Ann Radcliffe e la Venezia gotica de I Misteri di Udolfo

Ann Radcliffe e la Venezia gotica de I Misteri di Udolfo

I Misteri di Udolpho, pubblicato nel 1794 a Londra, è considerato il capolavoro della scrittrice Ann Radcliffe e un classico del genere gotico. Il romanzo propone tutti gli elementi tipici: il castello isolato e in rovina, sotterranei bui e spettrali, paesaggi selvaggi, la giovane eroina perseguitata, eventi misteriosi e apparentemente soprannaturali. 

Al centro della storia, la figura femminile di Emily St. Aubert, figlia unica di una famiglia di possidenti terrieri in declino. Dopo la morte del padre, Emily è costretta a vivere con la zia, Madame Cheron, sposata a Montoni, un avventuriero italiano che si finge di nobili origini. Quest’ultimo conduce entrambe nel castello di Udolpho, sugli Appennini, separando così Emily dal suo innamorato Valancourt. Montoni richiude la giovane Emily nel suo diroccato castello, mentre cerca di costringere Madame Cheron a cedergli le sue proprietà. Dopo una lunga serie di disavventure, Emily si riunisce a Valancourt.

Venezia e i Misteri di Udolpho

Le “scene veneziane” del romanzo della Radcliffe divennero famose e influenzarono, nel secolo successivo (XIX), il modo di vedere Venezia. Nel 1844, Robert Chambers dichiarava:

“She had never been in Italy when she wrote the Mysteries of Udolpho,’ yet her paintings of Italian scenery, and of the mountains of Switzerland, are conceived with equal truth and richness of colouring. And what poet or painter has ever surpassed (Byron has imitated) her account of the first view of Venice, as seen by her heroine Emily, “with its islets, palace, and terraces rising out of the sea … its terraces crowned with airy yet majestic fabrics, touched with the splendour of the setting sun, appearing as if they had been called up from the ocean by the wand of an enchanter rather than reared by human hands”. Her pictures are innumerable, and they are always introduced with striking effect.

(Non era mai stata in Italia quando scrisse i Misteri di Udolpho, “ma le sue descrizioni di paesaggi italiani e delle montagne della Svizzera sono concepiti con uguale verità e ricchezza di colori. E quale poeta o pittore ha mai superato (Byron ha imitato) il suo racconto della prima visione di Venezia, vista dalla sua eroina Emily, “con le sue isole, il suo palazzo e le sue terrazze che sembrano sorgere dal mare … le terrazze coronate da tessuti ariosi ma maestosi, toccati dallo splendore del sole al tramonto, che sembravano essere stati richiamati dall’oceano con la bacchetta di un incantatore piuttosto che creati da mani umane “. Le sue immagini sono innumerevoli e vengono sempre introdotte con un effetto sorprendente)

(Chambers R., Ann Radcliffe, in Cyclopedia of English Literature, Edinbourgh, 1844, Vol. II, p. 556).

Lo stesso Lord Byron, nel 1817, dichiarò il suo debito nei confronti della Radcliffe:

“Io amai Venezia fin dai primi anni; ella era un incanto al mio cuore: io la vedeva splendido asilo di grazia e di dovizie, sorgente dal seno delle onde come uno zampillo iridato. Otway, Radcliffe, Shakespeare, Schiller m’ impressero nella mente la sua imagine …”

(Citato in M. Lazzareno, Lord Byron a Venezia, Venezia, 1910, p. 56)

Nei Misteri di Udolpho, Venezia viene raffigurata in tutti i suoi aspetti più conosciuti (arte, poesia, musica, danza, architettura, palazzi, feste, teatri, il carnevale), e le immagini e la parole con cui viene descritta saranno riutilizzate da tutti gli scrittori del XIX e XX secolo. Nel corso dell’800 la città lagunare divenne il luogo ideale, per molti scrittori, pittori e musicisti (i dipinti di Francesco Hayez e di William Etty, i drammi di Lord Byron e Victor Hugo e la musica di Giuseppe Verdi), per ambientare storie gotiche e romantiche.

When Ann Radcliffe used Venice as a setting for a relatively short episode in her gothic novel The Mysteries of Udolpho (1794), she created a myth of origin for the many later literaly imaginings of Venice in the 19th ccntury. Her image of Vcnicc as an enchanted place, where fear and desire, love and death are closely bound together, was taken up and reproduced in infinite versions …

(Quando Ann Radcliffe usò Venezia come teatro per un episodio relativamente breve nel suo romanzo gotico The Mysteries of Udolpho (1794), creò un mito per le molte e successive immagini letterarie di Venezia nel XIX secolo. La sua immagine di Venezia come un luogo incantato, in cui paura e desiderio, amore e morte sono strettamente legati, è stata ripresa e riprodotta in infinite versioni)

(B. Schaff, Venetian Views and Voices in Radcliffe’s The Mysteries of Udolpho and Braddon’s The Venetians, in Venetian Views, Venetian Blinds, English Fantasies of Venice, a cura di Manfred Pfister e Barbara Schaff, Amsterdam, 1999, p. 89 – Consiglio vivamente di leggere questo saggio).

 

The Mysteries of Udolpho - Illustrazione del 1806

The Mysteries of Udolpho – Illustrazione del 1806

Ann Radcliffe non era mai stata a Venezia. La descrizione della città deriva alla scrittrice dalla lettura delle opere di Shakespeare e dei libri di viaggio del XVIII secolo e dalla visione dei quadri di Canaletto e Guardi.

La visione della Radcliffe della città di Venezia sembra, almeno in apparenza, più romantica e favolosa che gotica: Venezia che sorge in lontananza dal mare, la gondola che scivola lungo il Canal Grande, la luna che si riflette sulle terrazze e i porticati di San Marco, le luci e le ombre serali sui colonnati di San Marco, la musica solenne che sembra librarsi dall’acqua insieme al suono dei remi.

In realtà, le circa 50 pagine dedicate al soggiorno veneziano di Emily, sono caratterizzate da una forte ambiguità. Alcune delle scene ambientate a Venezia, infatti, anticipano il tenebroso e claustrofobico castello di Udolpho. Sopratutto ciò che accadde a Palazzo Montoni, un luogo che assomiglia molto al castello. All’inizio, Emily è affascinata dalla bellezza del Palazzo che si affaccia sul Canal Grande, ma ben presto si accorge, mentre attraversa un lungo e tortuoso corridoio per arrivare alla sua stanza, che sotto l’intonaco si nascondono macchie di umidità, simbolo del male che si cela dietro l’apparenza. Altrettanto ambigua è la descrizione della stanza di Emily, e ben presto il palazzo diviene per la giovane una specie di incubo di cui è prigioniera (cfr. Schaff, 1999, pp. 89-91). Significativo è anche il fatto che quasi tutte le scene siano ambientate in una Venezia notturna:

It is significant that almost all of the action in Venice takes place at night, and that all the nightly spectaclcs Emily sees – either from the balcony of Montoni’s mansion or from the boat – are rendered as being either poetical visions or fanciful images of an unreal, dreamlike quality. Marilyn Butler has pointed out that this feeling of unreality makes it possible for Radcliffe to emphasize Emily’s position of helplessness, loss of control and “gothic” nightmare.

(È significativo che quasi tutta l’azione a Venezia avvenga di notte, e che tutti gli spettacoli notturni che Emily vede – o dal balcone della villa di Montoni o dalla barca – sono resi sia come visioni poetiche sia come immagini fantasiose di un irreale , qualità onirica. Marilyn Butler ha sottolineato che questa sensazione di irrealtà consente a Radcliffe di enfatizzare la posizione di Emily di impotenza, perdita di controllo e incubo “gotico”.)

(Schaff, 1999, pp. 91-92)

Gherardo Ortalli sostiene che l’immagine di una Venezia tenebrosamente gotica dipende appunto dal modo in cui essa fu vista dalla cultura illuminista europea e di conseguenza da opere celebri come Der Geisterseher di Friedrich Schiller, The Mysteires of Udolpho di Ann Radcliffe del 1794 e Angelo di Victor Hugo del 1835 (cfr. “Venezia, l’immagine, l’immaginario” in Imago urbis. L’immagine della città nella storia d’Italia, a cura di Francesca Bocchi-Rosa Smurra – Atti del convegno internazionale: Bologna 5-7 settembre 2001-, Roma, 2003).

Nel cinema muto ambientato a Venezia, ritroveremo un’iconografia caratterizzata da chiaroscuri, scorci notturni di edifici gotici, sottoportici angusti, calli e rii che assomigliano a dei labirinti, ponti e palazzi che si specchiano sui canali di notte, inferiate che lasciano intravedere interni oscuri di antichi palazzi. Venezia e la sua immagine cinematografica, nel periodo del muto, sono dunque il frutto della letteratura ottocentesca, che a sua volta tanto deve al romanzo di Ann Radcliffe.



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