Arte degli Scorseri

Autore articolo: Alessandro Bullo

ARTE DEGLI SCORSERI

La Scuola devozionale dell’Arte degli Scorseri aveva sede presso la sede parrocchiale della chiesa di Sant’Eufemia. Alla Giudecca, tra il XIII e il XIV secolo, si formarono alcune società per la concia delle pelli

Alla Giudecca esistevano scorserie, cioè concio di’ pellami, e nella città lavoratori di pelliccerie fine e di ornamento, come abbiam veduto nella processione delle arti all’elezione del doge Lorenzo Tiepolo … 

(S. Romanin, Storia documentata di Venezia, Tomo II, Venezia, 1854, p. 392)

Il Doge Lorenzo Tiepolo e la fiera delle Arti in onore della sua elezione

Nel 1268, in occasione dell’elezione del doge Lorenzo Tiepolo, le Consorterie delle arti e dei mestieri sfilarono in processione per celebrarlo come nuovo Doge di Venezia, mostrando e vendendo i propri prodotti. Una vera e propria fiera che sarà poi ripetuta per le elezioni dei successivi dogi.

“Il giorno dopo l’elezione del doge, le Confraternite de le Arti, con trombe e gonfaloni, andarono prima in palazzo ducale a festeggiare e a salutare il nuovo capo de la republica, e quindi in gran processione si avviarono a la contrada di sant’Agostino, ove dimorava la dogaressa Marchesina, che rendeva molto cortesemente il saluto con parole e segni di ringraziamento …

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(P. G. Molmenti, La Dogaressa di Venezia, Torino, 1884, pp. 108-109)

Le pelli, nei tempi più antichi, provenivano a Venezia dall’Egitto e dalla Russia, e venivano vendute nella Ruga della pellizzaria a Rialto. Lo stoccaggio e la lavorazione delle pelli avveniva sull’isola della Giudecca, perché il processo di lavorazione era puzzolente, malsano e inquinante. Secondo Balsaldella, furono gli ebrei, intorno all’XI secolo, ad iniziare quest’arte per esserne poi esclusi verso la metà del secolo XIII (cfr. F. Basaldella, Giudecca. Storia e testimonianze, Venezia, 1989, p. 202).

La scuola dei Consacurame (conciatori di cuoio) aveva sede presso i locali annessi alla chiesa dei SS. Biagio e Cataldo, nell’isola della Giudecca, edificio che fu distrutto nel 1822.

La scuola degli Scorseri (sgrassatori e lisciatori di pelli) aveva invece sede presso i locali annessi alla chiesa intestata a S. Eufemia, alla Giudecca, e aveva come patrono Sant’Andrea.

L’attività inquinante dei conciatori di pelle e degli scorzeri è documentata da un’ingiunzione del vicino convento di Santa Maria Maddalena, del 17 giugno 1587, in cui le monache si lamentavano del cattivo odore (cfr. A. Manno, I mestieri di Venezia. Storia, arte e devozione delle corporazioni dal XIII al XVIII secolo, Vol. 2, Cittadella-Padova, 2010, p. 190). L’inquinamento di tutta la zona vicina alla chiesa di Sant’Eufemia è stato confermato recentemente, a seguito dei restauri della chiesa dei SS. Cosma e Damiano della Giudecca.

“L’area retrostante la chiesa di Sant’Eufemia e il Bersaglio è caratterizzata dalla presenza di terreni paludosi e dall’insediamento di un’attività altamente inquinante e maleodorante, la lavorazione delle pelli. Tutta la zona è coinvolta da questa attività, nonostante il tentativo di dislocare le concerie (scortegarie) in luogo lontano dalle abitazioni, lungo la riva meridionale dell’isola, verso il rio del Ponte piccolo. La presenza delle scortegarie nell’area di insediamento del monastero e della chiesa è testimoniata da fonti documentarie. Anche i recenti scavi archeologici legati al restauro della chiesa hanno portato alla luce una notevole quantità di corna nel terreno retrostante l’abside della chiesa, nel cosidetto «cimitero dei poveri»: il residuo della lavorazione delle concerie era utilizzato per bonificare i terreni.”

(La chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Venezia. Un tempio benedettino «ritrovato» alla Giudecca. Storia, trasformazioni e conservazione, a cura di Claudio Spagnol, Marsilio, Venezia, 2008, p. 26)

Al 1271, risale anche il Capitulare pellium vel curaminum della Magistratura dei Giustizieri, composto da 97 capitoli che stabilivano le regole che dovevano essere seguite per la lavorazione della concia delle pelli e l’ordinamento interno della corporazione. Questo capitolare è ancora più antico di quello dei vetrai di Murano.

ALCUNE REGOLE DEL CAPITULARE

L’età minima di ammissione all’arte era di 11 anni, l’apprendistato durava 4 anni. Il garzone, all’età di quindici anni sosteneva la prova d’arte. Gli stranieri, invece, avevano quattro anni di tirocinio ed una somma da versare in garanzia alla Banca dell’arte

Per disciplina ed economia l’arte sottostava alla GG. VV. e ai Provveditori alla G. V., per la gravezza pubblica dal Collegio della Milizia da Mar.

(Cfr. AA. VV., Le insegne delle arti veneziane al museo Correr, Venezia, 1982(?), p. 32)

L’attività degli SCORZERI, tra i secoli XIII e XIV, si sviluppò sino a diventare una vera e propria industria. Coloro che appartenevano a quest’arte divennero ricchi e molto rispettati. Un’attività tanto famosa e legata all’isola della Giudecca da essere denominata «l’Arte della Zuecca».

“… sette i luoghi dovesi conciano pelli,- dette comunemente scorzerie, comprese le concie privilegiate delli signori Alvise Baroni, Giuseppe Gerlin e Marco Gardin; e queste concie, che prima dei fatali sconvoglimenti sino a venti quattro ascendevano, erano ereditarie nelle famiglie, e somministravano ad esse di che vivere agiatamente; a tal che alla Giudecca bastava il dire il tale è Scorzere, onde qualificarlo per uomo facoltoso.”

(M. Battagia, Cenni storici e statistici sopra l’isola della Giudecca, Venzia, 1832, p. 43)

Bisogna tenere presente che la pelle era molto richiesta. Veniva, infatti, utilizzata in vari e molteplici modi, come ci racconta Manno nel suo libro dedicato ai mestieri a Venezia.

Dagli scorzeri, ad esempio, giungeva la pelle per le guarnizioni di remi e alberi delle navi, ma anche per otri, calzature, scatole, astucci, rivestimenti di scudi ed elmi, faretre, carta pergamena, rilegature di libri, borse e cuoridoro, le scomparse tappezzerie in pelle dipinte e dorate … 

(A. Manno, I mestieri di Venezia. Storia, arte e devozione delle corporazioni dal XIII al XVIII secolo, Vol. 2, Cittadella-Padova, 2010, p. 187)