Chiesa de San Paternian – Campo de San Paternian oggi Campo Manin

Autore articolo: Alessandro Bullo

Chiesa de San Paternian – Campo de San Paternian oggi Campo Manin

Secondo un’antica tradizione popolare, nell’anno 809 o 890 alcuni mercanti veneziani trasportarono a Venezia dalla Marca d’ Ancona un’immagine di San Paterniano, vescovo e protettore di Fano assai celebre in quella provincia. Provvisoriamente fu costruito un piccolo tabernacolo che la contenesse. La famiglia Andrearda avrebbe fatto innalzare una prima chiesa di tavole di legno nel secolo IX, dedicata al santo.

San Paterniano divenne parrocchia e dotata di beni stabili dal doge Pietro Candiano IV nel 959 (cfr. Tassini, 1863, p. 488). Nel 977 la chiesa  fu eretta in pietra. La prima documentazione del titolo risale però al 1097 (cfr. Balistreri – Zanverdiani, 2013, pp. 31/35/53-54).

Chiesa di San Paternian - tratta da Il fiore di Venezia (1839

Chiesa di San Paternian – tratta da Il fiore di Venezia (1839)

La chiesa subì ben quattro incendi: nel 976, nel 1105, nel 1168 (un certo Antonio Muazzo fece rifabbricare la chiesa), e nel 1437. Fu sempre ricostruita e tenuta aperta fino al 1807 (cfr. Cappelletti, 1851, p. 411), anno in cui fu soppressa e divenne magazzino (Tassini, 1885, p. 49).

ET San Paterniano per fianco della sudetta Chiefa, fu opera delle famiglie Bancanica & Andrearda, Fabiana & Muazza. fornita di belle colonne di marmo greco, & notabile altre volte per l’imagine miracolosa di un Christo posto sotto il sottopportico: & notabile parimente per li corpi delli Santi Epimaco & Gordiano

(F. Sansovino, 1581, p. 46b)

Osservando la pianta del de’ Barbari del 500 si può vedere come la chiesa avesse tre navate e il coro arrivasse all’attuale facciata del palazzo della Cassa di Risparmio. La facciata della chiesa sorgeva all’altezza di un piccolo ponte; uno stretto canale (ora interrato) affiancava le mura della chiesa.

 

De Barbari, Chiesa e campo San Paternian (1500)

De Barbari, Chiesa e campo San Paternian (1500)

Arredi e opere d’arte perdute
Ha sette Altari, ed è fornita di alcune belle Colonne di marmo Greco. Le Tavole di due Altari, cioè del Maggiore e di quello vicino alla Sagrestia , sono di mano del Palma , come lo sono il primo e l’ultimo Quadro fra li sette collocati nel compartimento del Palco di detta Chiesa . Ve ne fono altre di Alvise dal Friso , dell’Aliense , di Baldissera di Anna, e di Lionardo Corona.

(Albrizzi, 1740, p. 64)

Il campanile a pianta pentagonale di origine esarcale

La costruzione del campanile pentagonale sarebbe avvenuta nel 999. Il campanile a base pentagonale fu edificato grazie ad un voto di alcuni operai veneziani, scappati alla schiavitù dei Saraceni. Esso rappresentava un raro esempio in laguna dell’architettura esarcale (caratteristica del periodo bizantino a Ravenna). Il campanile aveva forma poligonale all’esterno e circolare all’interno.

La torre campanaria fu disegnata in modo errato dal Grevembroch con pianta addirittura esagonale (cfr. Dorigo, 2003, p. 741).

 

Campanile di San Paternian - Incisione del Grevembroch

Campanile di San Paternian – Incisione del Grevembroch

Avea forma pentagona. Le bifore che erano in origine due per facciata perciò dieci erano in tutte. Quella dal lato del campo fu anticamente tolta e sostituita da un foro quadrilatero. Da ogni parte gli furono posteriormente addossate case; terminava a tettuccio con piccola croce alla sommità. — Stava fra l’ampio atrio della chiesa ed una modesta casa moderna presso a poco dove si vede la statua di Daniele Manin.

(Levi, 1890, p. 92)

La statua di Daniele Manin e la targa a ricordo della chiesa di San Paternian

Nel 1869 si deliberò l’ampliamento del piccolo campo San Paternian, chiuso sul lato nord da una abitazione popolare e ad est da quello che rimaneva della chiesa e del campanile. La chiesa di San Paternian fu demolita nel 1871, unitamente al campanile pentagonale di fine X secolo, per ampliare il Campo e porvi il monumento bronzeo a Daniele Manin, inaugurato nel 1872 (Balistreri – Zanverdiani, 2013, p. 111). Questo intervento comportò anche l’interramento del Rio San Paternian, la modifica della Calle de la Cortesia con la costruzione di un nuovo ponte, e anche il rifacimento del Ponte San Paternian.  L’antica chiesa occupava parte dell’area dell’odierno campo Manin, denominato campo San Paternian, di dimensioni più contenute e con un pozzo al centro.

Sull’angolo nord-ovest della statua, si trova una targa a terra che ricorda dove si ergeva la Chiesa di San Paternian.

Pianta Campo San Paternian

Pianta Campo San Paternian

Al centro del campo è oggi collocato il monumento dedicato a Daniele Manin (1875) che tiene in mano il proclama della Repubblica del 1848, opera dello scultore Luigi Borro. Lo sguardo dell’eroe veneziano che fu Presidente del Governo Provvisorio di Venezia negli anni 1848-1849 e che liberò, anche se per breve tempo, i veneziani dal giogo austriaco, è rivolto verso l’abitazione che si trova tra il Ponte della Cortesia e il Ponte S. Paternian, dove egli abitava, come è ricordato anche da una lapide, infissa sulla facciata d’acqua.

IN QUESTA CASA ABITAVA/ DANIELE MANIN/ QUANDO IN PATRIA INIZIÒ LA LIBERTÀ/ PRENUNZIATRICE/ DELLA VIRTÙ E GRANDEZZA ITALIANA/ CHE MORENDO NON VIDE/ ESULE MAGNANIMO E VENERATO

Casa di Daniele Manin che si affaccia sul campo omonimo

Casa di Daniele Manin che si affaccia sul campo omonimo

Alle spalle di Manin, si trova l’edificio moderno della Cassa di Risparmio di Venezia, edificato da Angelo Scattolin e Pier Luigi Nervi alla fine degli anni sessanta, al posto di un preesistente edificio, risalente al 1883 e che era già stato sede della Cassa di Risparmio di Venezia, e che suscitò tante polemiche tra i vecchi veneziani (Cfr. Brusegan, 2007, p. 504).

Cassa di Risparmio di Venezia, edificato da Angelo Scattolin e Pier Luigi Nervi

Palazzo Nervi-Scattolin – Cassa di Risparmio di Venezia, edificato da Angelo Scattolin e Pier Luigi Nervi

 Nell’angolo nord-est del campo, un’altra targa ricorda il luogo dove sorgeva la casa di Aldo Manuzio.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
  • F. Sansovino, Venetia, città nobilissima, et singolare: descritta in XIIII libri, Venezia, 1581;
  • G. B. Albrizzi, Forestiero illuminato intorno le cose più rare, e curiose, antiche, e moderne della città di Venezia, e dell’isole circonvicine, Venezia, 1740;
  • E. Paoletti, Il fiore di Venezia, Vol. II, Venezia, 1839;
  • G. Cappelletti, Storia della chiesa di Venezia dalla sua fondazione fino ai nostri giorni, Vol. II, Venezia, 1851;
  • G. Tassini, Edifici di Venezia distrutti o volti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati, Venezia, 1885;
  • C. A. Levi, I campanili di Venezia. Notizie storiche, Venezia, 1890;
  • A. Zorzi, Venezia scomparsa, Milano, Electa, 1984;
  • G. Tassini, Curiosità veneziane, Venezia, Edizione Filippi, (1863) 1990;
  • S. Mason, Intorno al soffitto di San paternian: gli artisti di Vettore Pisani, in Jacopo Tintoretto nel quarto centenario della morte, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Venezia, 24 – 26 novembre 1994) a cura di Paola Rossi e Lionello Ruppi, Padova: Il Poligrafo, 1996, pp. 70-75;
  • W. Dorigo, Venezia romanica. La formazione della città medioevale fino all’età gotica, Vol. II, Sommacampagna, Cierre Edizioni, 2003;
  • M. Brusegan, I monumenti di Venezia. Storia, arte, segreti, leggende, curiosità, Vol. II, Roma, 2007;
  • Venezia città mirabile. Guida alla veduta prospettica di Jacopo De’ Barbari, Caselle di Sommacampagna, Cierre Edizioni, 2009;
  • C. Balistreri – D. Zanverdiani, Venezia nel tempo. Atlante storico dello sviluppo urbano 726-1797, Roma, Aracne Editrice, 2013;
  • T. Jonglez e P. Zoffoli, Venezia insolita e segreta, Venezia 2014;
Autore articolo: Alessandro Bullo
Autore articolo: Alessandro Bullo
 Alessandro Bullo è laureato in lettere con indirizzo artistico (Tesi di Laurea: “La scultura del XVI secolo nella Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo”), vive e lavora a Venezia. Due grandi passioni: VENEZIA, sua città natale, e il cinema NOIR americano

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