Le Compagnie della Calza nelle testimonianze degli antichi e dei moderni

Le Compagnie della Calza nelle testimonianze degli antichi e dei moderni

Istituzioni nate a Venezia sul principio del secolo XV, costituite da giovani nobili che organizzavano feste, concerti e rappresentazioni teatrali. Erano dette della Calza, per l’usanza di portare calze di seta colorate. Tra il 1487 e il 1565, esistevano a Venezia circa 23 Compagnie della Calza. Ciascuna compagnia era costituita da 20 a 30 giovani circa. Le Compagnie della Calza erano un’istituzione molto celebre a Venezia, ed esimi studiosi dedicarono loro studi approfonditi, così come grandi pittori le raffigurarono nei loro dipinti. 

Davano essi quindi a proprie spese allegrezze pubbliche con rappresentazioni teatrali, musiche sull’acqua, regatte, mascherate, feste a ballo ed altri pomposi spettacoli , specialmente nelle nozze, negl’ingressi ai procuratore, nel venire de’principi forestieri in Venezia, ec. Di persone in gran numero e di varie partite sotto particolari capi la compagnia era composta. Ognuna delle quali partite, nelle comparse pubbliche, abito particolare portava , con la calza alla parte diritta, dalla metà della coscia sino al piede, di vari colori distinta, ed anche guarnita d’oro o d’argento o di perle o di gioie. Le calze di una partita erano differenti da quelle dell’ altra, siccome pure diversi erano i nomi di ciascuna partita ; perciocché v’ erano i Cortesi, i Sempiterni, i Floridi, gli Accesi, i Pavoni, gli Eterei, i Reali ed altri in altro modo chiamati.

(Ermolao Paoletti, Il Fiore di Venezia ossia i quadri i monumenti le vedute e i costui veneziani …, Vol. IV, Venezia 1840, p. 54)

Opere pittoriche celebri raffiguranti Compagni della Calza

Vittore Carpaccio, nel suo celebre Miracolo della reliquia della Santa Croce (1455 circa – Gallerie dell’Accademia, Venezia), raffigura tra la folla che assiste alla scena, davanti ad un portico, alcuni compagni della Calza (lato sinistro in basso del quadro). Carpaccio inserisce Compagni della Calza anche in due teleri, dedicati alle storie di Sant’Orsola, l’Arrivo degli Ambasciatori e la Partenza del Fidanzato alle Gallerie dell’Accademia; e anche nel Miracolo di S. Trifone (Scuola di San Giorgio degli Schiavoni).

Gentile Bellini ritrae dei Compagni della Calza nella sua Processione in Piazza San Marco (Gallerie dell’Accademia)

Antonio Maria Zanetti, nel 1760, ricorda che il giovane Tiziano dipinse un compagno della calza sulle pareti del Fondaco de Tedeschi. Zanetti considera l’affresco sia un capolavoro che “una memoria utile all’ istoria nostra civile”  (Varie pitture di fresco dei principali maestri veneziani. Ora la prima volta con le stampe pubblicate, Venezia 1760, p. VII). La figura dipinta da Tiziano indossava le calze rosse, aveva un grande mantello e impugnava un coltello dietro la schiena. Oltre all’incisione dello Zanetti, esiste un ritratto a colori del Grevembroch.

 

Tiziano, Compagno della calza (Fontego dei Tedeschi - tratto da Varie pitture di fresco dei principali maestri veneziani, 1760)

Tiziano, Compagno della calza (Fontego dei Tedeschi – tratto da Varie pitture di fresco dei principali maestri veneziani, 1760)

 

Testimonianze antiche e moderne sulle Compagnie della Calza

Le uniche testimonianze dirette sulle Compagnie della Calza derivano dai Diarii di Marin Sanudo e solo da tre Statuti rimasti:

  • Statuto più antico è quello dei Modesti, datato 20 febbraio 1487;
  • Segue lo Statuto dei Sempiterni del 15 marzo 1541;
  • E infine lo Statuto degli Accesi (13 febbraio 1562)

Dai Diari di Marin Sanudo sappiamo,ad esempio, che nel 1525 a Palazzo Querini, la Compagnia della Calza dei Valorosi organizzò una recita della Commedia Orba di Cherea, per il matrimonio di una Querini; che nella sera 26 febbraio 1529, in Casa Loredan sul Canal Grande fu provata una commedia di Giovanni Ortica, recitata dalla Compagnia de’Reali. A questo proposito, vale la pena ricordare che la compagnia della Calza detta dei Sempiterni costruì in legno, nel 1565, “entro i recinti del monastero di S. Maria della Carità, il primo teatro che si avesse in Venezia, a cui poco dopo tenne dietro, costrutto in pietra, il Teatro Vecchio di S. Cassiano” (G. Nissati, Anedotti storici veneziani, Venezia (1897) 2009, p. 165).

Il celebre Vasari (1568), durante il suo soggiorno a Venezia del 1541, ricorda come l’Aretino lo avesse invitato a dipingere una coreografia per una festa nel palazzo di “messer Giovanni Cornaro, cioè nel soffittato d’una camera del suo palazzo, che è da San Benedetto”, organizzata dai “Signori della Calza” (G. Vasari, Le Vite, Vol. I, edizione Le Monnier Firenze 1846, p. 20).

Leonardo Fioravanti, nel 1572, esalta le Compagnie della Calza per la loro natura aristocratica e sostiene che sia un errore considerarle “fantasia fatta senza proposito”. Egli, inoltre, ritiene erroneamente che la Compagnia della Calza fosse un ordine cavalleresco, derivato dallo spagnolo ordine della Banda istituito nel 1368, “nella nobil città di Burgos in Ispagna” (cfr. L. Fioravanti, Dello specchio di scientia universale, Venetia 1572, p. 336) .

Francesco Sansovino (1581), tratta più volte delle Compagnie della Calza, descrivendone l’origine degli abiti, le cariche, le cerimonie, il numero delle società. Secondo Sansovino le Compagnie erano 43 ed erano nate nel 1400 (data che però non sembra storicamente attendibile).

L’anno 1400,  creato Principe Michele Steno, la città fece festa per molti mesi. Ne quali una quantità di giovani nobili, messi in monte 2. mila ducati peruno … leVarono una copagnia della Calza. Percioche portavano lo Habito pel quel tempo ch’ella durava, diverso dall’ordinario ,& specialmente una calza, divisandola a quartieri di diversi colori;Et oltre a ciò eleggevano una impresa con motto o senza che fosse comune alla cópagnia

(F. Sansovino, Venetia città nobilissima …, Venezia 1581, p. 151 b)

Cesare Vecellio (1590) riporta un disegno di un habito della Compagnia della Calza, nel suo Habiti antichi, et moderni di diverse parti del mondo (il disegno originale è nella Collezione Albertina di Vienna).

 

Habito della Compagnia della Calza

Habito della Compagnia della Calza

Bernardo Giustinian (1692) considera le Compagnie della Calza come una specie di  ordine militare antico. Giustinian elenca, inoltre, le opere in cui sono raffigurati i Compagni della Calza, citando quadri di Bellini e Carpaccio (cfr. Historie cronologiche dell’ origine degl’ordini militari, Venezia, 1692, pp. 115-116).

 

Ritratto di Compagno della Calza tratto da Historie cronologiche dell’ origine degl’ordini militari

Ritratto di Compagno della Calza tratto da Historie cronologiche dell’ origine degl’ordini militari

Marco Foscarini, nel 1752, descrivendo alcune celebri feste veneziane, parla anche delle Compagnie della Calza, dichiarando che sono composte “di gran numero di Gentiluomini i più ricchi della Città” (Letteratura veneziana, Padova, 1752, p.  217, nota 316).

Giambattista Galliciolli, nel 1795, nelle sue celebri Delle memorie venete antiche profane ed ecclesiastiche, racconta la storia di come sono nate le Compagnie delle Calze, precisando che esse non c’entravano nulla con “antichi Maestri de’ Cavalieri, o … Ordine Cavalleresco sul modello di quello istituito da Alfonso XI R e di Castiglia nel 1332” (Vol. II, Venezia 1795, p. 267).

Jacopo Morelli, nel 1820, discute delle commedie recitate dalle Compagnie della Calza.

il Pseudolo e il Soldato glorioso di Plauto da incerti volgarizzate ; quella recitata nel carnovale del 1512 da gentiluomini nostri nella casa de’Morosini a san Giovanni in Laterano; questa due anni .dopo rappresentata pure nel carnovale da’ gentiluomini detti Immortali nella Compagnia della Calza in casa Pesaro a san Benedetto : le quali due commedie, scritte di mano dell’infaticabile Marino Sanudo

(J. Morelli, Operette, Venezia 1820, p. 165)

Fabio Mutinelli, nel 1831, parla delle vesti, dei nomi delle Compagnie della Calza, degli artisti al loro soldo, della vigilanza dei Dieci e dei provveditori di Comun, e delle rappresentazioni del Carpaccio. Mutinelli sostiene, inoltre, che facessero parte di queste compagnie anche “delle donne e di diritto sempre le mogli degl’individui che le componevano” (Del costume veneziano, Venezia 1831, p. 127).

Giuseppe Tassini (1890) racconta di alcune grandi feste, organizzate dalle compagnie dei Sempitermi e degli Accesi, e spiega l’origine del nome di Calza (cfr. Feste, Spettacoli, Divertimenti e Piaceri degli antichi veneziani, Venezia 1890, pp. 42-47).

Alessandro D’Ancona, nel 1891, nel suo libro Origini del teatro italiano (Vol. III, Torino 1891, p. 122) tratta di alcune commedie recitate o commissionate dalle Compagnie della Calza.

Pietro Molmenti (1897) ricorda che il 14 ottobre 1507  fu rappresentata una momaria, “sopra solai, sul campo di San Polo, dalla compagnia della Calza, detta degli Eterni in occasione delle nozze di Luca da Lezze con una Foscarini. L’argomento era Giasone alla conquista del vello d’oro” (Venezia. Nuovi studi di Storia e d’Arte, Firenze 1897, p. 181).

Gustavo Ludwig e Pompeo Molmenti riportano i vari ritratti dei compagni della Calza, presenti nei dipinti di Vittore Carpaccio (cfr. Vittore Carpaccio, Milano 1906).

Sicuramente, uno degli studi più approfonditi sul fenomeno delle Compagnie della Calza è quello pubblicato dal Venturi, tra il 1908-1909, intitolato “Le Compagnie della Calza”.

Probabilmente dunque la più antica Compagnia sorse nei primi anni del secolo XV, quando per rendere più belle le feste, alcuni giovani nobili vollero unire le proprie forze economiche: allora presero un distintivo comune a scopo di eleganza, la calza, e si diedero un nome speciale, che doveva indicare le loro tendenze o i loro desideri.

(Le Compagnie della Calza, in Nuovo Archivio Veneto, Tomo XVI, 1908, pp. 207-208)

I testi da citare sarebbero centinaia e diventerebbe tedioso per me e per i lettori. Aggiungo solo, per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, che la maggior parte delle fonti antiche sono riportate nel lungo saggio di Venturi. 



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