Scuola di San Giorgio degli Schiavoni

Autore articolo: Nicoletta Colasante

Scuola di San Giorgio degli Schiavoni

Lasciamo i soliti itinerari affollati di turisti per intraprendere un percorso più nascosto: nel sestiere di castello, dopo aver oltrepassato il campo San Lorenzo e svoltato a destra per raggiungere la fondamenta dei Furlani e attraversato il ponte de la Comenda, ci troviamo davanti alla scuola di San Giorgio degli Schiavoni. Questa piccolo edificio, che John Ruskin definì uno degli angoli più incantevoli del Rinascimento italiano, è uno dei luoghi più rappresentativi della Venezia di un tempo.

Qui si respira l’atmosfera e la storia della Serenissima Repubblica più che in altri luoghi o edifici meglio noti e visitati infinite volte, ma snaturati nel tempo, perché depredati delle opere che conservavano al loro interno, o perché adibiti a funzioni diverse dalla originaria.

La scuola, infatti, costituisce un fortunato esempio di confraternita che in seguito alla caduta della Serenissima sopravvisse alla dominazione francese: la deroga al decreto napoleonico del 1807 sull’abolizione di tutti gli istituti religiosi e l’avocazione delle loro opere d’arte le consentì di mantenere intatto il suo patrimonio artistico.

Si tratta di una delle tante scuole minori di devozione arti e mestieri di Venezia, che insieme alle sei Scuole Grandi costituivano istituzioni importanti fondate da confraternite laiche che di fatto venivano a svolgere funzioni socio-politiche e garantivano il mantenimento del consenso istituzionale.

 

Scuola di San Giorgio degli Schiavoni - Facciata

Scuola di San Giorgio degli Schiavoni – Facciata (Foto di Nicoletta Colasante)

Queste istituzioni, a partire dalla loro nascita fino alla loro soppressione in seguito all’invasione delle truppe francesi e al riassetto della società veneziana, ci dicono molto dell’aspetto storico, politico e sociale oltre che artistico della Serenissima.

Costituitesi come confraternite di devozione e formate da persone accomunate per mestiere o provenienza geografica, esercitavano reciproca assistenza e offrivano aiuti e carità ai bisognosi. Ognuna di esse eleggeva un santo protettore e sceglieva un luogo dove riunirsi per l’esercizio del culto e delle proprie funzioni. Il termine scuola indica sia la figura giuridica che la sede.

La Mariegola e la gerarchia delle Scuole

L’istituzione di una scuola prevedeva un iter ben preciso: i confratelli presentavano richiesta al Consiglio dei Dieci affinché venisse approvata la MARIEGOLA. Dal latino “Mater Regula”, ovvero Regola Madre, il documento principale contenente le disposizioni a cui dovevano attenersi i confratelli”

A governare la Scuola oltre alle regole che imponevano assistenza materiale e spirituale verso i più deboli c’era una rigida gerarchia al vertice della quale si trovava il Castaldo, seguivano il Vicario, due Bancali che formavano il Consiglio o Banca, il Massaro, o tesoriere, i due Sindaci, lo Scrivano, l’Esattore, infine uno o più Tassatori per la ripartizione degli aggravi. Queste congregazioni accoglievano i bisognosi, offrendo aiuto a poveri vedove e diseredati e offrivano lavoro; in cambio le loro istanze venivano prese in considerazione dai rappresentanti governativi della Serenissima. In un certo senso queste confraternite attraverso la mutua assistenza e la protezione nei confronti dei più poveri anticipavano forme di welfare degli stati moderni. Questo aspetto originale della vita civile e religiosa di Venezia fu esempio di buon governo e di ingegno, dal momento che alcune direttive dello Stato erano comuni alla maggior parte delle scuole; inoltre le Magistrature che controllavano i sodalizi esercitavano in tal modo stretta viglianza sull’attività dei confratelli.

Si potevano distinguere “S.Maria della Carità (fondata nel 1260), S.Giovanni Evangelista (fondata nel 1261), S.Maria in Valverde, detta poi della Misericordia (fondata nel 1261), S.Marco (fondata nel 1260), S.Rocco (fondata nel 1478), S.Teodoro (fondata nel 1250) e S. Maria del Carmelo, detta dei Carmini (fondata nel  1594 e riconosciuta scuola grande nel 1767)”sei scuole Grandi, di carattere devozionale alle quali potevano aderire i patrizi, chiamate anche Scuole dei battuti per la pratica della flagellazione diffusa dal movimento dei flagellanti di Ranieri Fasani, tra il 1260 e il 1261, e più di duecento scuole minori ( Marin Sanudo nei suoi Diarii del 1501 ne conta 210), formate da persone accomunate per mestiere o provenienza. E la Scuola di San Giorgio degli Schiavoni fa parte di quest’ultime.

La scuola di San Giorgio degli Schiavoni nacque per difendere i diritti dei Dalmati immigrati a Venezia, gli Schiavoni, reduci dalle lunghe imprese di guerra e rivestì un ruolo importantissimo nel commercio e nella guerra contro i Turchi

Chi erano gli Schiavoni … 
Gli schiavoni, gli abitanti della Slavonia che in greco erano detti “Sclavos”, erano i dalmati immigrati a Venezia. Arruolati nella flotta veneziana prima come i fanti da mar  e impiegati come truppe da sbarco, passarono anche al servizio in terraferma presidiando fortezze e citta’. La loro presenza a Venezia si fece più frequente dopo che la Dalmazia passò nel 1420 sotto il dominio della Serenissima

Non e’ escluso una certa valenza razzista nel termine “sciavon” (slavo), tuttora presente nella toponomastica veneziana, basti pensare alla riva degli schiavoni, dove approdavano con le loro navi mercantili e avevano anche i loro stand commerciali, e forse anche questo contribuì a una maggior solidarietà tra gli immigrati

L’edificio della Scuola

L’edificio, in origine ospitato nell’ospedale di Santa Caterina e individuato dal Perocco nella pianta di Jacopo de’ Barberi del 1500 in quel fabbricato al medesimo posto dove si trova ora, a fianco della chiesa di San Giovanni del Tempio, in calle dei Furlani, presentava una struttura simile a quella di altre scuole, con tetto spiovente e un’apertura al centro, due finestre laterali e altre due grandi in basso dalla quale venivano donate le elemosine.

Nel 1551 fu commissionata la ristrutturazione della facciata in pietra d’Istria al proto Giovanni de Zan, allievo del Sansovino. In quell’occasione il soffitto del pian terreno venne rialzato e i dipinti di Carpaccio, eseguiti tra il 1502 e il 1508,  furono spostati dal piano superiore a quello di sotto.

La facciata si presenta con una struttura semplice, secondo il gusto veneto, e al centro tra le due cornici si collocano due rilievi adiacenti.

Quello superiore rappresenta la Madonna con Gesù e san Giovanni che presenta un confratello a Santa Caterina d’Alessandria ed è di autore ignoto. Quest’opera di stile gotico, probabilmente eseguita nel XIV secolo fu posta a ricordo dell’Ospedale di Santa Caterina.

Quello di sotto con San Giorgio che affronta il drago, del 1552, è opera di Pietro Grazioli , meglio conosciuto col nome di Pietro da Salò, lo scultore del celeberrimo Gobbo di Rialto di campo San Giacometo.

 

ALtorilievo Scuola degli Schiavoni - VeneziaAltorilievo Scuola degli Schiavoni – Venezia

 

Le vicende della Scuola

Fin dalla sua fondazione questa piccola scuola giocò un ruolo importantissimo. In essa erano strettamente intrecciati orgoglio nazionale e di mestiere, devozione e ruolo politico.

  • Il 24 marzo 1451 il Consiglio dei Dieci approva la supplica degli appartenenti alla Nation Dalmata di fondare la scuola sotto la protezione dei Santi Giorgio e Trifone, e di riunirsi nella chiesa di San Giovanni del Tempio dell’ordine Gerosolimitano.
  • Nel 1455 vengono sancite le prime norme costitutive: la Scuola avrà diritto ad avere un altare nella chiesa di San Giovanni del Tempio e un locale dove riunirsi, nell’antico ospedale di Santa Caterina.
  • L’indulgenza concessa nel 1464 dal Cardinal Bessarione e quella successiva del 1481 da papa Sisto IV, riconoscente per l’aiuto che offrì la confraternita raccogliendo mezzi per la difesa contro i Turchi, non lasciano dubbi su quale fosse il principale assillo della Repubblica dalla caduta di Costantinopoli nel 1453: il problema orientale, che peraltro assunse contorni drammatici dopo la battaglia di Lepanto nel 1571.
  • Il 1502 segna un anno importantissimo per la scuola per due importanti eventi: la donazione alla confraternita della reliquia di San Giorgio da parte di Paolo Vallaresso, allora provveditore della Repubblica a Corone e Modone, che ricevette la reliquia dal Patriarca di Gerusalemme”.
  • Negli anni successivi va ricordato che la Dalmazia fornì sempre valido appoggio ai Veneziani fino alla caduta della Serenissima del 1797 e a nulla servì la loro strenua difesa contro l’esercito francese.
  • Il 1806 il Guardian Grande della Scuola rivolse supplica al principe Eugenio Bonaparte perché venisse risparmiata alla Scuola la sorte delle altre istituzioni religiose. E ciò le fu concesso considerato il carattere di spicco che la distingueva dalle altre confraternite per il ruolo strategico nel conflitto orientale e anche in virtù del fatto che essa godeva di un’autonomia economica, potendo contare sulle proprie rendite
  • Il direttore del Demanio nel 1807 assicurò alla scuola la sua funzione e le proprietà di tutti i suoi beni fino ai giorni nostri.

 

San Giorgio degli Schiavoni - Facciata dalla fondamenta

San Giorgio degli Schiavoni – Facciata dalla fondamenta (Foto di Nicoletta Colasante)

 

I tre santi protettori della Scuola

San Trifone è il santo patrono della città di Cattaro e la scelta che la Scuola fece, eleggendolo a santo protettore, non lascia dubbi sulla motivazione, considerata la rilevanza numerica dei confratelli provenienti da quella città e dalle zone limitrofe. Il suo culto non ebbe particolare diffusione a Venezia. La vita del santo viene raccontata nel codice membranaceo della Marciana del 1466 (Miracoli di San TRIFONE, CL. XI. It. Cod. 196) miniato per commissione della nobile famiglia Bucchia di Cattaro. Trifone, nato a Campsade nella Frigia e martire durante la persecuzione dell’imperatore Decio nel 250, già da fanciullo diede prova dei suoi  poteri soprannaturali, guarendo un fanciullo morso da un serpente, resuscitando un mercante caduto e calpestato da un cavallo, ammansendo un cinghiale inferocito. Secondo questa fonte, il miracolo più conosciuto viene compiuto da Trifone a 12 anni, quando libera la figlia dell’imperatore Gordiano III dal maligno, incarnato dal basilisco, indicato come “ re dei Serpenti”. Il Carpaccio sceglie di rappresentarlo con corpo di leone, coda di rettile, testa asinina e ali di uccello.

Carpaccio -San Trifone ammansisce il basilisco

Carpaccio -San Trifone ammansisce il basilisco

Il culto di San Giorgio era diffuso in tutta la Dalmazia ed era patrono della città di Pago . Le notizie intorno alla sua vita ci giungono attraverso “Atti del martirio” e la Passio”. Originario della Cappadocia dove nacque intorno al 280, fu iniziato alla religione cristiana dai genitori. Si trasferì in Palestina e arruolatosi nell’esercito di Diocleziano si rifiutò di sacrificare agli dei, per questo motivo morì dopo aver subito atroci sotto lo stesso imperatore, che lo fece decapitare. Ma la fonte alla quale attingono gli artisti per la raffigurazione del santo, che peraltro contribuì ad aumentare il carisma di questo cavaliere è la “Legenda Aurea” di Jacopo da Varagine, con particolare riferimento all’impresa contro il drago. In questo celeberrimo testo agiografico del XIII secolo si narra che nella città di Selen in Libia un orribile drago terrorizzasse tutta la popolazione, pretendendo sempre vittime umane. Gli abitanti offrivano in sacrificio vittime che venivano estratte a sorte, ma quando toccò alla figlia del re, prima che il drago la sbranasse, accorse in sua difesa il cavaliere della Cappadocia, che affrontò il mostro e lo domò e dopo averlo condotto in città lo uccise davanti a tutti gli abitanti, dicendo che era venuto a vincere il drago in nome di Cristo affinché si convertissero.

Carpaccio-San Giorgio-uccide il drago

Carpaccio-San Giorgio-uccide il drago

San Gerolamo, santo patrono di tutta la Dalmazia, è uno dei dottori della Chiesa ed è venerato a Venezia fin dal XIII secolo. Non è escluso che il culto fosse importato da comunità monastiche. Gli episodi della vita di San Girolamo, oltre che nella “Legenda aurea” sono narrati anche nel “Catalogus sanctorum” di Pietro de Natalibus; ma il testo che comprende tutte le versioni delle leggende fiorite intorno al santo è il “Hjeronimus, vita et transitus” edito a Venezia nel 1485.

Il ciclo di pitture commissionato a Carpaccio, allora all’apice della carriera, è giunto fino ai giorni nostri e ci offre uno dei racconti più significativi del contesto artistico e storico della Serenissima. A partire dalla seconda metà del Quattrocento si diffonde a Venezia il gusto per la pittura narrativa. Avvenimenti storici e leggende religiose venivano raffigurati in cicli pittorici. La rappresentazione di singoli episodi del medesimo racconto poteva essere commissionata anche a pittori diversi, basti pensare al Ciclo dei “Miracoli della Reliquia della Croce” per la Scuola di San Giovanni Evangelista, a cui lavorarono oltre al Carpaccio stesso, Gentile Bellini, Lazzaro Bastiani, Giovanni Mansueti.

 

Mamma li Turchi … Il pericolo turco nei dipinti della Scuola

Il Carpaccio incanta lo spettatore, lo coinvolge; la sua vena narrativa e il gusto per il fiabesco nulla tolgono all’aspetto impegnato della sua opera all’interno della Scuola degli Schiavoni: egli fu attento conoscitore delle vicende della Serenissima e pittore di propaganda chiamato a rappresentare il conflitto tra la Serenissima e Turchi.  Attraverso le leggende dei tre santi inscena la lotta del bene contro il male, e in questa rappresentazione che vede i cristiani contro i turchi sembra voler indirizzare le sorti del conflitto verso il trionfo del bene. San Giorgio rappresenta il miles christianus, in netta opposizione al  drago, simbolo dei turchi; san Trifone riesce ad avere la meglio sul mostro che ha posseduto la figlia dell’imperatore Gordiano, mentre per quanto riguarda il ciclo di San Gerolamo, come sosteneva lo studioso Gentili, la presenza all’interno del monastero di personaggi con turbanti e abbigliamento di foggia orientale sembrerebbe alludere alla disponibilità da parte di questi pagani alla conversione.

Animali Fantastici e animali reali

Accanto ai tre animali coprotagonisti del ciclo, il drago, il basilisco e il leone, che nel mondo cristiano sono tradizionalmente considerati metafora del demonio, ne troviamo altri degni di nota. Sono numerosi nei dipinti del Carpaccio così come le comparse di diversa provenienza geografica che ricordano la Venezia già all’epoca cosmopolita, e tutti portatori i significati importanti.

Nel San Giorgio e il drago, serpenti, rospi avvoltoi e lucertole sono tutti riconducibili al serpente e alla lussuria e con la loro presenza rafforzano il senso del macabro che proviamo non appena posiamo lo sguardo sui giovani sacrificati al drago.

Nel Battesimo dei Seleniti il pappagallo in basso col rametto fiorito, simbolo dell’eloquenza allude a questa particolare capacità di Giorgio, grazie alla quale indusse i pagani alla conversione.

Nel San Gerolamo e il leone il bestiario si fa più numeroso: troviamo tre pappagalli rossi, uno accanto a una gallina, due in fondo; l’antilope e il coniglio, timidi e mansueti e più a destra il cervo che fugge insieme ai monaci spaventati dall’entrata del leone in convento. Il castoro, simbolo di operosità e il leprotto, che simboleggia la contemplazione, rimandano entrambi alla vita dei monaci Nel Funerale di Gerolamo la lucertola perde la connotazione negativa del San Giorgio e il drago, posizionata accanto al cartiglio assume valenza di rigenerazione spirituale nella luce del Cristo. Troviamo poi accanto alla capra la mangusta, nemica del serpente e simbolo cristiano e in fondo l’asino umile e servizievole, attributo del santo insieme al leone, che pare esalare l’ultimo respiro poco dopo Gerolamo.

La leggenda dei santi Giorgio e Trifone, vittoriosi rispettivamente sul drago, simbolo dei turchi e sul basilisco,  demonio con corpo leonino, ali di uccello e coda di rettile, racconta il timore della Serenissima nei confronti del pericolo turco e  lo esorcizza con la forza delle immagini.

La narrazione attraverso i cicli pittorici a Venezia

Il ciclo pittorico di Carpaccio appartiene a quella pittura narrativa che si diffonde a Venezia per tutta la seconda metà del Quattrocento.  Ma i singoli episodi storici e leggende religiose potevano essere commissionati  anche a pittori diversi, basti pensare al Ciclo dei “Miracoli della Reliquia della Croce” per la Scuola di San Giovanni Evangelista, a cui lavorarono oltre al Carpaccio stesso, Gentile Bellini, Lazzaro Bastiani, Giovanni Mansueti.

Egli appone ad alcuni suoi quadri la scritta “Victor Carpathius fingebat” oppure “Victor Carpathius finxit”. A differenza di altri pittori, non usa il verbo pingere , quasi a voler affermare l’aspetto inventivo della sua pittura: Carpaccio rappresenta, mette in scena, ci mette del suo.

La commissione al Carpaccio del ciclo i tele raffiguranti i tre santi della Scuola ci informa che essa ricopriva un ruolo importante nell’ambito delle altre confraternite di Venezia. Conferma inoltre un forte amore per l’arte diffuso in tutta Venezia. L’artista lavorò anche per altre scuole: prima per il ciclo di Sant’Orsola dal 1490 al 1495, e successivamente al ciclo degli Schiavoni per la scuola degli Albanesi nel 1504, infine nel 1511 per quella di Santo Stefano.

E’ il 1502 quando l’artista firma la “Vocazione di Matteo” e “l’orazione nell’orto” per gli Schiavoni, ha già dato ampia dimostrazione nelle opere precedenti della sua predilezione per le leggende medioevali che narrano la vita dei santi perché gli offrono la possibilità di esprimere il suo gusto per il fantastico. E’ anche pittore testimone della vita e dei costumi di Venezia, che fa da sfondo alle sue narrazioni.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
  • G.Perocco, Carpaccio nella Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, Venezia, 1964
  • T.Pignatti, Carpaccio, Milano, 1963
  • T.Pignatti, Carpaccio. San Giorgio degli Schiavoni, Milano, 1969
  • Le scuole di Venezia, Milano, 1981
  • A.Gentili, Le storie di Carpaccio. Venezia, i Turchi, gli Ebrei, Venezia, 1996
  • G.Perocco, Guida alla scuola dalmata dei Ss. Giorgio e Trifone, Venezia, 2013
Autore articolo: Nicoletta Colasante
Autore articolo: Nicoletta Colasante
Nicoletta Colasante è laureata in Lettere, vive e lavora a Venezia