Campiello dei Squelini e la femminista Marinelli Lucrezia

Campiello dei Squelini e la femminista Marinelli Lucrezia

Il campiello, che si trova a pochi metri dalla sede dell’Università di Cà Foscari, anticamente era denominato Campiello dei Scudeleri, perché qui si trovava una fornace dei  fabbricatori di scodelle, in veneziano scudele o squele. Il primo capitolare della corporazione dell’“Arte degli Scutelari de petra” risale al 1301. Quest’arte era unita in congregazione a quella dei Bocaleri (ceramisti dei vasi e dei boccali). Insieme si riunivano presso l’altare di San Michele Arcangelo nella chiesa dei Frari.

Nel 2001, durante degli scavi effettuati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, sono stati ritrovati, oltre a molte maioliche, salvadanai, scaldini e ceramiche varie, anche i resti di due fornaci per la produzione di ceramica: una in mattoni databile al XV secolo e un’altra, della fine del XVIII secolo.

 

Campiello dei Squelini

Campiello dei Squelini

Tassini ricorda che, in questo campiello, morì Marinelli Lucrezia (Venezia, 1571 – Venezia, 1653), poetessa e scrittrice italiana, celebre per aver dato alle stampe, nel 1599, La nobiltà et l’eccellenza delle donne co’difetti et mancamenti de gli uomini, libro scritto in polemica a Dei donneschi difetti, opera del misogino Giuseppe Passi. Marinelli, nel suo voluminoso ed erudito libro, indica in Aristotele l’origine della misoginia occidentale, e sostiene che la donna è superiore all’uomo, in ragione della sua bellezza e nobiltà, che sono un riflesso della luce e della grazia dell’anima.

… noi vorremo ragionare secondo l’openione più commune, diremo, che tanto sono nobili le anime delle donne ,come quelle degli huomini, la quale opinione è in tutto falsa, e questo si sarà a tutti manifesto se si considererà con animo non punto appassionato l’altra parte, che è il corpo: percioche dalla eccellenza del corpo si conosce etiandio la nobiltà dell’anima,  … che il corpo delle donne sia più nobile e più degno di quello dei maschi ce lo dimostra la delicatezza e la propria complessione e temperata natura sua, e la bellezza: anchor che la bellezza sia una gratia; o splendore resultante dell’anima, e dal corpo; percioche la beltà senza dubbio è un raggio, e un lume dell’anima, che informa quel corpo, in cui ella si ritrova, si come lasciò scritto il saggio Plotino … 

(L. Marinelli, La nobiltà et l’eccellenza delle donne co’difetti et mancamenti de gli uomini, Venezia 1601, p. 13)

 

 



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