Le teste di Santi della Sacrestia della Chiesa di San Moisè

Autore articolo: Alessandro Bullo

Le teste di Santi della Sacrestia della Chiesa di San Moisè

La sacrestia della chiesa di San Moisè, nel sestiere di San Marco, è una piccola sala ornata da dossali lignei e stucchi settecenteschi, poco conosciuta anche dai veneziani. Un’iscrizione collocata sopra la porta d’ingresso della sacrestia riporta la data 1709, anno in cui la sala fu inaugurata dal patriarca Pietro Barbarigo, ma i lavori di ristrutturazione furono iniziati nel 1704, anno attestato da un documento dell’archivio patriarcale di Venezia.

In data 21 dicembre 1704 il capitolo decide, infatti, di ampliare e ornare la sacrestia divenuta insufficiente alle necessità della chiesa; il pievano Andrea Tremignon promette durante lo stesso capitolo di far costruire un altare in detta sacrestia, tutto di pietra viva e a sue spese (cfr. Fossaluzza, 1997, p. 211, nota 64).

Successivamente, la sacrestia fu arricchita di un ciclo di dodici tele raffiguranti teste di santi, otto rettangolari e quattro ovali, collegate da stucchi dai motivi floreali. I nomi dei santi e gli autori delle piccole tele sono riportati nella precisa descrizione del Moschini del 1815:

“Ecco i nomi de’ pittori che eseguirono i quadretti di questa sagrestia: cominciando dal lato destro dell’altare, Francesco Maggiotto dipinse S. Pietro, Michelangelo Morlaiter i santi Carlo Borromeo e Vincenzo Ferreri, tra i quali Giambattista Canal dipinse San Giovanni Evangelista, Giuseppe Angeli fece e S. Giuseppe e Maria Vergine, tra i quali il prete Giambattista Tosolini dipinse altro quadretto; Antonio Marinetti vi fece i santi Antonio di Padova e Francesco di Paola, tra’ quali Vincenzo Guarana pose S. Marco; Michelangelo Morlaiter dipinse S. Matteo, e Saverio Dalla Rosa vi fece S. Paolo”

(Moschini, 1815, p. 522)

Denis Ton , nel suo preciso e illuminante articolo, dedicato alle teste dei santi della piccola sacrestia di San Moisè, ha corretto nel seguente modo le attribuzioni (2007):

  • Antonio Marinetti (1719-1796): San Francesco di Paola e Sant’Antonio.
  • Giuseppe Angeli  (Venezia, 1709 – Venezia, 1798): San Giuseppe.
  • Scuola o bottega del Piazzetta: San Giovanni Evangelista. Troppo lontano dallo stile del Canal.
  • Michelangelo Morlaiter (1729-1806): Carlo Borromeo e Vincenzo Ferreri. Il San Matteo è invece probabilmente di altra mano.
  • Vincenzo Guarana (1735-1815): San Marco.
  • Francesco Maggiotto (1738-1805): San Pietro. Definita da Ton “l’opera più infelice del ciclo”.
  • Giambattista Tosolini (1739-ante 1808): San Luca.
  • Saverio Dalla Rosa (1745-1821): San Paolo.
  • Francesco Zugno (1709-1787): Madonna addolorata.
Francesco Zugno, Madonna addolorata - Sacrestia San Moisè

Francesco Zugno, Madonna addolorata – Sacrestia San Moisè

Denis Ton data la decorazione delle teste dei santi tra la fine dell’ottavo e l’inizio del nono decennio del settecento, basandosi sullo stile delle opere, ma soprattutto su una prova documentaria: un’aggiunta manoscritta alla storia della chiesa del Coleti (1759), ad opera di un certo Pietro Pasini che, nella prima metà dell’Ottocento, ricorda come nel 1779, un certo Girolamo Pasinelli, avesse donato alla chiesa sei quadri raffiguranti immagini di santi di formato rettangolare.

Tra le dodici tele che si possono ancor oggi vedere in sacrestia sono evidentemente quelle di Marinetti, di Morlaiter, di Angeli e di Zugno stesso; ma non le due ai lati dell’altare, di Maggiotto e Saverio Dalla Rosa, che sono state donate dagli “alunni” della chiesa – vale a dire i chierici che svolgevano servizio in parrocchia ma non erano ancora entrati a far parte del capitolo – e nemmeno le tele ovali che invece furono messe in opera per iniziativa stessa del parroco Osvaldo Zeno. Poiché l’estensore della nota ricorda che l’iscrizione dedicata alla sorella di Pasinelli è del 1779 e Osvaldo Zeno diventa parroco di San Moisè solo nel 1776 non si andrà certo troppo lontani dal vero nel fissare entro questa ristretta forbice il momento ideale per collocare l’allestimento della serie, quando non si voglia cedere alla suggestione, peraltro più che plausibile, di datarla con precisione proprio a quel 1779 in cui, d’altronde, come già ricordato e segnalato poco oltre da Pasini nella sua Cronaca, veniva collocato l’altare dei Roccatagliata.

(Ton, 2009, p. 160)

Per una descrizione e un esame attento dei 12 quadretti, rimando all’articolo di Denis Ton. Ogni mia ulteriore aggiunta, non sarebbe che una mera ripetizione del suo prezioso articolo. 

COME ARRIVARE … 
Mappa Google
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
  • G. Moschini, Guida per la città di Venezia all’amico delle belle arti, Venezia 1815;
  • Il Forastiere istruito nelle cose più pregevoli e curiose, antiche e moderne della città di Venezia e delle isole circonvicine, Venezia 1822;
  • G. Fossaluzza, Antonio Arrigoni “pittore in istoria”, tra Molinari, Ricci, Balestra e Pittoni, in “Saggi e memorie di storia dell’arte”, XXI, 1997;
  • D. Ton, ‘Sacre’ teste di carattere: la serie di santi nella sagrestia di San Moisé e alcune aggiunte al catalogo di Francesco Zugno, in Le Arti a confronto con il sacro. Metodi di ricerca e nuove prospettive di indagine interdisciplinare, Atti delle Giornate di studio – Padova 31 maggio 1 giugno 2007, a cura di V. Cantone e S. Fumian, Padova, 2009

0 Comments

Trackbacks/Pingbacks

  1. Chiesa di San Moisè - […] La sacrestia è decorata da un ciclo di dodici tele raffiguranti teste di santi, otto rettangolari e quattro ovali,…