LE AVVENTURE POST-MORTEM DI SAN MARCO EVANGELISTA

Autore articolo: Francesca Borghesan

LE AVVENTURE POST-MORTEM DI SAN MARCO EVANGELISTA

Marco (Palestina o Cipro, 20 d. C. – Alessandria d’Egitto, seconda metà del I sec. d.C.), secondo la tradizione, fu inviato da Pietro, col quale si trovava allora a Roma, nella metropoli alto-adriatica di Aquileia per evangelizzare. La città faceva parte della Regio X Venetia et Histria, come i territori che comprendono gli isolotti sui quali sorgerà Venezia.

Qui, nel 50 d. C., avrebbe nominato l’amico Ermagora, che lui stesso aveva convertito, primo vescovo aquileiense.

“Vedendo che Marco era saldo nella fede, Pietro lo inviò ad Aquileia: e lì, predicando la Parola di Dio, convertì alla fede in Cristo un numero incalcolabile di persone. […] Infine San Marco condusse a Roma Ermagora, un cittadino di Aquileia da lui convertito alla fede di Cristo, affinchè Pietro lo ordinasse vescovo di Aquileia. Dopo aver assunto l’incarico, Ermagora governò ottimamente la Chiesa aquileiese; alla fine fu arrestato dagli infede li e nella stessa Aquileia ottenne la corona del martirio.”. 

(Jacopo da Varazze, Legenda Aurea, passo tratto dall’edizione curata da G.P. Maggioni, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze, 2007, p. 451).

“Pax tibi Marce, evangelista meus” …  
Durante il viaggio di ritorno verso Roma, fu colto da una tempesta mentre attraversava i canali che collegano Aquileia a Ravenna, e fu costretto a rifugiarsi in un isolotto, dove poi sorgerà la futura Venezia. Qui vide in sogno un angelo che lo salutò con la frase: “Pax tibi Marce, evangelista meus”, e gli promise che i suoi resti mortali avrebbero lì riposato.Non esistono notizie certe sulla morte di Marco, ma secondo “La storia ecclesiastica” di Eusebio di Cesarea e la già citata “Legenda Aurea”, fu ucciso ad Alessandria d’Egitto, città in cui fu inviato, per primo, a predicare e della quale fu nominato primo vescovo, facendo trascinare il suo corpo per la città. Secondo altri invece vi morì per cause naturali.

Jacopo da Varazze ci racconta che i fedeli del santo, seguendo i suoi insegnamenti, decisero di costruire

“una chiesa sugli scogli in riva al mare, in una località che è detta Buccari, cioè “del bovaro”. Ma i sacerdoti dei templi tentavano di catturarlo. Mentre san Marco celebrava la messa di Pasqua, si adunarono tutti in quel luogo, gli misero una corda al collo e lo trascinarono per tutta la città dicendo: “Trasciniamo il bufalo fino a Buccoli”. Brandelli della sua carne cadevano a terra e rivoli del suo sangue segnavano le rocce. Viene poi rinchiuso in carcere, dove un angelo viene a confortarlo con queste parole: “Ecco, il tuo nome è scritto nel libro della vita e sei associato alle potenze celesti”. Lo stesso Signore Gesù Cristo gli fece visita e lo confortò dicendo: “Pace a te Marco, mio evangelista. Non temere: io sono assieme a te per liberarti!”. Il mattino dopo di nuovo gli mettono una corda al collo e lo trascinano qua e là dicendo: “Trascinate il bufalo fino a Buccoli!”. Mentre veniva trascinato in tal modo, Marco ringraziava dicendo: “Nelle tue mani, Signore, affido l’anima mia”. Con queste parole rese l’anima a Dio; era il tempo di Nerone, il cui impero ebbe inizio intorno all’anno 57”.

(Jacopo da Varazze, Legenda Aurea …, p. 453).

 

Alcuni episodi della vita di San Marco, tratto da La Basilica di San marco in Venezia illustrata nella storia e nell'arte ..., Parte I, Venezia 1888

Alcuni episodi della vita di San Marco, tratto da La Basilica di San marco in Venezia illustrata nella storia e nell’arte …, Parte I, Venezia 1888

In un primo tempo i pagani pensarono di bruciare i suoi resti, ma scoppiò un tremendo temporale che fece fuggire tutti, e il suo corpo rimase intatto. I cristiani lo raccolsero e gli dettero sepoltura in una chiesa, che gli verrà intitolata, con tutti gli onori.

“Beata sei, Alessandria, tinta dalla porpora del suo sangue trionfatore; felice anche tu, Italia, resa ricca dal tesoro di questo corpo!” …
Secondo la tradizione, il corpo del Santo riposò in pace fino all’anno 828, allorquando venne trafugato da due mercanti veneziani: Buono da Malamocco e Rustico da Torcello. Operazione che si rivelò decisamente pericolosa in quanto ormai tutto l’Egitto era sotto il controllo dei Saraceni, rendendo pericolosa qualsiasi trattativa commerciale con essi. Le navi veneziane al loro seguito furono però costrette a rifugiarsi ad Alessandria a causa di fortissimi venti in mare. Qui i due si resero immediatamente conto della difficile condizione di esistenza della chiesa locale, i cui fedeli temevano violenze da parte degli “infedeli” e i beni materiali subivano continue ruberie ed espoliazioni. I mercanti confidarono le loro preoccupazioni ai due guardiani della chiesa di San Marco di Alessandria d’Egitto in cui erano conservati i preziosi resti, Stauranzio e Teodoro. I due, dopo molte remore e resistenze, cedettero e si resero complici del furto, atto a portare il santo a Venezia, un luogo più tranquillo dove riposare in pace. Per ritardare il più possibile la scoperta del misfatto, al posto del corpo di Marco ne venne messo un altro, ossia quello di Santa Claudia, preso da un sarcofago vicino. Nel momento in cui venne riesumato il corpo, si racconta ,nella chiesa, poi nel quartiere ed infine nella città, si diffuse un soave profumo di fiori. Il santo venne deposto in una cesta e ricoperto da foglie di cavolo e altri ortaggi, e infine da grossi pezzi di carne di maiale, sagace idea, in quanto le guardie saracene, non volendone venire in contatto perché ritenuta impura, lasciarono passare i mercanti con tranquillità ai controlli.

La  “Legenda Aurea” ci racconta di vari miracoli accaduti durante la traversata di mare per tornare a Venezia.

Una curiosità interessante è che, all’altezza della città di Cropani, in Calabria, l’equipaggio fu sorpreso da una tempesta, e venne soccorso dai marinai cropanesi. Come simbolo di gratitudine per l’aiuto offerto, nella chiesa di Santa Lucia di Cropani è conservata la rotula di San Marco.

A Venezia i due mercanti furono accolti con ogni onore dal doge Giustiniano Partecipazio, nonostante i due avessero violato il divieto di commercio con gli infedeli. Il doge disse: “Facciano pure ritorno in pace, che se recano un tesoro così grande non solo non infliggerò loro alcuna pena, ma li chiamerò addirittura figli miei” (Passo riportato nel testo di Marcello Brusegan, “Storia insolita di Venezia”, Roma 2007, p. 55).

Il corpo dapprima venne ospitato al piano superiore del palazzo del doge, in attesa di trovare una più idonea collocazione, una cappella dove ospitarle, cioè la futura Basilica di San Marco, di imminente costruzione.

La Basilica la dobbiamo alla volontà del Doge (all’inizio sarà infatti la sua cappella privata, uno dei simboli del suo potere, non chiesa-simbolo della città!); i resti del santo furono nel frattempo collocati a Palazzo Ducale: perché tutto ciò ebbe dietro una committenza politica e non religiosa? Perché non furono accolti nella chiesa vescovile di San Pietro di Castello, come sarebbe stato più logico?

Dietro il furto delle reliquie lo zampino del Doge …
Appare evidente a quel punto come dietro il furto delle reliquie ci fosse lo zampino del Doge. Perché? E’ presto detto: dietro si colloca l’antica disputa che vedeva Venezia rivale di Aquileia! Venezia dipendeva ancora dal Patriarcato di Grado, ma il neoeletto Patriarca di Aquileia Massenzio, nel Sinodo di vescovi di Mantova dell’827, riuscì a far declassare il primo a plebs della seconda. A questo punto Grado, e di conseguenza Venezia, avrebbero perso l’autonomia subendo le ingerenze aquileiesi.

A suo sostegno, Massenzio ricordò che San Marco, giunto in questa città, inviato da San Pietro per evangelizzarla, avrebbe da essa portato con sé a Roma Ermagora, fatto vescovo da Pietro stesso: era un pretesto per legittimare l’esistenza del Patriarcato ad Aquileia anziché altrove! I Veneziani, dal canto loro, con il trasporto del corpo di San Marco, affermavano in modo perentorio che il fondatore della loro chiesa era stato appunto San Marco stesso che, di passaggio per le terre lagunari, avrebbe avuto il sogno che gli preannunciava la definitiva dimora proprio qui.

Il trafugamento del corpo di San Marco si dimostra quindi un’abile operazione strategica per contribuire a creare la creazione del mito marciano! Venezia era ora il centro religioso più prestigioso del dogado!

San Marco venne acclamato come patrono della città accanto al precedente San Teodoro, ma in una posizione, per questo, ormai predominante.

Nell’832 fu portata a termine la prima fabbrica marciana,  a cui poi hanno seguito più importanti rifacimenti, che porteranno, uno di seguito all’altro, alla fisionomia attuale, che tutti conosciamo e amiamo.

 

Basilica di San Marco - Incisione tratta da L'augusta Ducale Bailica dell'Evangelista San Marco, Venezia 1761

Basilica di San Marco – Incisione tratta da L’augusta Ducale Bailica dell’Evangelista San Marco, Venezia 1761

La consacrazione ufficiale si ebbe nel 1094, sotto il dogado di Vitale Falier, il 25 giugno.

La festa però fu preceduta da tre giorni di penitenza, digiuno e preghiera, per ottenere il ritrovamento delle reliquie dell’evangelista, delle quali, in seguito alle vicissitudini che si erano susseguite, non si conosceva più l’esatta ubicazione. I religiosi e i fedeli erano affranti. Ecco, allora, un avvenimento misterioso e miracoloso: dopo la messa celebrata dal vescovo, si spezzò il marmo di rivestimento di un pilastro della navata destra, a lato dell’ambone, e comparve la cassetta contenente le reliquie, mentre un profumo dolcissimo si spargeva per la basilica. Le reliquie del santo sono oggi conservate nell’altare maggiore.

L’ottimo testo “San Marco, la Basilica d’oro” di Renato Polacco (1991, Berenice editore, pag. 241), prova ad ipotizzare quale fu il pilastro in questione, analizzando quali strutture fossero sopravvissute dalla prima fabbrica fino a quel momento, attraversanto i vari rifacimenti e restauri.

Nel transetto meridionale della Basilica , nel registro inferiore della parete occidentale, oggi possiamo ammirare due rappresentazioni musive duecentesche di chiara influenza bizantina che ci raccontano questi avvenimenti. Il primo pannello mostra la santa Messa di preghiera davanti al popolo supplicante; il secondo è una scena di giubilo e ringraziamento a miracolo avvenuto.

I resti di San Marco hanno finalmente trovato pace?

Forse no: recentemente lo studioso inglese Andrew Michael Chugg in “The Quest for the Tomb of Alexander the Great” (Periplus Publishing London 2004), avrebbe ipotizzato che il corpo a Venezia sarebbe in realtà quello del grande condottiero macedone, e non del santo. Ma questa è un’altra storia.

Marco è comunque ricosciuto quale santo patrono di Venezia, festeggiato il 25 aprile, data della sua morte, e ai tempi della Serenissima anche il 31 gennaio, tradizionalmente il giorno della traslazione del corpo da Alessandria d’Egitto, e il 25 giugno, giorno del miracoloso ritrovamento delle reliquie.

Autore articolo: Francesca Borghesan
Francesca Borghesan è laureata a Ca’ Foscari in Conservazione dei Beni Culturali con indirizzo storico-artistico (tesi in Storia dell’Arte Medioevale dal titolo “Vetrate gotiche nel Veneto”). Nella pagina Facebook “Le ore piccole di Francesca” alimenta le sue passioni: Venezia, con la sua storia, i suoi aneddoti e i suoi misteri e il folklore, la storia e la cultura degli Stati Uniti, in particolare delle origini


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