Fondamenta di Ca’ Balà

La fondamenta di Ca’ Balà – Baccalà o Cabala?

Nel sestiere di Dorsoduro, seguendo la lunga fondamenta delle Zattere che conduce alla famosa basilica della Salute e alla Punta della Dogana, si attraversa il ponte di Ca’ Balà, vicino al quale si trova l’omonima fondamenta.

Molte sono le spiegazioni che sono state date per questo strano toponimo. La più comune è quella secondo cui Ca’ Balà sarebbe il nome di un antico palazzo (ca’ sta per casa), ora distrutto, appartenente appunto alla famiglia Ca’ Balà.

Secondo altre fonti il nome della fondamenta deriverebbe dagli antichi depositi, dove si conservava il Baccalà sotto sale. La fondamenta e il ponte, in origine, si chiamavano appunto ‘del Baccalà’. La parola, nel corso dei secoli si sarebbe abbreviata in Ca’ Balà.

Il Baccalà a Venezia

Il Baccalà (merluzzo essiccato) è uno dei piatti preferiti dai veneziani, ma è molto conosciuto anche dai turisti che frequentano assiduamente la città. Viene cucinato in svariati modi, ma quello che i veneziani amano di più è sicuramente il baccalà mantecato. Facile poterlo gustare, spalmato su un pezzo di pane croccante, in qualche piccola osteria, accompagnato da un buon bicchiere di rosso.

Plet Luigi, professore di canto della Cappella Musicale di San Marco, nel 1853, pubblicò a Venezia alcune sue poesie, tra cui una Lode del Baccalà (F. N. Mocenigo, Della letteratura veneziana del XIX secolo, Venezia, 1901, p. 410):

Uno loda el bisatto; un altro el ton; 

Quelo porta la rasa e questo el go;

Qua se esalta l’orada e là el barbon;

Chi preferisse el rombo e chi l’inchiò;

El molo Caio vol; Tizio el sardon;

Ma, in fazza de qualunque mi dirò

Che ‘l pesse, che dev’esser più stima

Per tutte le rason , xe el Bacalà

 

Nizioletto di Ca' Balà

Nizioletto di Ca’ Balà

La leggenda narra che il Baccalà fu portato, nella prima metà del quattrocento a Venezia, da Pietro Querini. Dopo che la nave di questo capitano da mar fece naufragio, le scialuppe furono trascinate dalla corrente sino all’isola norvegese di Rost. Quando tornò a Venezia, il 12 ottobre 1432, Pietro Querini portò con sé lo stoccafisso e consegnò una relazione al Senato, descrivendo come i pescatori norvegesi conservassero il merluzzo essiccandolo. Nel 1827, la Ditta Block aprì un deposito di stoccafissi a Venezia, tanto enorme che, durante il duro assedio del 1849, quando vennero a mancare tutti gli altri generi di sostentamento, riuscì a sfamare l’intera popolazione veneziana.

Anche questa spiegazione del toponimo è però confutabile. A parte il fatto di dover accettare la strana abbreviazione da baccalà a ca’ balà, nelle antiche piante topografiche di Venezia, la fondamenta e il ponte erano denominati della Cabalà (cfr. G. Tassini, Curiosità veneziane, Venezia: edizione Filippi, 1990, p. 46)

In base a questo nuovo toponimo, proposto dal Tassini, possiamo ipotizzare due spiegazioni. La prima è che Cabalà fosse il cognome di qualche famiglia, ed effettivamente a Venezia abitavano famiglie con questo cognome. La seconda spiegazione, molto più affascinante, è che questo toponimo derivi dal culto esoterico della “cabala”.

Secondo una spiegazione più recente, ma molto meno intrigante, il ponte si chiamava in origine ponte dei Saloni, dal soprannome di un’antica famiglia che abitava in questo luogo; la denominazione attuale, invece, deriverebbe dalla famiglia Balà, un tempo residente nei pressi del ponte (cfr. T. Rizzo, I ponti di Venezia, Venezia, 2013, p. 62). Rizzo conferma quindi la prima e più comune spiegazione.

A quanto pare regna una grande confusione su questo toponimo. Ciò che è certo e su cui non nutro alcun dubbio è, invece, la bontà del baccalà mantecato …