Pietro Aretino, Giorgio Vasari e la rappresentazione della commedia La Talanta a Venezia

Autore articolo: Alessandro Bullo

Pietro Aretino, Giorgio Vasari e la rappresentazione della commedia La Talanta a Venezia

 

Informazioni essenziali

PIETRO ARETINO – poeta e scrittore

LUOGO DI NASCITA: Arezzo

DATA DI NASCITA: 20 aprile 1492

DATA DI MORTE: 21 ottobre 1556

LUOGO DI MORTE: Venezia

GIORGIO VASARI: scrittore, pittore, architetto e storico dell’arte

LUOGO DI NASCITA: Arezzo

DATA DI NASCITA: 30 luglio 1511

DATA DI MORTE: 27 giugno 1574

LUOGO DI MORTE: Firenze

La sera del martedì grasso, il 21 febbraio 1542, durante il carnevale, centinaia di persone appartenenti alla nobiltà veneziana si affollarono alle porte di un maestoso palazzo veneziano di Cannaregio, in occasione della messa in scena della Talanta, la nuova commedia del famoso Aretino. La commedia (tipica commedia dei travestimenti e degli inganni), divisa in cinque atti, era stata commissionata ad Aretino dalla Compagnia veneziana dei Sempiterni, una delle “Compagnie delle calze” più importanti della città lagunare.

Talanta, Commedia, Composta a petizione de i magnanimi Signori Sempiterni e recitata da le lorproprie Magnificentie con mirabil superbia di apparato …

Frontespizio Commedia La Talanta

Frontespizio Commedia La Talanta

La commedia fu allestita sontuosamente in un palazzo di proprietà della famiglia Gonnella, affittato per l’occasione dai Sempiterni. Le scenografie erano di Giorgio Vasari, che superò se stesso nel decorare il soffitto con quattro grandi quadri che raffiguravano la Notte, l’Aurora, il Giorno e la Sera, divisi da ventiquattro “tondi” con le ore del giorno. Il programma iconografico era di Pietro Aretino.

Vasari, con la collaborazione di Cristofano Gherardi e di Battista Cungi, riuscì in meno di tre mesi a dipingere circa quaranta tele, di cui le quattro del soffitto furono certamente quelle che colpirono di più la fantasia dei fortunati che furono invitati ad assistere alla commedia.

Queste opere, con i loro arditi e sorprendenti scorci dal sotto in su, le torsioni dei corpi, l’esagerata plasticità delle figure, influenzarono per anni gli artisti veneziani. Il giovane Vasari portava in laguna le novità della maniera di Michelangelo.

L’avvenimento teatrale della Talanta ebbe un tale successo che Vasari venne subito assunto dagli agostiniani, che gli commissionano delle grandi tele per il soffitto della chiesa di Santo Spirito. Subito dopo, il pittore toscano lavorò a Palazzo Corner-Spinelli per Giovanni Corner, dipingendo “un soffitto «di scorcio» destinato a fare epoca” (T. Pignatti – F. Valcanover, Tintoretto, Milano, 1985, p. 11), ora quasi completamente ricostruito presso le Gallerie dell’Accademia.

(…) il trentunenne pittore che già aveva lavorato ad allestimenti teatrali per i Medici, realizzava l’imponente programma iconografico, subito apprezzato, ammirato e invidiato. Che si confaceva perfettamente alla volontà di renovatio urbis avviata con il dogato di Andrea Gritti, e che vedeva una Venezia competere con Roma, recepirne l’eredità ideale, restituirne la grandezza e magnificenza. Le Virtù – la Giustizia, la Forza, la Prudenza – di cui tanto Venezia era orgogliosa, erano rappresentate in altrettante allegorie, con evidente riferimento a quel governo di terre e di mari, d’acque dolci e salate su cui Venezia dominava con equilibrio e istituzioni “sempiterne” come si volle sottolineare al termine della rappresentazione.

(R. Villa – G. C. F. Villa, Tintoretto, Milano, 2012, p. 26)

Vasari esalta il suo lavoro di scenografo per la Talanta di Aretino
“Dico che la stanza dove l’apparato si è fatto era grandissima, così la scena, cioè la prospettiva, figurata per Roma, dove era l’Arco di Settimio …  nella quale vi erano bellissimi palazzi, case, chiese, ed infinità di cose varie d’architettura dorica, ionica, corintia, toscana, salvatica e composita, e un sole che, camminando mentre si recitava, faceva un grandissimo lume, per avere avuto comodità di fare palle di vetro grandissime … L’invenzione fu questa. Era il cielo di tutta la stanza fatto di legname intagliato, e spartito in quattro grandissimi quadri, con quattro storie grandi; in una era la Notte, nell’altra l’Aurora, nell’altra il Giorno, e nell’ultima era la Sera. In quella della Notte era un Endimione che dormiva, e l’amor suo con esso, e i nottoli, i pappagalli e i civettoni tiravano il carro, che era bellissimo, con alquante streghe dreto, con visioni, e sogni, e il carro lutto stellato, e una Diana con una luna in fronte, e una cornucopia sotto, rivolta in panni dal mezzo in giù: e questo quadro era colorito a olio, con figure e ornamenti di legnami attorno; ed aveva ciascuno quadro sci Ore attorno, finte certe femmine con ali in capo in varie attitudini, e per contrassegno avevano il numero in uno scudo di quante ell’erano. Nel quadro dell’Aurora, che era il secondo, era una femmina mezza nuda vestita di cangiante rosso e azzurro, la quale aveva i crini d’oro e l’acconciatura di pure assai rose, la quale un Tritone teneva abbracciata e non voleva che ella si partisse. Intanto i galli tiravano il carro, e l’aria fiammeggiante di rosso, si vedeva purificare … Il terzo era Mezzogiorno, nel quale era figurato un Fetonte che, abbandonato il freno, cadeva; con furia i cavalli sbaragliandosi per aria si vedeva il carro sotto sopra col Sole che abbruciava l’aria, che con la veduta al di sotto in su pareva che rovinasse addosso alle genti … Al quarto quadro del cielo, che era vicino alla prospettiva, eravi drento la Sera, che Icaro imparando da Dedalo suo padre a volare, mosso dalla troppa voglia, non gli volendo ubbidire, accostatosi verso i raggi del sole gli erano strutte l’ali, cadendo all’ ingiù, mostrava che importa qualche volta fare a modo di chi più sa … Fra i quattro quadri, come io dissi, vi erano figurate l’Ore, le quali il Tempo in un quadro spartiva in ventiquattro, delle quali ciascuna aveva segnato l’ore ch’ell’erano, con una acconciatura per ciascuna in capo d’ali e tempi da oriuoli di più sorte variati, declinando il tempo che in capo avevano, talché la duodecima lo abbracciava con ispirazione d’esser consumato.

(G. Vasari, XXXI lettera – Al magnifico m. Ottaviano de’ Medici. Descrizione dell’ apparato de’ Sempiterni, fatto in Venezia nel recitare la commedia di Pietro Aretino intitolata la Talanta, in Le opere di Giorgio Vasari, Vol. VIII, Firenze, 1882, pp. 284-285)

Pietro Selvatico racconta in modo un pò diverso e sicuramente meno pomposo quanto accadde a Venezia quella fatidica sera di carnevale del 1542, sottolineando come i due amici toscani fossero più forniti di furbizia che di doti letterarie e pittoriche. 

(…) da lui (Vasari) si riprometteva più splendido l’effetto per la commedia che avea impegno di preparare, perché ben sapeva il furbo, come le commedie, e sulle scene teatrali e su quella più ampia del mondo, debbano, il più delle volte, la fortuna dei plausi alla pomposità degli apparati fra cui si rappresentano. Concertato fra que’ due le storie e le decorazioni di cui dovea esser fregiata la sala, Giorgio si dette subito ad approntare per le une e per le altre i disegni e i cartoni con quella frettolosa ed irriflessiva operosità, che non potea trovar suffragi se non in un tempo nel quale, il far presto cominciava ad esser pregiato molto più che il far bene. Avvedutosi perô che il lavoro, per quanto tirato via alla carlona e di mera pratica, fosse superiore alla potenza di un solo uomo, scrisse tosto a’ suoi due allievi Cristoforo Gherardi e Battista Cungi, affinchè venissero tosto ad aiutarlo;

(P. Selvatico, L’arte nella vita degli artisti, Firenze, 1870, pp. 226-227)

 

Note finali 

Il palazzo dove fu messa in scena la commedia dell’Aretino non è stato identificato. Della grande scenografia eseguita dal Vasari rimangono solo alcuni disegni preparatori dispersi in varie raccolte. Per l’individuazione della sala in cui fu recitata la Talanta, si veda quanto scritto da A. Foscari nel suo articolo “L’allestimento teatrale del Vasari per i Sempiterni (1542)” (in Architettura e Utopia nella Venezia del Cinquecento, Venezia 1980).

Autore articolo: Alessandro Bullo
Autore articolo: Alessandro Bullo
 Alessandro Bullo è laureato in lettere con indirizzo artistico (Tesi di Laurea: “La scultura del XVI secolo nella Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo”), vive e lavora a Venezia. Due grandi passioni: VENEZIA, sua città natale, e il cinema NOIR americano

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