] dei Ss. Giovanni e Paolo a Venezia si trova il rinascimentale monumento funebre del senatore Giovanni Battista Bonzio. Secondo Krischel, il Tintoretto…

Share This