Pietro Longhi La caccia in laguna

Autore: Roberto Camatti

Pietro Longhi La caccia in laguna

Autore: Pietro Longhi (Venezia, 1701 – 1785)

Titolo: La caccia in laguna

Collocazione: Museo della Fondazione Querini Stampalia

Dimensioni: cm. 57×74

Tecnica: olio su tela.

Datazione: 1760

Longhi, Caccia in laguna, Querini Stampalia

Longhi, Caccia in laguna, Querini Stampalia

Il dipinto, anche noto come Caccia all’anitra (Pignatti 1968, p. 107) e come Caccia allo smergo (AA.VV.,1995, pag. 86), concepito in pendant con La caccia alla lepre, è stato commissionato al Longhi da Gregorio Barbarigo e dalla moglie Caterina Sagredo, per essere collocato nel salotto del mezzanino di palazzo Barbarigo a Santa Maria Zobenigo.

La caccia in laguna, come le altre tele longhiane di proprietà dei Barbarigo, passò prima ai Michiel, da questi ai Martinengo ed infine, nel 1896 ai Donà delle Rose. Nel 1934 è stato acquistato da un consorzio costituito tra la Fondazione Querini Stampalia, l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, la Cassa di Risparmio di Venezia e il Banco San Marco e da allora è esposto al Museo della Fondazione Querini Stampalia.

Nel 1960 il dipinto è stato rifoderato, reintelaiato e ripulito. Un disegno preparatorio è conservato al museo Correr di Venezia. La datazione del dipinto proposta dal Pignatti all’inizio del settimo decennio non trova discrepanze con lo stile del disegno preparatorio.

Si trova pure al museo Correr un altro disegno preparatorio per una replica del dipinto, di dimensioni cm. 44 x 63,5 e con notevoli varianti rispetto al prototipo, di proprietà di un collezionista milanese. Il Pignatti sottolinea che la grafia minuta, accurata nei riflessi, che caratterizza la tela della collezione privata milanese è tipica delle opere longhiane del periodo tra il 1755 ed il 1765 e che si tratta di una versione molto più vivace e pungente di quella esposta al Museo della Fondazione Querini Stampalia. (Pignatti, 1975, pag. s.n.)

Descrizione

Il paesaggio è sommariamente definito da un litorale articolato con una profilatura elementare di case che, separando il cielo dall’acqua, segna la linea dell’orizzonte. A sinistra si intravedono una bocca di porto ed una barca a vela.

Al centro della tela è rappresentata una barca veloce chiamata “ballottina”, condotta da quattro rematori, con a prua un nobile, in elegante tenuta da caccia con giubba rossa. L’acqua, divisa in due toni di colore dalla barca, è immobile: emerge solo dalla superficie la testa di uno smergo.

Il protagonista, con arco e “balotta” in mano, ossia una pallina di terracotta, con il cestino dei proiettili accanto al cuscino che viene usato per mirare in ginocchio, si appresta a tirare ai volatili. Questa caccia, piuttosto singolare ed ancora in uso nel Settecento, era molto amata dalla gioventù patrizia veneziana. L’abilità del cacciatore è confermata dalla presenza di smerghi, già catturati, posati sui trasti della barca. Infatti lo smergo era tra tutti gli uccelli della laguna veneta quello più difficile da cacciare perché, anche se colpito da una “balotta”, riusciva a nuotare a lungo sott’acqua.

Per il Lorenzetti ed il Planiscig il nobile ritratto è un componente della famiglia Barbarigo. Secondo Adriano Drigo il patrizio  ritratto ne La Caccia in laguna, il quale di qualche anno più anziano  appare come  protagonista ne L’arrivo del signore,  sembra  poter  essere Gregorio Barbarigo, il committente della serie la Caccia in valle. Quest’ultima ipotesi  trova conferma nell’apparente età di Gregorio Barbarigo il quale, nato nel 1709, sembra trovarsi sui quarantacinque anni ne La caccia in laguna, mentre dimostra di aver superato la cinquantina ne L’arrivo del signore. (AA.VV., 1993, pag. 190)

Stile e qualità pittorica

La scena di questo dipinto è giustamente famosa per il modo incisivo con cui il Longhi è riuscito a definire i caratteri dei personaggi e a rappresentare l’atmosfera della laguna veneta in quel momento particolare del giorno, tra l’alba e l’aurora, che si contraddistingue per l’indeterminatezza della luce. L’atmosfera immagata di una laguna invernale grazie alla scelta di “un lento ritmo compositivo, intessuto di scarti impercettibili (…) dove la rappresentazione assume nella dilatata atmosfera del verde-azzurro dorato dell’acqua e dell’aria l’icasticità di una presentazione” (Mazzariol, 1992, pag. 178) è ben resa dalla straordinaria sensibilità dell’artista.

ATMOSFERA INDEFINITA … LAGUNA FANTASTICA …
Anche se la caratteristica incapacità di Pietro Longhi a esprimere i valori di un paesaggio si palesa anche in questa tela, il profilo del litorale all’orizzonte con l’accenno ad un paese, delineato in modo elementare, rende ulteriormente indefinita l’atmosfera dell’opera. Secondo il Dazzi ed il Merkel il pittore si ispira al Guardi per rendere quella sospensione d’umidità mattutina sulla laguna fantastica. (Dazzi – Merkel, 1979, pag. 92). E’ interessante inoltre notare che la pittura tutta sfumata, fatta di riflessi e di nebbie evaporanti, è invece preparata con un disegno a tratti marcati, arricchito da molteplici tocchi di gessetto bianco, risultato di movimenti rapidi e sicuri. L’energia sprigionata dai tratti grafici del disegno preparatorio è vivificata nella complessa stesura pittorica.

Come osserva il Pignatti acutamente:

“Pietro Longhi si presenta come un « grafico » autentico, e proprio in ciò differisce dai veneziani, che, anche quando come il Tiepolo o il Piazzetta – disegnano abbondantemente, restano sempre dei pittori che hanno adottato una tecnica diversa. Il Longhi, invece, « scrive », annota pazientemente, costruisce la figura per elementi compositi, la analizza nel dettaglio; e tutto ciò non solamente per meglio preparare la pittura, ma soprattutto per approfondire la conquista di quella realtà che lo affascina”.

(Pignatti, 1975, pag. s.n.)

Ironia e schiettezza popolana ….
In particolare è evidente l’impegno da parte del Longhi nella scelta cromatica e nell’analisi psicologica delle figure. Il colore spento degli abiti dei barcaioli e la loro abbronzatura contrastano con il rosso della velada ed il roseo incarnato del patrizio. La maestria del pittore emerge nell’atteggiamento e nell’espressione dei personaggi: incerto ed incantato quello del signore che ha scoccato la “balotta”, serio e pronto quello dei rematori sorpresi nell’atto di valutare la precisione del tiro del padrone. Il Longhi superò se stesso nel rendere con sottilissima ironia la schiettezza popolana dei barcaioli accanto al nobile svanito, quasi a rimarcare tutta l’abissale distanza dei patrizi dal popolo dei contadini e della gente di valle. Il pittore giunge perfino ad un umorismo marcato nella tela rispetto al disegno preparatorio facendo sporgere dalla superficie dell’acqua la testolina di uno smergo.

Lo Sgarbi sottolinea che:

“L’aria rarefatta dell’alba nella Caccia all’anatra in laguna ci fa leggere una certezza e una convinzione nei volti del signore e dei suoi barcaiuoli, ognuno con la sua autonomia di individuo, senza ombra di classismo, quale non troveremo mai nei galanti senza faccia del sublime Watteau e neppure nei programmatici contadini, “assolutamente” autentici del Ceruti”.

(Sgarbi, 1982, pag. 15).

Dipinti come questo documentano quanta importanza abbia per il Longhi l’osservazione sociale ritenendola un elemento sostanziale della propria poetica senza per questo rifuggire dalla contemplazione.

BIBLIOGRAFIA
  • AA.VV., Catalogo della Pinacoteca della Fondazione Scientifica Querini Stampalia, a cura di Manlio Dazzi e Ettore Merkel, Vicenza 1979
  • AA.VV., Disegni antichi del Museo Correr di Venezia, a cura di Terisio Pignatti, IV, Venezia, 1987
  • AA.VV., Pietro Longhi, a cura di Adriano Mariuz, Giuseppe Pavanello, Giandomenico Romanelli, Milano, 1993
  • AA.VV., Pietro Longhi. Gabriel Bella. Scene di Vita Veneziana, a cura di Giorgio Busetto, Milano, 1995
  • Lorenzetti Giulio, Planiscig Leo, La collezione dei conti Donà dalle Rose a Venezia, Firenze, 1934
  • Martini Egidio, La pittura veneziana del Settecento, Venezia, 1964;
  • Mazzariol Giuseppe, Longhi. Canaletto. Guardi. Tre maestri delle piccole occasioni in Lo spazio dell’arte. Scritti critici 1954-1989, a cura di Chiara Bertola, Marta Mazza, Margherita Petranzan, Paese (Treviso), 1992
  • Pallucchini Rodolfo, La pittura veneziana del Settecento, Venezia-Roma, 1960
  • Pignatti Terisio, Pietro Longhi, Venezia, 1968
  • Pignatti Terisio, L’opera completa di Pietro Longhi, Milano 1974
  • Pignatti Terisio, Pietro Longhi: dal disegno alla pittura, catalogo della mostra, Venezia, 1975
  • Sgarbi Vittorio, Pietro Longhi. I dipinti di Palazzo Leoni Montanari, Milano, 1982
Autore articolo: Roberto Camatti
Autore articolo: Roberto Camatti

Roberto Camatti, laureato in economia e commercio, è l’ideatore e il direttore del sito www.venicecafe.it. E’ appassionato di curiosità veneziane e d’arte contemporanea. Vive e lavora a Venezia.