Gentile Bellini e Vittore Carpaccio: l’immagine di Venezia del XV secolo

Autore: Roberto Camatti

Gentile Bellini e Vittore Carpaccio: l’immagine di Venezia del XV secolo

La consuetudine di riprodurre nelle tele immagini di Venezia ha radici profonde nella cultura figurativa locale. Non si può escludere, anche se è solo un’ipotesi, che già la prima decorazione di Palazzo Ducale, risalente al tredicesimo secolo e successivamente distrutta, annoverasse alcune figurazioni contenenti precisi riferimenti a luoghi veneziani, nelle scene che narravano le vicende della pacificazione tra papa Alessandro III e l’imperatore Federico Barbarossa, avvenuta a Venezia grazie alla mediazione di Sebastiano Ziani, 39º doge della Serenissima dal 1172 al 1178.

Venezia è grandiosamente presente nel ciclo pittorico che risale alla fine del XV secolo, esattamente tra il 1494 e i primi anni del Cinquecento, eseguito da Gentile Bellini con la collaborazione di Lazzaro Bastiani, Giovanni Mansueti, Vittore Carpaccio e Benedetto Diana (all’inizio probabilmente prese parte alla realizzazione anche il Perugino con un telero andato distrutto e sostituito già alla fine del Cinquecento) per la sala dell’Albergo della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, ora alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Pur realizzati da cinque artisti diversi i dipinti sono stati concepiti in un’incredibile sintonia che accrebbe la devozione e insieme il prestigio della confraternita, stimolando di conseguenza la volontà di migliorarne la sede e di celebrare la reliquia della Croce di Cristo – donata alla Scuola nel 1369 da Philippe de Mézières, cancelliere dei regni di Cipro e Gerusalemme – attraverso i suoi miracolosi prodigi, visualizzandoli nel modo più efficace per tutti i confratelli ma anche per i visitatori.

In particolare Gentile Bellini, in due dei tre teleri che gli furono affidati, e Vittore Carpaccio, nell’unico dipinto commissionatogli, ambientano gli episodi nei luoghi dove effettivamente avvennero i miracoli offrendo uno straordinario ritratto di Venezia con un riconosciuto valore di documento storico.

Autore: Gentile Bellini (Venezia, 1429 – 1507)

Titolo: Processione in piazza San Marco

Collocazione: Gallerie dell’Accademia, Venezia

Dimensioni: cm. 367 X 745

Tecnica: olio su tela

Datazione: 1496

 

Gentile Bellini, Processione in piazza San Marco, Gallerie dell'Accademia a Venezia.

Gentile Bellini, Processione in piazza San Marco, Gallerie dell’Accademia a Venezia.

La scena della Processione in piazza San Marco è considerata tra i primissimi esempi di vedutismo veneziano. La città lagunare, vera protagonista del dipinto, viene rappresentata, con un ampio angolo visuale che permette di osservare la precisa rappresentazione della piazza nello splendore delle sue architetture.

Il telero, pur raffigurando la solenne processione che ogni anno si svolgeva in piazza il giorno di San Marco,  a cui partecipavano le scuole con le loro reliquie, commemora ostentatamente l’evento soprannaturale piuttosto che la cerimonia civica. In particolare viene narrato l’episodio avvenuto il 25 aprile 1444 quando il mercante bresciano Jacopo de’ Salis invocò ed ottenne subito, come poi si seppe, l’aiuto divino per il figlio gravemente ferito.

Pedrocco evidenzia che “la minuta e lucida trasposizione delle imponenti architetture che si affacciano sulla piazza, frutto di una scrittura di altissima qualità grafica che certo ha il suo precedente nei disegni del padre Jacopo” (Pedrocco, 2010, p. 49), costituisce un eccezionale documento dell’antico assetto dell’area marciana prima delle trasformazioni cinquecentesche. Nel centro si erge in tutta la sua maestosa bellezza la basilica con i suoi dorati mosaici duecenteschi, andati purtroppo distrutti nel corso dei secoli, ad eccezione di quello che orna il primo portale a sinistra dedicato a Sant’Alipio.  Dinanzi alla basilica i pennoni che nel 1505 verranno rifatti in bronzo da Alessandro Leopardi “architetto, scultore, fonditor di bronzi valentissimo; e uno degli incisori di zecca” (Cicogna, p. 297). A sinistra le abitazioni dei procuratori, che si inizieranno a rinnovare verso il 1514, conservano la struttura conferita dal doge Sebastiano Ziani. Non appare la Torre dell’orologio che, iniziata nello stesso anno del telero, verrà completata nei primi anni del Cinquecento. A destra, accanto all’antico campanile, si riconosce l’ospizio Orseolo, demolito nei primi anni del nono decennio del Cinquecento per la sistemazione sansoviniana della piazza e per la costruzione delle Procuratie Nuove. La pavimentazione rosata in mattonelle di cotto sarà sostituita nel 1723, su progetto di Andrea Tirali, con una in trachite euganea con riquadri in pietra d’Istria, il cui disegno è stato integralmente ripreso nell’ultima ripavimentazione, che è quella attuale, realizzata negli anni 1888 – 1890.

Autore: Gentile Bellini (Venezia, 1429 – 1507)

Titolo: Miracolo della reliquia della Croce al ponte di San Lorenzo

Collocazione: Gallerie dell’Accademia, Venezia

Dimensioni tela: cm 326 x 435

Datazione: 1500

 

Gentile Bellini, Miracolo della reliquia della Croce al ponte di San Lorenzo (Gallerie dell’Accademia, Venezia)

Gentile Bellini, Miracolo della reliquia della Croce al ponte di San Lorenzo (Gallerie dell’Accademia, Venezia)

Nel Miracolo della reliquia della Croce al ponte di San Lorenzo viene narrato un evento miracoloso che, secondo la leggenda, è accaduto tra il 1370 e il 1382.  Durante una processione dalla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista alla Chiesa di San Lorenzo il reliquiario contenente un frammento della croce di Cristo, cadde accidentalmente in canale per l’accalcarsi della folla sopra il ponte di San Lorenzo. La reliquia rimase miracolosamente a galla lasciandosi afferrare tra i soccorritori solo da Andrea Vendramin, il Guardian Grande di allora.

Gentile Bellini conferma in questo dipinto la medesima impostazione adottata nella realizzazione della scena della Processione in piazza San Marco sia per la narrazione dell’evento, lasciando il privilegio della centralità al miracoloso ripescaggio, sia per la cura minuziosa nel mettere in scena uno scorcio di Venezia, soffermandosi a rappresentare gli edifici dai tondi comignoli ancora adorni di pitture murali e di intonaci dipinti. Inoltre il pittore impiega la medesima precisione nel ritrarre ogni singolo partecipante di quello “spettacolo perfettamente organizzato”.

Autore: Vittore Carpaccio (Venezia tra il 1455 e il 1465 – Capodistria 1525 o 1526)

Titolo: Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto

Collocazione: Gallerie dell’Accademia, Venezia

Dimensioni: cm 363 x 406

Tecnica: olio su tela

Datazione: 1494 – 1495

 

Vittore Carpaccio, Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto (Gallerie dell’Accademia, Venezia)

Vittore Carpaccio, Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto (Gallerie dell’Accademia, Venezia)

L’interesse per il reale riaffiora identico nel Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto di Vittore Carpaccio.

L’evento miracoloso della guarigione di un indemoniato per mezzo della reliquia della Croce imposta dal Patriarca di Grado Francesco Querini, a cui assistono in primo piano patrizi veneziani, confratelli della scuola e membri della Compagnia della Calza, si trova relegato nell’ariosa loggia in alto a sinistra. La gran parte della tela è messa a disposizione della veduta di Rialto, colta in uno dei suoi punti nevralgici e brulicante di vita, in un’epoca vicinissima a quella in cui è stata realizzata la pianta di Jacopo de’ Barbari.

Sulla sinistra sono visibili l’insegna dell’albergo dello Storione e la loggia, ritrovo di frequentatori del mercato.

Il ponte (vedi per approfondimento l’articolo Il Ponte di Rialto. Alcune vicende del ponte di legno dal 1264 al 1524) è ancora quello ligneo, edificato nel 1458, con la parte mobile al centro per il transito delle imbarcazioni maggiori, che, crollato nel 1524, fu poi sostituito con l’attuale in pietra.

A destra si vede la forma quattrocentesca del Fondaco dei Tedeschi, distrutto da un incendio nel gennaio 1505 e ricostruito già nel 1508. Si riconoscono inoltre il campanile di San Giovanni Crisostomo, il porticato terreno, tuttora esistente, di Ca’ da Mosto, il campanile dei Santi Apostoli prima del rifacimento del 1672.

Altrettanto puntuale, come la resa topografica, è la descrizione che il Carpaccio vuole offrirci dello spaccato delle attività umane che si svolgono a Rialto, centro economico di Venezia, uno dei più grandi empori mondiali dell’epoca, con i suoi protagonisti in un giorno qualsiasi di fine quattrocento. I bottegai, i mercanti, i barcaioli, i notabili e i membri della Compagnia della Calza agiscono assieme ai passanti occasionali e ai visitatori stranieri. Il pittore dissemina il telero di un’infinità di precisissimi particolari: dalle donne, che battono i tappeti e mettono la biancheria ad asciugare, ai bottai che sciacquano i recipienti per il vino, fino ai muratori che stanno rinnovando le tegole sui tetti.

Conclusioni

Ritengo che nelle opere sopra descritte, Gentile Bellini e Vittore Carpaccio hanno realizzato il più straordinario ritratto di città della pittura italiana quattrocentesca. Nella dimensione monumentale dei teleri l’occhio fatica a individuare l’evento principale, quasi inghiottito dall’abbondanza dei particolari che catturano lo sguardo dello spettatore.

Dal breve esame che ho svolto su tre dei teleri del ciclo dei Miracoli della reliquia della Croce scaturiscono le seguenti considerazioni. La prima è che Bellini e Carpaccio sono consapevoli che per narrare una “storia vera” è necessaria una completezza di descrizione e una chiarezza di informazioni visive, condizioni che fanno sì che il miracolo rappresentato appaia come se fosse stato appena scoperto in natura e quindi così indiscutibilmente vero quanto la vita quotidiana. La seconda è che gli eventi religiosi sono puri pretesti per rappresentare la vita secolare. Infine la terza è che la pittura narrativa sembra non raggiungere quello che dovrebbe essere il suo scopo principale cioè il raccontare una storia. Anche se Gentile, a differenza Vittore, raffigura al centro dei suoi due teleri il momento miracoloso, quello che balza agli occhi di noi contemporanei, come sicuramente a quelli dello spettatore di allora, è la Venezia rappresentata con accuratezza di architetture e topografie,  popolata da una folla infinita di personaggi gerarchicamente ordinati, dai cittadini obbedienti e devoti, dalle dame in costumi sfarzosi, dai ricchi e dai poveri, e dai visitatori stranieri tutti ritratti singolarmente con grande precisione.

Pare evidente che, protagonista delle tele in esame rimane soprattutto la Venezia tardo quattrocentesca, una città forse al massimo della sua potenza economica e nel pieno fiorire di una grande stagione artistica in cui l’architettura andava assumendo un ruolo nuovo nell’immagine urbana.

BIBLIOGRAFIA

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M. Cancogni, G. Perocco, Carpaccio, Milano 1967
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S. Moschini Marconi, Gallerie dell’Accademia di Venezia. Opere d’arte dei secoli XIV e XV, Roma, 1955
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F. Pedrocco, La pittura della Serenissima. Venezia e i suoi pittori, Milano, 2010
T. Pignatti, Carpaccio, Milano, 1955
T. Pignatti (a cura di), Le Scuole di Venezia, Milano, 1981
V. Sgarbi, Carpaccio, Bologna, 1979
V. Sgarbi, G. Pinna, Carpaccio, Milano 1994

Autore articolo: Roberto Camatti
Autore articolo: Roberto Camatti

Roberto Camatti, laureato in economia e commercio, è l’ideatore e il direttore del sito www.venicecafe.it. E’ appassionato di curiosità veneziane e d’arte contemporanea. Vive e lavora a Venezia.



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