La Bauta e il sesso a Venezia

La Bauta e il sesso a Venezia

Vi starò in faccia e pur non mi vedrete,
E mi vedrete se starò distante,
E all’occhio ed al color conoscerete,
Che sempre copre il vero il mio sembiante;
E, se dell’arti mie vaghi voi siete,
Cangierò cento forme a voi davante,
E accostando i miei lumi agli occhi vostri,
Saprò cagionarvi ancor in belve, e in mostri.

Questo enigma è estratto da Enigmi da sciogliersi nelle conversazioni per divertire le dame raccolti da Pietro Roussel (Napoli, 1836, p. 17, enigma 41).  La sua origine è, però, molto più antica: accompagnava la scena di un acquarello settecentesco del Grevembroch, che rappresenta un’antica bottega di Mascareri.

Grevembroch, Bottega Mascareri

Grevembroch, Bottega Mascareri

L’Arte dei Mascareri era un “colonnello” (specializzazione) di quella dei “Depentori”. La Mariegola (un vero e proprio statuto) dei Mascareri è conservata nell’Archivio di Stato di Venezia e risale al 1436, quando, sotto il dogado del Foscari, la festa di Carnevale divenne un rito che si ripeteva ogni anno. A Venezia il Carnevale durava circa sei mesi e quindi ai Mascareri il lavoro non mancava. Le prime leggi della repubblica sulle maschere risalgono addirittura al 1268.

L’enigma si riferisce chiaramente alla MASCHERA, oggetto che permette di nascondere il proprio volto e di essere chiunque si voglia. A Venezia erano famose soprattutto due maschere: la Bauta e la Moretta. Esse erano le maschere perfette per una città come la Venezia del settecento, in cui arte, mistero e seduzione si sposavano a un bisogno incessante di sentirsi vivi. 

LA BAUTA

Nel Settecento la maschera più usata era la bauta, costituita da un tabarro (mantello nero), un tricorno, e la “larva”, una maschera bianca. La parola “larva” deriva dal latino e significa fantasma. Il successo di questa maschera è sicuramente legato alla sua semplicità e al fatto che permetteva di muoversi per Venezia senza essere riconosciuti: amanti, agenti segreti, spie, monache viziose uscite di nascosto dai conventi, personaggi politici in incognito, potevano muoversi liberamente e con discrezione.

La Bauta e il sesso per le calli …
Viene spesso ripetuto che la Bauta era usata tutto l’anno, proprio perché permetteva di nascondere la propria identità, tanto che era possibile mangiare e bere senza doverla togliere, mentre non viene mai ricordato che l’ampio tabarro permetteva agli amanti anche di fare sesso per strada, nascosti nell’ombra di una calle.
Grevembroch- Maschere in Bauta (1754

Grevembroch- Maschere in Bauta (1754

Pietro Gradenigo elogiò molto questa maschera e il suo ignoto inventore:

Bella cosa è la maschera inventata da colui che fece la prima bauta, perché questo rende ogni grado ed età di persone in comoda eguaglianza e non pone in suggezione niuno delli due sessi e tanto più che usandosi oggidì il tabarro nero e li volti bianchi, serve il tutto di economia e libertà di fare le sue spese, di tentare le proprie idee e colpa ne ha solo chi cambia il bene in male col medesimo mezzo.
LA MORETTA

Altra maschera veneziana famosa è la Moretta. Ancora più semplice della Bauta, è costituita da un ovale di velluto nero. Veniva indossata esclusivamente dalle donne. Il nome deriva dal suo colore nero, che faceva risaltare la carnagione bianca e i capelli delle veneziane, che amavano colorarli di rosso (il famoso rosso veneziano).  La cosa più curiosa è che la Moretta non ha la bocca e la donna la sorregge mordendo un bottone attaccato all’interno, così che le è impossibile parlare; è definita infatti maschera “muta”. Proveniva dalla Francia ma ebbe un grande successo a Venezia. Il fatto che la donna fosse costretta al silenzio creava un alone di mistero e si sa che l’eros si nutre sopratutto di esso.

La Moretta e la Bauta del Longhi, un’interpretazione tutta particolare di Anonimo Casanova … 
Pietro Longhi, Il Ridotto (1760)

Pietro Longhi, Il Ridotto (1760)

Nel dipinto del Longhi, sulla sinistra si possono vedere due dame che indossano la Moretta. Stanno fissando interessate la scena di seduzione tra le due Baute, che si sta svolgendo in primo piano: la ragazza sta facendo la finta ritrosa, ma sembra già che finirà tra le braccia (nel letto) dell’uomo. Deve però stare attenta a non fare troppo la difficile o a negarsi troppo; alle sue spalle le due Morette aspettano solo un segnale per soffiarle lo spasimante e una notte di sesso anonimo (a tre? e perché no?).