La Leggenda della fonte di San Sebastiano, nel convento della Santa Croce alla Giudecca

La Leggenda della fonte di San Sebastiano, nel convento della Santa Croce alla Giudecca

Si narra che nel 1464 la peste mietesse migliaia di vittime in città e che entrò anche nel monastero della Santa Croce della Giudecca, uccidendo quattro monache. Un giorno, la suora portinaia offrì a un cavaliere una tazza d’acqua. L’uomo, colpito dalla generosità della suora la esortò ad avere fede, perché da quel giorno nessuna monaca sarebbe più morta. Il cavaliere misterioso venne identificato con San Sebastiano (Protettore contro la peste) e la fonte di quell’acqua considerata miracolosa.

… mentre agonizzava attaccata dal male la quinta Monaca, comparve alle grate del Parlatorio un Giovane Cavaliere straniero, e dopo aver risaputa dalla Portinaia di nome Scolastica la cagione della di lei tristezza, le impose di riferire … che da quel punto in avvenire mai più avrebbe avuto ingresso ne’ loro Chiostri un sì funesto flagello. Chiesta indi, ed assaggiata una tazza d’ acqua , disparve … da quel punto più nel Monastero infettata alcuna dal male; e nell’anno 1576, allorché la pestilenza infieriva per tutta la città … il Monastero di Santa Croce ne restò totalmente illeso.

(F. Corner, Notizie storiche delle Chiese e Monasteri di Venezia, e di Torcello. Tratte dalle chiese veneziane, e torcellane illustrate da Flaminio Corner Senator veneziano, Padova, 1758, pp. 541-542)

Quando nel 1575 la peste tornò a mietere la popolazione di Venezia, centinaia di persone che credevano nella leggenda della fonte, si accalcarono davanti al monastero, chiedendo di poter bere l’acqua di San Sebastiano. Per dare la possibilità a tutti di abbeverarsi all’acqua miracolosa, venne persino abbattuto un muro e costruita una tubatura per pompare l’acqua dal pozzo verso l’esterno. Si narra, inolte, che “il pozzo detto di S. Sebastiano non si essiccò mai e spesso giungevano i contadini dalla terraferma, per attingere quell’acqua che veniva stimata mezzo efficacissimo per far guarire anche i bovini durante le epidemie” (F. Basaldella, Giudecca. Storia e testimonianze, Venezia, 1989, p. 348).

Il pozzo di S. Sebastiano si trova nel chiostro della Croce. Su uno dei lati è scolpita una grande croce.

Pozzo di San Sebastiano - Chiostro della Croce Isola della Giudecca

Pozzo di San Sebastiano – Chiostro della Croce Isola della Giudecca

Eufemia Giustiniani e la fonte miracolosa

La leggenda della fonte miracolosa del convento di Santa Croce è legata ad una mitica figura della storia della chiesa veneziana: Eufemia Giustiniani (1409 – 1487). Il 28 Giugno 1426, all’età di diciassette anni, Eufemia entrò nel monastero della Santa Croce alla Giudecca. Nel 1444 divenne badessa del convento. In seguito accaddero una serie di fatti, tramandati nei secoli e trasformati dal tempo in miracoli, che resero la badessa famosa. Durante la micidiale pestilenza del 1464,  Eufemia dimostrò il suo grande spirito cristiano, accudendo i malati di peste, sfidando la morte. Appare abbastanza chiaro come realtà storica e leggenda si siano con il tempo intrecciate: Eufemia e le suore del convento salvarono parecchie persone dalla peste e durante le cure usarono l’acqua del pozzo. Da ciò nacque la leggenda, intrisa di una profonda fede cristiana nei miracoli, in cui il miracolo della fonte del convento è collegata alla mitica figura di Eufemia Giutiniani.

Quanto sian state aggradevoli e care a Dio le attenzioni e fatiche della diletta sua Sposa lo dimostrò esso m questo tempo di castighi con un insigne miracolo . Erano di già passate agli eterni riposi, uccise dal micidial morbo le quattro suaccennate Monache, e già agonizzava la quinta tra le amorose braccia, ed il materno pianta della B, Eufemia; quando uno sconosciuto giovane, che al nobile vestito, e al portamento maestoso indicava essere un Cavaliere, bussò sollecitamente aduna chiusa finestra del Parlatorio di Santa Croce. Vi accorse prontamente certa Suor Scolastica che era la Portinaia e si sente dire dallo sconosciuto, oltre ad altre cose, che erano molto accette a Dio le opere di misericordia che esercitava la loro cara Madre, e che però stessero di buon animo, e si sottomettessero alle divine disposizioni gazione digiunassero in un Venerdì dell’anno in pane ed acqua in onore della Passione di Gesù Cristo , e del Martire San Sebastiano; e che di questo Santo Martire facessero ogni giorno da lì innanzi al Mattutino e al Vespero la Commemorazione; e che così facendo niuna di esse Religiose sarebbe morta di peste, né più mai in avvenire quell’orribile morbo penetrato sarebbe nei recinti di quel Monastero … Non erasi appena recata Suor Scolastica alle sue Sorelle col consolante annunzio, che nuovamente bussando alla finestra l’apparente Cavaliere, chiesele una tazza d’acqua del pozzo a quel chiostro vicino; e come glie la porse la Monaca, e ne assaggiò esso piccolo sorso, chiamandola per nome e percuotendo con la spada il pavimento, le soggiunse , che essa non meno che tutte le Religiose Sorelle avessero santa fiducia in Dio, perchè senza una tal confidanza non ne ridondano sopra i mortali i doni della divina na misericordia ; e così detto sparve. La verità innegabile di questo portentoso fatto accompagnata da prodigiose circostanze (come si può rilevare da una pergamena di quel tempo che conservasi nel Monastero di Santa Croce … determinò la B, Eufemia , e tutte le Religiose di Santa Croce a costantemente credere, che non mortale persona fosse lo sconosciuto Cavaliere , ma una vera e reale apparizione, del glorioso Martire San Sebastiano. 

(Memorie della vita della B. Eufemia Giustiniani Monaca Benedettina ed Abbadessa in Santa Croce della Giudecca, Venezia, 1788, pp. 33-35)

Un’antica pergamena, conservata nel convento della Croce, narra i particolari dell’avvenimento miracoloso con protagonista San Sebastiano. Il contenuto della pergamena è riportato in appendice alle “Memorie della vita della B. Eufemia …” (Venezia, 1788, pp. 100-103), in cui si specifica che la “relazione” fu tratta da un’antica pergamena scritta dalle monache al tempo della peste del 1464 “in caratteri semigottici, e messa in Cornice”.

Eufemia Giustiniani morì nel 1487 e fu sepolta nel cimitero del convento. Successivamente le sue spoglie furono trasferite all’interno della chiesa, così che i veneziani potessero venerarle. Ai resti della santa vennero attribuiti miracoli e grazie, tanto che il popolo continuava ad affluire devotamente nella chiesa. Il Patriarca Francesco Morosini (1644-1678) ordinò allora che il corpo di Sant’Eufemia venisse chiuso in una cassa che non poteva essere aperta senza il suo permesso.

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