ORIGINE DI TORCELLO

Autore: Michele De Martin

ORIGINE DI TORCELLO

TORCELLO da Lio Piccolo al tramonto

TORCELLO da Lio Piccolo al tramonto (fotografia dell’autore)

 Nel precedente articolo, Torcello e la comunità torcellana, ho cercato di fare una breve sintesi, il più possibile esaustiva, della storia di questa magica isola e della sua civitas, sottolinenadone la vocazione verso il mare, la sua crescita e sviluppo in parallelo con Venezia, e la sua lenta ma inesorabile discesa verso il declino.

Le radici di questa civiltà affondano nel passato dove trovarono il loro nutrimento nella civiltà di Roma , nella X Regio Augustea Venetia et Histria”.

È un viaggio affascinante a ritroso nel tempo la cui realtà abbiamo ancora la possibilità  di poter toccare con mano, qui a Venezia, in molte pietre sparse per il centro storico. Eredità romana che i nostri predecessori hanno saputo reimpiegare tanto per costruire quanto per decorare questa città veramente unica.

Ed è proprio dalla X Regio , ed in particolar modo da Altinum, che furono prelevati e trasportati in laguna nella Venezia medievale, marmi, spolia lapidee e laterizie degli edifici di quel luogo, così da poterli reimpiegare nell’edilizia urbana.

Probabilmente non solo Altino fornì questi materiali ma anche altre città non distanti come Opitergium (Oderzo), Patavium (Padova) e Concordia, tutte collegate via fiume alla laguna veneta, vie d’acqua già utilizzate a loro volta dai romani.

RIUSO DEI MARMI ANTICHI IN GIRO PER VENEZIA

Sotto i nostri occhi, se vogliamo curiosare con maggior focalizzazione, abbiamo numerosissimi esemplari di marmo antico che possiamo vedere e “toccare” con mano. In particolar modo il marmo preconnesio (1) è stato quello maggiormente reimpiegato in città, un esempio ? le sei colonne del portale d’entrata della Basilica di San Giovanni e Paolo…e molti altri. Ad esempio nel campanile della chiesa di San Vidal, a Venezia, possiamo vedere l’iscrizione funeraria di Gneo Numerio Frontone.

Per quanto riguarda i reimpieghi di manufatti epigrafici riutilizzati nell’edilizia, e non solo, ne possiamo calcolare a tutt’oggi un numero probabilmente superiore alle 150 unità, senza contare quelle di cui siamo a conoscenza grazie alla tradizione manoscritta di ricopiatura eseguita da eruditi ed umanisti nel corso del XV e XVI secolo, ed oggi non  più fisicamente rintracciabili, e chissà quanto materiale attraverso i secoli è andato perduto per i più svariati motivi.

Tra questi esponenti del mondo della cultura del tempo i nomi più conosciuti sono quelli di Marin Sanudo , Aldo Manuzio il giovane, fra Giocondo da Verona e molti altri. Vi è anche un personaggio misterioso, nel senso che non se ne conosce l’identità, che ci ha lasciato in eredità un numero notevole di trascrizioni epigrafiche, una raccolta di ben 56 disegni di pietre presenti tra Venezia e la laguna nord. Quest’opera notevole è oggi custodita nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze e denominata cod. Redi 77.

Un’altra importante testimonianza la possiamo trovare anche in epoca post rinascimentale con il lavoro di Giovanni Antonio Astori, che era un grecista filosofo (1672-1743), che riprodusse 54 epigrafi greche e latine che tra il sei e settecento erano ancora visibili qui a Venezia.

In questo angolo della X Regio , nella romana Altinum, luogo che probabilmente pochi conoscono, ma che anticamente era una fiorente città,  possiamo identificare l’anello di congiunzione con i primi colonizzatori della laguna nord, laboriosa comunità, embrione della nostra civiltà millenaria

 

ALTINUM NELLA TABULA PEUTINGERIANA

Ad esempio nella Tabula Peutingeriana  (2) Altino è disegnata con i simboli (vignette) che stanno a codificare una città di notevoli dimensioni e importanza, e vista la tipologia di mappa, che è una mappatura romana di tutte le vie dell’ impero, sta a significare che era una città di rilevanza strategica.

Questo straordinario documento non è l’originale romano, bensì si tratta di una copia del XII-XIII secolo e deriva il proprio nome  dall’umanista germanico Konrad Peutinger (XV-XVI sec.) al quale apparteneva , oggi è patrimonio della Hofbibliothek di Vienna.

Se i cartografi romani identificarono questa città graficamente con due costruzioni affiancate (vedi foto), alla stregua della grande Pompei, non da meno furono le descrizioni del poeta latino Marco Valerio Marziale (I secolo) nei suoi “Epigrammi”, e quelle di Plinio il Vecchio  (I secolo) nella “Naturalis Historia” (articolata in 37 volumi), nonché le annotazioni di Lucio Giunio Moderato Columella (I secolo) nel “De re rustica” .

Tutti e tre fecero nei loro scritti degli espliciti ed interessantissimi accenni alla comunità che lavorava in questa zona , la cui produttività in campo ittico, e dell’allevamento ovino e bovino, aveva portato ad una prospera economia.

Tra le molteplici attività svolte vengono  citate la produzione della lana, l’allevamento delle vacche per il latte (3), e, oltre alla pesca, anche la coltivazione dei canestrelli, che sono dei molluschi dalla forma che ricorda un ventaglio, molto simili alle cape sante o coquilles Saint Jacques, solo un pò più piccole…e non resisto a dire che sono gustosissimi!

Marziale addirittura paragonò Altinum a Baiae (Baia, a Napoli) che era un luogo di mare alla moda dove amavano recarsi gli aristocratici romani:

“ Aemula Baianis Altino littoria villi […] “ ovvero “O lidi di Altino di tanta bellezza da emulare le ville di Baia”

 Per comprendere ulteriormente l’importanza commerciale di questi luoghi val la pena ricordare il seguente passo del “De re rustica” del Columella che parla dello sviluppato allevamento di pecore per prodotti alimentari e soprattutto per la lana:

“Generis eximii Calabras Apulasque et Milesias nostri extimabant earumque optimas Tarentinas. Nunc Gallicae pretiosiores habentur earunque praecipue Altinates, item quae circam Parmam et Mutinam Macris stabulantur campis“

(Un tempo, presso di noi, erano ritenute molto pregiate le pecore di Calabria, Apulia e Mileto e tra queste primeggiavano quelle di Taranto. Ai nostri giorni però valgono di più le razze della Gallia, tra le quali spiccano le pecore di Altino, come pure quelle che vivono nelle campagne di Macris, vicino a Parma e a Modena)

 Ma non solo il Columella ne parlò, per esempio ne dà notizia anche Marziale :

“Velleribus primis Apulia, Parma secundis nobilis, Altinum tertia laudat ovis“

(Prima per le sue lane l’Apulia, Parma seconda, terza per le sue pecore Altino)

All’inizio ho menzionato anche l’allevamento delle vacche da latte, mi pare quindi doveroso ricorrere nuovamente a Marziale che parla di una vacca da latte di razza particolare, dalle dimensioni medio-piccole, chiamata dagli abitanti “ceva” :

“Melius etiam in hos usus Altinae vaccae probantur, quas eius regionis incolae cevas appellant, lactis abundantes, propter quod remotis earum foetibus generosum pecus alienis educabatur uberibus”

(Anche in questi usi sono ritenute migliori le mucche di Altino, che gli abitanti di quella regione chiamano “ceva“. Esse sono piccole di statura, producono molto latte, perché, allontanate le madri che hanno partorito, il bestiame di buona razza è allevato col latte di altre mucche)

 

Ritornando invece all’itticoltura ed alla pesca, Plinio il Vecchio parla dei “pectines” di Altino “maximi et nigerrimi aestate laudatissimi , hi haute Mytilenis, Tyndaride, Salonis, Altini , Chia in insulta, Alexandriae in Aegypto” che con tutta probabilità erano i nostri “peoci” (cozze) “grossi e nerissimi in estate lodatissimi a Mitilene, Tindari, Solone, Altino, nell’isola di Chio, ad Alessandria d’Egitto”  (Naturalis Historia, 32, 150)

Insomma una testimonianza di una comunità decisamente viva in una città dalle dimensioni ragguardevoli e con una rete di  strade, canali e fiumi che ne garantivano il ricambio d’acqua. Se poi pensiamo alla via Claudia Augusta (prima metà I secolo d.C.) che collegava, il mare Adriatico con il Danubio, ci possiamo fare un’idea di quello che poteva essere il commercio in questa regione.

Una società ben strutturata che faceva affidamento per il mercato dei suoi prodotti ad un complesso stradale e fluviale decisamente ben organizzato, e che in qualche modo, soprattutto per le peculiarità legate al transito acqueo ed all’attività portuale, la rendeva un poco similare a quella che diverrà in seguito la nostra civiltà lagunare.

Per quanto riguarda le “strade d’acqua” , quanto è stato scritto nei testi antichi è stato confermato dagli studi di geomorfologia, infatti è stata accertata la presenza di  “fossae per transversum”  ovvero di canali realizzati artificialmente ed utilizzati per collegare trasversalmente i fiumi che fluivano in laguna, e nella zona di Altino scorrono il Sile, lo Zero, il Siloncello, il Dese e il canale Santa Maria.

Giusto per curiosità citerei,  anche se in altre regioni, le “fosse Marianae” in Gallia, ed in Germania le “fosse Drusiniae” o “Drusianae” nonchè le “fosse Corbulonsis” , opere idrauliche decisamente imponenti.

A tal riguardo abbiamo anche una testimonianza scritta, di tutto rispetto, nella “lettera ai tribuni marittimi veneziani” che Cassiodoro scrisse nel 537 , eccone uno stralcio:

“ […]Da lontano si può credere che vengano quasi portate (le barche, nda) attraverso i prati, quando capita di non vedere il loro canale. Trascinate dalle funi procedono, esse che si solito stanno legate alle gomene e, cambiata la situazione, gli uomini a piedi le aiutano ad avanzare. Gli uomini trascinano senza alcuna fatica le navi da trasporto e usano al posto delle pericolose vele il passo più sicuro dei marinai[…] ”

Un’altro rinvenimento che testimonia l’elevato grado di sviluppo di questo luogo che si affacciava alle acque lagunari, ci è stata fornito nel 2008  quando un gruppo di geomorfologi dell’ università di Padova fece delle importanti scoperte utilizzando fotografie aeree e satellitari all’infrarosso (rivista Science luglio 2009). Precisamente questo rilevamento fotografico venne fatto nella calda e secca estate del 2007 in modo tale che l’occasione fosse tra le più propizie. I rilievi fotografici permisero una visualizzazione molto dettagliata del suolo (o meglio del sottosuolo) e rivelarono la presenza di una architettura cittadina ben definita e decisamente sviluppata. Quello che l’osservazione attenta portò alla luce fu una struttura di una città di notevole estensione, più o meno delle dimensioni di Pompei, un insediamento quindi molto importante, infatti la zona era decisamente strategica per le vie di comunicazione verso il nord est, verso il ravennate e in direzione  del mare Adriatico per il tramite della laguna.

Un centro urbano con tanto di quartieri, di edifici, una via principale, la basilica , un teatro, il mercato e addirittura una anfiteatro  dalle dimensioni  di 150×110 metri, con una capienza che poteva raggiungere anche le 6.000 persone,  più o meno come l’ Arena di Verona, decisamente una cosa che non avrei mai potuto immaginare e che mi colpì molto. Vi erano mura , torri e porte d’acqua , la porta nord  mi pare fosse composta da due torrioni  di guardia ed un grande portone, era uno scalo fluviale il cui corso d’acqua credo desse accesso verso la laguna, anche perchè il livello del mare in quel periodo era più spinto verso l’entroterra rispetto ad oggi

Per vedere le foto all’ infrarosso e la relativa ricostruzione grafica del centro di Altinum invito a visitare il sito web science.sciencemag.org  (www.sciencemag.org/news/2009/07/ancient-roman-city-rises-again), vi sorprenderà !

PER VEDERE LA MAPPATURA DI ALTINUM DAL TELERILEVAMENTO vai al  sito web science.sciencemag.org

Al centro di questo notevole insediamento scorreva una via d’acqua che lo divideva in due e che presumibilmente era collegata con la laguna, e forse anche con i fiumi, già citati, che vi scorrevano vicini ovvero lo Zero, il Sile, il Siloncello, il Dese e il Santa Maria, utilizzando le “fossae per transversum”.

Un sistema utilissimo per il trasporto delle merci e di qualsiasi altro materiale che, unitamente alle vie di terra come ad esempio l’importante via Annia (131 a.C.), alla quale Altinum si collegava con la propria strada principale, rendevano quella zona un punto nevralgico di notevole importanza. La via Annia attraversava infatti il nord Italia toccando Adria, Padova, Altino, Concordia e Aquileia, tutti centri molto importanti.

ALTINUM, STRUTTURA DELLA CITTÀ (rielaborazione interpretata dall’autore, da disegno originale, con omaggio a Jacopo De Barbari)

Viste queste premesse vien quasi naturale pensare che per fuggire all’invasione di Unni e Avari, e poi dei Longobardi nel VII secolo, il luogo per gli abitanti più congeniale e naturale  fosse proprio identificato nelle terre emerse lagunari, oltre ovviamente alla specificità di sicurezza e protezione che questi luoghi fornivano per via della loro difficile accessibilità.

Venezia stessa beneficiò della laguna che la circondava  come fosse un grande  “muro” di cinta molto protettivo, la cui conoscenza specifica  permetteva di utilizzarlo al meglio tanto sotto il profilo della difesa quanto sotto il profilo dello sfruttamento economico.

Il riguardo e il rispetto nei confronti dell’eco sistema lagunare permise la sopravvivenza attraverso i secoli della nostra civiltà. La sua cura, il suo utilizzo intelligente gestito dai “magistrati alle acque” fu da sempre una delle attività più importanti dell’amministrazione pubblica proprio per la consapevolezza della sua vitale importanza per la Dominante.

Anche i recenti studi archeologici hanno potuto evidenziare che già in epoca romana la parte lagunare veniva utilizzata per le attività economiche legate alla pesca e alla produzione del sale.  I reperti archeologici ritrovati, a Torcello in particolare modo, hanno permesso di presupporre un’occupazione della laguna, forse anche in parte stabile, tra il I ed il II secolo dopo Cristo. Con certezza scientifica questi ritrovamenti di scavo sono stati datati al primo periodo dell’ impero, ma  addirittura potrebbero essere di pertinenza dell’ ultima età repubblicana. Possiamo quindi presumere che il passaggio degli altinati dalla terraferma alla laguna nord non deve essere stato improvviso ed immediato a causa delle invasioni. Quest’ultima fu decisamente la motivazione determinante ed incisiva, ma con tutta probabilità le basi erano già pronte per  l’inizio di un insediamento urbano stabile.

In pratica si trattò di un lento trasferimento iniziato per l’appunto già in età imperiale e dovuto proprio a quei cambiamenti socio economici strettamente dipendenti dall’economia legata alla citata produzione del sale e dell’itticoltura, attività fruttuose che comportarono anche investimenti economici che inevitabilmente condussero ad una diversificazione, seppur lenta, delle attività umane ed infrastrutturali verso la laguna.

CIVITAS TORCELLANA, Burano a sinistra e Torcello a destra  (fotografia dell’autore)

E fu proprio in quel periodo che la civiltà lagunare cominciò a radicarsi, crescere e svilupparsi, dando così origine alla Civitas Torcellana.  Una popolazione la cui vitalità ci è stata ben descritta dal tribuno Cassiodoro nella sua “lettera ai tribuni marittimi“ del 537 d.C (4).

Il tribuno sembra conoscesse bene questi luoghi e la loro popolazione , ne diede una descrizione decisamente idilliaca, ma che di sicuro una certa corrispondenza con la realtà deve averla avuta, un popolo da prendere ad esempio. Parla di uomini  che curano i propri limiti di territorio abitabile con perizia sottraendo al mare porzioni preziose di terra arginandola con “intrecci di rami flessibili”.  Ne descrive l’abitato, che pare galleggiare, con le imbarcazioni attraccate alle porte come in terraferma si tengono i cavalli. Parla della loro abilità di navigatori del mare e dei fiumi che vengono utilizzati quando il tempo inclemente rende difficile la via marina, in modo tale da non perdere mai un trasporto di merce preziosa. Parla della loro attività di pescatori e soprattutto dell’importantissima produzione del sale, vero e proprio oro bianco, moneta internazionale di scambio che tutti volevano perché materia indispensabile (5)

Uomini che sanno convivere gli uni con gli altri condividendo le stesse fatiche e le difficoltà della vita , uomini che vengono definiti “delle Venezie” a partire da Ravenna e dal Po fino ai limiti estremi delle lagune a nord est. 

Epigrafe 693 - Santa Maria Assunta - Torcello

Premesso ciò possiamo comprendere il perché di un’edificazione , in quello straordinario deserto d’acqua e paludi, di un’edifico sacro tanto grandioso ed imponente come la Cattedrale di Santa Maria Assunta fondata nel 639, fondazione descritta nella epigrafe che oggi si trova in una delle pareti a fianco dell’ altare maggiore

Epigrafe 693 - Santa Maria Assunta - Torcello

Epigrafe 693 – Santa Maria Assunta – Torcello

Questa di seguito è la copia grafica dell’ epigrafe del 693: 

[ IN N(OMINE) D(OMI) ] D(E)I N(OSTRI) IH (S) V XP(ISTI), IMP(ERANTE) D(OM)N(O) N(OSTRO) HERA||

[CLIO P(ER)P(ETVO)] AVGVS(TO), A[N](NO) XXVIIII IND(ICTIONE) XIII FACTA ||

[ EST ECCL(ESIA) S(ANC)]T(E) MARIE D(E)I GENET(RICIS) EX IVSS(IONE) PIO ET ||

[DEVOTO D(OM)]N(O) N(OSTRO) ISAACIO EXCELL(ENTISSIMO) EX(AR)C(HO) PATRICIO ET D(E)O VOL(ENTE) ||

[DEDICATA PR]O EIVUS MER[IT(IS)] ET [EI]VS EXERC(ITV). HEC FABR(ICA)T(A)ES[T] ||

[A FUNDAM(ENTIS) PER B(ENE) ] MERITVM M [A]VR[ICIV]M GLOR[I]OSVUM MAGISTROMIL(ITVUM) ||

[PROV(INCIE) VENETI]AR[VM] RESE[D]EN[T]EM IN HVNC LOCVM SVVM ||

[CONSECRANTE] S (ANC)T(O) ET [REV(ERENDISSIMO) MAVRO E]PISC(OPO) HVIVS ECCL(ESIE) F(E)L(I)T(ER).”

[ ] = lacuna; ( ) = abbreviazione

la cui traduzione è la seguente:

“Nel nome del Signor nostro Gesù Cristo, sotto l’imperio del signor nostro Eraclio perpetuo augusto, nell’ anno XXIX del regno, indizione XIII, fu edificata la chiesta di Santa Madre di Dio per ordine del pio e devoto nostro signore Isacco eccellentissimo esarca patrizio e per volere di Dio, e fu edificata a utile ricordo dei suoi meriti e del suo esercito.

Questa fu costruita dalle fondamenta per opera del benemerito Maurizio glorioso maestro dei militi, mentre risiedeva in questo luogo di sua proprietà, e felicemente consacrata dal santo e reverendissimo vescovo Mauro”

(Molin, 2008)

Una sacra costruzione  dedicata alla Madonna Theotokos, quella “Madre di Dio” sancita nel Concilio di Efeso nel 431 (6), Concilio che decretò l’anatema contro il patriarca di Costantinopoli Nestorio e che coinvolse tutti i vescovi che lo avevano appoggiato, sostenitori della Madonna Christokos, ovvero “Madre di Gesù”.

Una volta presa coscienza di questa antica compagine umana , ben articolata in una società organizzata in modo tale  da essere definita  dall’ Imperatore Costantino VII Porfirogenito, nel suo “De Administrando Imperio” del 927, unmega emporion”  (grande emporio di traffici e di lavoro), ovvero un grande emporio commerciale in riferimento alle ben radicate attività produttive, possiamo così  comprendere non solo la presenza della magnifica  cattedrale ma anche la composizione, nella sua controfacciata, del bellissimo Giudizio Universale, opera musiva di maestranze di scuola  veneto-bizantina, straordinario mosaico eseguito probabilmente anche con la partecipazione  di operai migrati da Bisanzio in seguito alla caduta della città in mano ai crociati il 12 aprile 1204 (7), opera che sarà oggetto,  anzi soggetto, del prossimo articolo.

 

NOTE  (per chi vuole spendere un altro poco di tempo)

 (1) TAVOLA PEUTINGERIANA, si tratta di uno straordinario documento conservato alla Hofbibliothek di Vienna (Vindobona) infatti è chiamata anche codex vindobonensis. È la mappatura stradale (itineraria) delle vie romane principali di tutto il mondo conosciuto, e in gran parte conquistato, da questi (Europa, Asia, Africa). Ha un’estensione straordinaria per un totale stimato circa di 200.000 km di strade con sviluppo grafico in orizzontale che ne deforma la reale geografia ma che nulla toglie alla resa dell’ itineraria. Manca solamente la parte occidentale e nord occidentale dell’impero , ovvero la penisola iberica e la Britannia, probabilmente andate perdute. Presumibilmente questa è una copia dell’originale (forse del III-IV sec. d.C) eseguita nel corso del XII-XIII secolo, e che tra alterne vicende è finita nel 1507 nelle mani del bibliotecario dell’imperatore Massimiliano I , Konrad Celtes, ed in seguito acquisita dall’erudito collezionista Konrad Peutinger cancelliere di Augsburg, da cui ha preso il nome definitivo con il quale è conosciuta. In origine era un rotolo di pergamena della lunghezza di 6,74 m. che nel corso del XIX secolo è stato scomposto, per poterlo meglio conservare, negli 11 segmenta  che erano tra loro cuciti e che formavano tutta la tavola.

I diversi colori utilizzati servivano ad identificare strade, confini, fiumi, laghi, mari , città , e addirittura stazioni di posta per il cambio dei cavalli, ed i centri termali tanto cari ai romani. Curiosa è anche la presenza di specifiche indicazioni di taverne, osterie e luoghi di ristoro, come ad esempio l’osteria “ad Ficum” (del fico), “ad Sandalum Herculis” (al Sandalo di Ercole), ed anche l’osteria “ad Duo Fratres” (dei Due Fratelli).

Insomma una vera e propria carta per viaggiare che evidentemente aveva anche lo scopo di poter rendere il percorso da fare il più possibile “organizzabile”, un qualcosa di simile, probabilmente, alle nostre cartine stradali che teniamo in camper.

 (2) MARMO PRECONNESIO (marmor preconnesium), è il marmo le cui cave si trovavano nell’isola chiamata Preconnesos che ora corrisponde all’isola turca di Marmara. Era anche chiamata in modo indifferenziato “marmo greco” soprattutto a Venezia, mentre a Roma ed in altri centri era denominato “marmo fetido” o “marmo cipolla”  a causa dell’odore cattivo e acre  che ne usciva durante la lavorazione per via dei composti solforati e dell’acido solfidrico.

 (3) Per pura curiosità ed informazione , forse non tutti sanno che le mucche si trovavano anche a Venezia, precisamente in alcune zone della Giudecca, anche in tempi relativamente recenti, fino all’immediato dopoguerra, e questo è un dato certo perché  mio padre mi ha sempre raccontato che da ragazzino andava a prendere il latte alla fattoria da Meni in una zona limitrofa a campo Marte, area verde allora piuttosto vasta…oggi non più tale.

(4) CASSIODORO  (Flavius Magnus Aurelius Cassiodorus) era il prefetto del re ostrogoto Vitige.

Politico e letterato , nacque a Squillace (Catanzaro) nel 490 circa e morì a Vivario (Vivarium , monastero da lui fondato nei pressi di Squillace) nel 580 circa. Era figlio di un alto funzionario di Teodorico, divenne questore nel 507, console nel 514, poi magister officiorum, quindi prefetto.

Vivarium era un monastero, fondato dal stesso Cassiodoro, dove si trascrivevano testi greci e latini per la biblioteca del santuario stesso , così come per la vendita, era probabilmente un vero e proprio centro di cultura. 

Traduzione in italiano della lettera di Cassiodoro ai Tribuni Marittimi Veneziani (537 d.C)

“Ai Tribuni dei marittimi, Senator, Prefetto Pretorio.

Con ordine già impartito, ho deciso che la produzione di vino e di olio d’Istria, della quale c’è una grande abbondanza quest’anno, venga trasportata con buon esito alla sede di Ravenna. Quindi voi, che possedete ai suoi confini numerose navi, con pari e cortese impegno provvedete a trasportare celermente ciò che quella (regione) è pronta a dare.

Entrambi i compiti hanno uguale importanza, dal momento che l’uno dissociato dall’altro non permette la realizzazione dello scopo. Siate quindi assai preparati a percorrere spazi vicini, voi che spesso percorrete spazi infiniti. Voi che navigate attraverso i mari della patria, in qualche modo correte qua e là per luoghi ospitali che vi appartengono.

Si aggiunge anche ai vostri vantaggi il fatto che per voi è accessibile un altro percorso tranquillo e sempre sicuro. Infatti, quando il mare non è navigabile a causa dell’infuriare dei venti, si apre a voi una via comodissima attraverso i fiumi. Le vostre navi non temono i venti violenti, toccano il terreno con grandissima facilità senza subire danni e non si rovinano, anche se urtano frequentemente.

Da lontano si può credere che vengano quasi portate attraverso i prati, quando capita di non vedere il loro canale. Trascinate dalle funi procedono, esse che si solito stanno legate alle gomene, e, cambiata la situazione, gli uomini a piedi le aiutano ad avanzare. Gli uomini trascinano senza alcuna fatica le navi da trasporto e usano al posto delle pericolose vele il passo più sicuro dei marinai.

Vale la pena di ricordare come sono le vostre abitazioni, che io ho visto. Le Venezie, famose un tempo e piene di nobiltà, confinano a sud con Ravenna e il Po, mentre ad oriente godono della bellezza del litorale ionico (1), dove l’alterno moto della marea ora copre d’acqua ora fa vedere l’aspetto dei campi.

Qui voi avete la vostra casa simile in qualche modo ai nidi degli uccelli acquatici. E infatti ora appare terrestre ora insulare, tanto che si potrebbe pensare che esse siano le Cicladi, dove improvvisamente si può scorgere l’aspetto dei luoghi trasformato.

In modo simile le abitazioni sembrano sparse per il mare attraverso distese molto ampie, ed esse non sono opera della natura, ma della cura degli uomini.

Infatti in quei luoghi la consistenza del suolo è resa più solida da intrecci di rami flessibili e non si esita ad opporre questa fragile difesa alle onde marine; ciò evidentemente quando la costa poco profonda non riesce a respingere la grandezza delle onde e queste restano senza forza perché non sono sostenute dall’aiuto della profondità.

Dunque vi è una sola cosa in abbondanza per gli abitanti, che si saziano di soli pesci. Lì la povertà convive con la ricchezza allo stesso modo. Un unico cibo sfama tutti, case simili ospitano tutti.

Non conoscono invidia per la casa e in questo modo chi ha meno evita il vizio al quale si sa che il mondo è soggetto.

Tutto il vostro impegno è rivolto alla produzione del sale: fate girare i rulli al posto dell’aratro e delle falci: da qui nasce ogni vostro guadagno dal momento che in ciò possedete anche le cose che non avete. Lì in qualche modo viene coniata una moneta che vi permette di vivere. Ogni flutto è al servizio della vostra arte. Qualcuno forse può non cercare l’oro, ma non c’è nessuno che non desideri avere il sale e giustamente, dal momento che ogni cibo che ha buon sapore lo deve a questo.

Perciò riparate diligentemente le navi che tenete legate alle pareti delle vostre case come animali, in modo che quando Laurenzio, uomo di grande esperienza, che è incaricato di procurare queste merci, vi darà l’ordine, vi affrettiate ad andare, senza ritardare le spese necessarie a causa di qualche difficoltà, voi che a seconda delle condizioni del tempo potete scegliervi la strada più adatta.

CASSIODORUS , Variarum libri XII,XII,24

(1) Cassiodoro scrive :

“confinano a sud con Ravenna e il Po, mentre a Oriente godono della bellezza del litorale ionico”

Nel periodo in cui viveva Cassiodoro il Mare Adriatico veniva considerato un  braccio del Mare Ionio

 (5) Il sale ha un’importanza estremamente rilevante già nelle più antiche civiltà , come ad esempio in quella sumerica, egizia e cinese, circa nel 3000 a.C., ed in quella ittita ed ebraica nel 2000 a.C., un vero e proprio “oro bianco”

(vedi il mio precedente articolo “Torcello Civitas Torcellana”)

 (6) CONCILIO DI EFESO, fu il terzo Concilio Ecumenico. Ebbe luogo in Asia Minore, a Efeso, nel 431, l’imperatore d’Oriente era Teodosio II (408-450). Nel corso del Concilio 200 vescovi circa si occuparono delle affermazioni del monaco Nestorio che era diventato Patriarca di Costantinopoli nel 428.

Due scuole ebbero modo di confrontarsi in relazione alla natura di Cristo, quella di Nestorio  (scuola Antiochena) che sosteneva che Cristo aveva due nature  ma non unite tra di loro nel vincolo ipostatico (unione della divinità e umanità di Cristo), mentre il suo oppositore , Cirillo di Alessandria, sosteneva la natura divina di Cristo.

Ovviamente , visto l’argomento, restava anche aperta la questione della madre di Gesù che i nestoriani sostenevano essere Christokos ovvero madre di Gesù-Uomo , mentre la parte contrapposta di Cirillo sosteneva, altrettanto ovviamente, la natura Theotokos di Maria, ovvero Madre di Dio. (vedi il mio articolo  “ MADONNA  CON BAMBINO DI FRA’ ANTONIO DA NEGROPONTE – SIMBOLOGIA DELLE IMMAGINI – PARTE TERZA – LA MADONNA E IL TRONO” )

Il Concilio decretò l’anatema su nestorianesimo coinvolgendo tutti gli ecclesiastici che avevano seguito Nestorio.

 (7) Abstract tratto da Andrew S. Keck (A Group of Italo-byzantine Ivories, Art Bulletin 12, 1930)

In relazione all’avorio che riproduce il mosaico della Cattedrale di Santa Maria Assunta, conservato al Victoria and Albert Museum di Londra, Keck fa riferimento alla possibilità di collaborazione tra artisti bizantini, migrati a Venezia dopo la caduta della città in mano ai crociati il 12 aprile 1204, e i mosaicisti veneziani.

 

BIBLIOGRAFIA

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LORENZO LAZZARINI, “Il reimpiego del marmo preconnesio a Venezia”, tratto da Pietre di Venezia spolia in se spolia in re, Ed. L’ Erma di Bretschneider, 2015

LORENZO CALVELLI, “Reimpieghi epigrafici datati da Venezia e dalla laguna di Venezia”, tratto da Pietre di Venezia spolia in se spolia in re, Ed. L’ Erma di Bretschneider, 2015

LORENZO CALVELLI, “Da Altino a Venezia”,  in M. Tirelli, Altino antico. Dai Veneti a Venezia, Ed. Marsilio, 2011

LE ORIGINI DI VENEZIA, sito web

SCIENCE , sito web science.sciencemag.org

STEFANIA QUILICI GIGLI, “Uomo acqua e paesaggio”, Ed. L’Erma di Bretschneider, 1997

Autore articolo: Michele De Martin
Nato a Venezia , più precisamente al Lido, un 9 aprile, diplomato al Liceo Scientifico G.B. Benedetti . Vivo in questa città unica da quel giorno, per mia fortuna, e ho dei meravigliosi ricordi di vita dalla fanciullezza, passando per l’adolescenza e la spensieratezza della giovinezza . E’ una città che vivo tutt’ ora con gioia e passione nonostante sia diventato flebile quell’ eco della antica civiltà che ancora si percepiva tra le antiche mura delle case, tra le calli, nei campi e campielli fino a non troppi anni fa. Amo le pietre, i marmi, l’ acqua, l’arte tutta, espressa in multiformi modi, di questo scrigno di tesori posato sull’ acqua, cresciuto ed arricchito per merito dell’ uomo. Questa città è una perla rara il cui guscio protettivo possiamo solamente essere noi.