Chiesa di San Moisè

Autore articolo: Alessandro Bullo

Chiesa di San Moisè

La chiesa di San Moisè è situata nel sestiere di San Marco, a pochi passi dalla famosa Piazza. L’edificio originale risale all’VIII secolo, ma fu ricostruito più volte nel corso dei secoli. La grandiosa e barocca facciata fu ideata da Alessandro Tremignon nel 1668, grazie a un lascito della famiglia Fini, che ne fece una specie di monumentale cenotafio autocelebrativo.

Andrea Dandolo nella sua Cronaca dice eretta la prima volta questa chiesa dalle famiglie Artigera e Scoparia intorno all’anno 787. Il Sansovino riporta però questo fatto all’anno 796, dicendola restaurata in parte dalla casa Veniera. Il Coleti, incerto del tempo in cui fu dapprima fondata, prova però essere stata dapprima dicata al martire san Vittore, e non avere assunto il titolo di San Moisè se non all’epoca in cui fu instaurata da un Moisè Veniero. Infatti, fino all’anno 1390 eravi in questa chiesa un altare dicato al martire detto, e festa solenne facevasi il dì del suo nome.

(Venezia …, 1847, p. 279)

La tradizione vuole che la chiesa fosse stata fondata verso la fine dell’VIII secolo e dedicata al Martire San Vettore. All’inizio la chiesa fu edificata in legno. Solo nel 947 fu rifatta in pietra con il nuovo titolo di San Moisè, da Moisè Valier, che volle intitolarla al suo santo protettore.

La titolazione dedicata a Mosè è un unicum …

La presenza di questa intitolazione vecchiotestamentaria costituisce un unicum per le Venezie: è un fatto isolato anche per il resto dell’Italia esarcale e per Costantinopoli stessa. Invece il titolo lo si ritrova a Spalato per quanto in documentazione tardiva rispetto a Venezia, vale a dire il 1103 e 1106. Non si sa quale rapporto sussista con quello veneziano, se siano indipendenti, o interdipendenti con priorità veneziana, o entrambi residui isolati di una devozione orientale.

(Culto dei Santi …, 1965, p. 168)

Nel 1105 un grande incendio devastò la città di Venezia, da San Lorenzo al Palazzo Ducale e tutto Dorsoduro, distruggendo anche la chiesa.  Nel 1520, in ogni modo, San Moisè fu riedificata dalle fondamenta a tre navate. Fu ricostruita, ancora una volta, nel 1632, ad una sola navata, con soffitto a spicchi di volta. Secondo Concina la ricostruzione del 1632 potrebbe essere collegata alla grande peste che colpì Veneza tra il 1630 e il 1631: “non va dimenticato, infatti, che Mosè interviene per la salvezza del suo popolo dal morso mortale dei serpenti infuocati, possibile analogo del morbo” (Concina, 1995, p. 354). Sembra più probabile, anche in base alla testimonianza del Martinioni (1663), che la chiesa fosse stata completamente ristrutturata solo intorno alla metà del 1660. Martinioni, infatti, scrive che a quell’epoca soltanto il presbiterio e le cappelle laterali erano state demolite. E nel 1669 i muri perimetrali e la facciata in mattoni non erano ancora stati terminati (cfr. Gaier, 2002, p. 327).

Sono alcuni anni che si diede principio a disfare quella Chiesa per esser cadente, e si sono fin’hora riedificate le tre Cappelle , Maggiore , e laterali con la Sagrestia. Il resto sta ancora in piedi con molto pericolo per la sua gran vecchiezza. 

(Martinioni, 1663, p. 112)

La chiesa di San Moisè fu consacrata il 1 dicembre 1709 dal Patriarca Pietro Barbarigo, collegiata fino al 1807 e parrocchiale fino al 1810, quando i decreti napoleonici soppressero la parrocchia, la cui circoscrizione venne inglobata in quella di San Marco. La chiesa riebbe i diritti parrocchiali solo nel 1967 (cfr. Bortolan, 1974, p. 378)

A fianco della chiesa si staglia il campanile che conserva l’antica guglia in cotto. Il campanile originario del secolo XII di stile gotico crollò durante il terremoto del 1511. Fu ricostruito nel 1520.

 

Chiesa di San Moisè - da IL Gran teatro delle più insigni prospettive di Venezia, Venezia 1709

Chiesa di San Moisè – da IL Gran teatro delle più insigni prospettive di Venezia, Venezia 1709

Curiosità
  • A San Moisè, il 22 luglio 1591, morì la famosa cortigiana Veronica Franco.
  • Il 26 maggio 1752, durante un tremendo temporale, un fulmine colpì la chiesa e, scendendo lungo le catene di ferro del lampadario, uccise il prete Valentino Fava, durante la celebrazione della messa.
  • Sul pavimento della chiesa di San Moisè, si trova la tomba del banchiere scozzese Giovanni Law di Lauriston, considerato l’inventore del sistema bancario basato sulla circolazione cartacea: “la buona riuscita di questo primo esperimento confermò Law sempre più nella fiducia di poter dare al credito tutta quella estensione che gli piacesse, e cosi di mandare ad effetto il suo segreto disegno di sostituire l’uso della caria a quello del denaro sonante, di concentrare in una Compagnia privata l’esercizio dei principali monopoli, non meno che l’amministrazione di tutte le entrate regie, e di trasportare invece a carico della medesima tutto il debito pubblico” (G.G. Londonio, Dei banchi pubblici e privati, in Giornale del Reale Istituto Lombardo di Scienze Lettere e Arti, Tomo IV, Milano, 1843, p. 390)
La facciata barocca della chiesa di San Moisè, esaltazione della famiglia Fini

Il progetto della facciata è del proto dell’Arsenale Alessandro Tremignon, allievo di Baldassare Longhena. Tremignon, per la realizzazione della decorazione plastica della facciata, si avvalse della collaborazione dello scultore fiammingo Heinrich Meyring, seguace del Bernini. La facciata è alta 32 metri ed è tutta in pietra d’Istria. Tripartita verticalmente e divisa in due ordini, è arricchita da un enfatico apparato scultoreo che celebra le gesta e le glorie della famiglia Fini.

Per la datazione e la storia della facciata, vedi il mio articolo La facciata di San Moisè.

Per una spiegazione dettagliata delle statue e del loro significato iconografico, vedi il mio articolo Facciata San Moisè – Iconografia tra Sacro e Profano

 

L’interno della chiesa di San Moisè

L’interno è costituito da un’unica navata rettangolare, le cui pareti sono divise da solide e aggettanti paraste, che reggono una cornice. La luce penetra attraverso delle ampie finestre termali. Il soffitto è a volta. La parte terminale della chiesa si conclude con un ampio presbiterio, affiancato da due cappelle minori, a pianta quadrata. 

L’organo e la decorazione della controfacciata

Sopra la porta principale, è collocato un grande organo costruito da Angelo Bonadi di Desenzano (1752), e restaurato nel 1801 da Gaetano Callido  (Este, 14 gennaio 1727 – Venezia, 8 dicembre 1813),  organaro italiano che, in 44 anni di attività, costruì ben 430 organi.

La cantoria è decorata da 5 tavole. Il Coleti (1758, p. 331) riporta che il comparto laterale sinistro con una S. Cecilia in canto e il telero frontale con l’Adorazione del vitello d’oro sarebbero opera di Francesco Migliori (attivo a Venezia nella prima metà del XVIII secolo), che li dipinse tra il 1727 e il 1728. Le altre tre tavole, David che canta i salmi, Il dramma di Jeffe e La salvezza di Mosè dal Nilo furono invece eseguite da Francesco Pittoni (Venezia, 1645 – Venezia, 1724), considerato un “pittore dozzinale” (S. Ticozzi, Dizionario dei pittori dal rinnovamento delle belle arti fino al 1800, Milano, 1818, Vol. II, p. 140). Fossaluzza (1997) assegna, però, per motivi stilistici il David che canta i salmi al Migliori.

La pietà di Antonio Corradini

In basso, vicino alla porta d’ingresso, il gruppo scultoreo della Pietà del 1723, opera considerata uno dei capolavori del periodo veneziano di Antonio Corradini (Este, 19 ottobre 1688 – Napoli, 12 agosto 1752), uno dei più celebri scultori veneti del Settecento.

Antonio Corradini, La Pietà - Chiesa di San Moisè

Antonio Corradini, La Pietà – Chiesa di San Moisè

Per un’analisi stilistica dell’ opera si veda il mio articolo: Antonio Corradini Pietà – Chiesa San Moisè.

Ai lati dell’organo, altre due grandi tele: a sinistra La lapidazione di Santo Stefano di Sante Piatti, a destra l’Elevazione della Croce, dipinta nel 1727 da Girolamo Brusaferro. Si tratta di una delle migliori opere del catalogo del Brusaferro.

“Quel che è particolare nella tela della Crocifissione del Brusaferro è la posizione della Madonna, non in piedi, come detto nel Vangelo, ma distesa, come partoriente, a partorire in quel momento doloroso la Chiesa, modello presente in tutta l’area tiepolesca.”

(Costantini, 1999, p. 15)

Girolamo Brusaferro, Erezione della Croce - Chiesa di San Moisè

Girolamo Brusaferro, Erezione della Croce – Chiesa di San Moisè

La cappella centrale e il grande altare del Monte Sinai

Nella cappella centrale è collocato un grandioso altare scolpito nella roccia, immagine del Monte Sinai, dove Dio consegnò le tavole della Legge a Mosè (cui è dedicata la chiesa). Il progetto è del proto Tremignan, la realizzazione dello scultore fiammingo Heinrich Meyring. Le Tavole della Legge sono scritte in ebraico. Nell’affresco della parete di fondo della cappella, opera del pittore Giacomo Casa (Conegliano, 1827 – Roma, 1887), è raffigurata la corte celeste che accompagna Dio. La parte frontale della mensa è decorata da un bassorilievo (attribuito con qualche perplessità allo stesso Meyring) che raffigura l’episodio biblico dell’adorazione del vitello d’oro.

Figure enormi per le proporzioni: quella di Jahvèh nella maestà della sua rivelazione sul Sinai e quella di Mosè inginocchiato, con i due raggi di luce in fronte e le mani protese alle tavole di Dio, di porfido nero, scritte in ebraico … In alto a sinistra si può ammirare l’enorme figura di Aronne in piedi, con i segni della sua dignità sacerdotale, e dinnanzi a destra sullo stesso piano, la figura di Miriam, sorella di Mosè, col tamburello in mano (…). Sopra Aronne, sul piano mediano, la figura di Giosuè che aveva accompagnato Mosè sul monte …

(Costantini, 1999, p. 8)

 

Altare Maggiore chiesa San Moisè

Altare Maggiore chiesa San Moisè

Completano la decorazione della cappella centrale due grandi tele, dedicate anch’esse a Mosè. A sinistra è collocato Il Castigo dei Serpenti di Giovanni Antonio Pellegrini  (Venezia, 29 aprile 1675 – Venezia, 2 novembre 1741), pittore rococò influenzato dall’arte di Sebastiano Ricci. Pellegrini raffigura il momento in cui Mosè indica il serpente di rame, cui si rivolge il popolo in cerca d’aiuto per l’invasione dei serpenti velenosi, castigo divino per la ribellione nel deserto.

 

Antonio Pellegrini, Il castigo dei serpenti, Chiesa di San Moisé

Antonio Pellegrini, Il castigo dei serpenti, Chiesa di San Moisé

Sulla parete destra è invece collocata la tela di Girolamo Brusaferro (1684 circa – Venezia, 1760 circa), la Sommersione del Faraone (1706), prima opera datata dell’artistaIl pittore rappresenta il momento culminante in cui Mosè comanda al mare di aprirsi.

Le pareti dell’abside sono coperte da uno stupendo coro ligneo del primo ‘600, i cui seggi sono decorati da piccoli quadri su cui sono scolpiti a rilievo i momenti più famosi della vita di Mosè: il roveto ardente, la salvezza dalle acque, l’incontro con il Faraone, la liberazione degli ebrei dall’Egitto, i prodigi del deserto.

Decorazione delle cappelle laterali

La cappella dell’altare del Sacramento, inizialmente dedicata alla S. Croce, sede dell’omonima scuola, si trova alla sinistra della cappella absidale centrale. L’altare del 1634 è decorato con sculture degli inizi del ’600, attribuite alla bottega di Alessandro Vittoria. Tra i dipinti è possibile ammirare la Lavanda dei piedi di Jacopo Tintoretto, opera dipinta in tarda età e attribuibile in parte alla collaborazione del figlio Domenico.

Per un esame attento del dipinto, vedi il mio articolo Tintoretto La lavanda dei piedi Chiesa San Moisè.

Tintoretto, La lavanda dei piedi - Chiesa di San Moisè

Tintoretto, La lavanda dei piedi – Chiesa di San Moisè

Sulla parete destra l’Ultima cena attribuita al manierista Palma il Giovane (Venezia, 1548/1550 – 14 ottobre 1628).

L’altra cappella absidale, detta di S. Antonio, a destra dell’altare maggiore, è molto simile alla precedente.  Da vedere il telere della Vergine in gloria col Bambino, attribuito a Giandomenico Tintoretto. L’opera più importante è certamente la tela sul soffitto con la Vergine in gloria e s. Antonio da Padova, dipinta nel 1753 da Giacomo Guarana (Verona, 28 ottobre 1720 – Venezia, 18 aprile 1808).

Decorazione dei quattro altari

Entrando dalla porta centrale, le pareti sono decorate da quattro altari: due a sinistra e due a destra.

  • 1° altare a sinistra: l’altare fu costruito dalla Scuola dei Fabbri, specializzata nel ferro battuto, i cui membri originari provenivano dalla Val Brembana. Nel 1665 ottennero il diritto di costruirsi l’altare e avere loculi per la sepoltura. L’altare custodisce la bellissima Sacra conversazione di Antonio Molinari.
    Antonio Molinari, Sacra conversazione - Chiesa di San Moisè

    Antonio Molinari, Sacra conversazione – Chiesa di San Moisè

  • 2° altare a sinistra: superata la porta che dà in calle, s’innalza l’altare della Natività della Vergine, eretto dalla Scuola dei Ciechi. La pala dell’altare, con la raffigurazione di S. Anna partoriente  è attribuita a Pasquale Rossi (Vicenza, 1641 – Roma, 1722).
  • 1° altare a destra: detto della Vergine Addolorata, perché un tempo era decorato dalla Pietà del Corradini, ora collocata a destra della porta centrale. L’altare è ora decorato dalla pala raffigurante l’Adorazione dei Magi e del Doge, opera di Giuseppe Diamantini (1621-1715), pittore seguace dell’arte carraccesca.
  • 2° altare a destra: detto di S. Lucia. Sull’altare è collocato Il ritrovamento della Croce di Pietro Liberi.

Il pulpito e il Fonte Battesimale

Tra il primo e secondo altare della parete destra, si trovano il Fonte Battesimale e il Pulpito culminanti con la scultura del Cristo Crocifisso. La struttura architettonica che si sviluppa su tre piani è opera dello scultore Alvise Tagliapietra (Venezia, 1670 – Venezia, 1747).

I tre momenti del battesimo, dell’educazione alla vita cristiana tramite il pulpito e del sacrificio di Cristo sono uniti iconograficamente. L’iscrizione latina sul fianco ricorda, infatti, che la vita del fedele si rinnova tramite l’acqua del fonte battesimale e la “parola” che lo istruisce. 

Alvise Tagliapietra, Fonte Battesimale e Pulpito - Chiesa di San Moisè

Alvise Tagliapietra, Fonte Battesimale e Pulpito – Chiesa di San Moisè

Molto bello e iconograficamente complesso il rilievo che decora il pulpito, scolpito da Alvise Tagliapietra nel 1732: Fede Cristiana e la Fede Ebraica. 

Per la datazione e l’interpretazione iconografica del pulpito, vedi il mio articolo Alvise Tagliapietra La Fede Cristiana e la Fede Ebraica – Pulpito Chiesa San Moisè

Il soffitto

Il soffitto  a vela è decorato dall’enorme quadro entro cornice, che raffigura Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia, opera del pittore barocco Niccolò Bambini (Venezia, 1651 – Venezia, 1736). In quest’opera giovanile mostra di essere ancora legato all’arte del suo maestro Sebastiano Mazzoni, sia nelle movimentate torsioni delle figure che nella stesura dei colori in velature sottili.

 

Niccolò Bambini, Mosè che colpisce la roccia - hiesa di San Moisè

Niccolò Bambini, Mosè che colpisce la roccia – Chiesa di San Moisè

 

Monumento Funebre di Cristoforo Ivanovich

Sulla parete sinistra, sopra la porta che dà in calle, è collocato il Monumento Funebre di Cristoforo Ivanovich, canonico di San Marco dal 1676 (Budua, 1620 – Venezia, 6 gennaio 1689). Il mausoleo fu costruito nel 1688 con marmi policromi da Marco Beltrame (Venezia, 1640 circa – 1699 circa).

Marco Beltrame, Monumento Funebre di Cristoforo Ivanovich - Chiesa di San Moisè

Marco Beltrame, Monumento Funebre di Cristoforo Ivanovich – Chiesa di San Moisè

Per la storia e l’iconografia del monumento vedi il mio articolo: Monumento Cristoforo Ivanovich – Chiesa di San Moisè.

La sagrestia

Piccola sala restaurata dal Tremignon nel 1704, ornata da dossali lignei e stucchi. Sull’altare si può ammirare un paliotto bronzeo antistante l’ara, del 1633, capolavoro maturo di Niccolò Roccatagliata (Genova 1539 – Venezia 1636), raffigurante la Sepoltura di Cristo, eseguito insieme al figlio Sebastiano.

La sacrestia è decorata da un ciclo di dodici tele raffiguranti teste di santi, otto rettangolari e quattro ovali, collegate da stucchi dai motivi floreali. Per una descrizione e un esame attento dei 12 quadretti, vedi il mio articolo Le teste di Santi della Sacrestia della Chiesa di San Moisè.

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Autore articolo: Alessandro Bullo
Autore articolo: Alessandro Bullo
 Alessandro Bullo è laureato in lettere con indirizzo artistico (Tesi di Laurea: “La scultura del XVI secolo nella Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo”), vive e lavora a Venezia. Due grandi passioni: VENEZIA, sua città natale, e il cinema NOIR americano