Pietro Longhi Contadini all’osteria

Autore: Roberto Camatti

Pietro Longhi Contadini all’osteria

Autore: Pietro Longhi (Venezia, 1701 – 1785)

Titolo: Contadini all’osteria

Collocazione: Museo della Fondazione Querini Stampalia

Dimensioni: cm.  60 x 49

Tecnica: olio su tela.

Datazione: 1765 – 1770

Longhi, Contadini all'osteria - Querini Stampalia - Venezia

Longhi, Contadini all’osteria – Querini Stampalia – Venezia

Contadini all’osteria ha avuto sorte comune con le tele della serie La caccia in valle ed altre sette opere sempre realizzate dal Longhi per la famiglia Barbarigo. Confluito, dopo vari passaggi di proprietà, nella raccolta Donà delle Rose nel 1986, fu acquistato nel 1934  da un consorzio costituito tra la Fondazione Querini Stampalia, l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, la Cassa di Risparmio di Venezia e il Banco San Marco. Collocato in deposito permanente nel Museo della Fondazione, è esposto nella sala della musica.

La cornice del quadro è stata adattata alla tela di cui trattasi perché in origine venne creata per Il casotto del leone, dipinto del Longhi ora nella collezione della Pinacoteca della Fondazione Querini Stampalia. E’ interessante, inoltre, notare che la cornice dei Contadini all’osteria reca nel retro, sul listello inferiore la scritta:

«dorar per S.ʳ Marchese / cristal», e, sempre nel retro, sul listello superiore: «Lion». Entrambe le scritte, ritenute di mano dello stesso Longhi, sono state realizzate ad inchiostro.

(Dazzi – Merkel, 1979 , pag. 94).

Nel 1975 il dipinto è stato rifoderato, rintelaiato e lievemente ritoccato nelle lacune dal Pedrocco. Dazzi e Merkel evidenziano che nel corso di tale restauro è stato rimosso un volto ridipinto scoprendo quello originale appena abbozzato e orientato diversamente (Dazzi – Merkel, 1979 , pag. 95). Tra il 1981 ed il 1982 la tela è stata anche restaurata da Antonio Lazzarin (AA.VV., 1995, pag. 42)

E’ l’opera del Longhi di cui si conosce il maggior numero di disegni preparatori, vivificati come quelli di Watteau da tratti di gessetto bianco su carte brune: cinque fogli conservati al Museo Correr di Venezia.

 

Disegno preparatorio di Contadini all'osteria (Museo Correr - Venezia)Disegno preparatorio di Contadini all’osteria (Museo Correr – Venezia)

Descrizione

La scena si svolge nel buio di un’osteria, rotto soltanto dai bagliori di un fuoco acceso sotto una grande pentola nera. Sette contadini sono ritratti nell’atto di cenare in quattro distinte rappresentazioni: del mangiare, del bere o del conversare, seduti o in piedi, in solitudine o in compagnia. Alla destra della tela si notano a malapena due pentole appese alla parete e sopra un ripiano un bottiglione vuoto per il vino.

Stile e qualità pittorica

Contadini all’osteria è un’opera matura del Longhi, affine al ciclo della Caccia in valle, databile secondo il Pignatti tra il 1765 e il 1770 (Pignatti, 1974, pag. 101).

La serie di disegni preparatori indica un interesse del tutto eccezionale del pittore per il soggetto, tratto dalla vita reale. I lumi a gessetto bianco creano una animata dialettica di effetti, poco visibile nella stesura pittorica caratterizzata da colori bruniti. I personaggi ritratti nella tela affondano in un’ombra piena di sfumature, in cui la nettezza di contorni del disegno preparatorio sembra dissolversi alla ricerca di sfocati giochi di colore.

La critica è concorde nell’evidenziare le ascendenze da Rembrandt, il cui stile era noto a Venezia nel settimo decennio del diciottesimo secolo grazie alla diffusione che ne fecero artisti come Giuseppe Nogari, Pierantonio Novelli, Bartolomeo Nazzari. È questo il quadro del Longhi in cui si avverte maggiormente, rispetto agli episodi de La caccia in valle, una rinuncia al colore a vantaggio di un gioco sapiente di chiaroscuri.

Adriano Drigo ritiene che:

“Pare ragionevole prendere in considerazione l’ipotesi che anche il dipinto tradizionalmente intitolato I contadini all’osteria (…), da tutti gli studiosi avvicinato, per incontestabili ragioni di stile, al momento della “Caccia in valle”, possa invece far parte integrante, e a buon diritto, proprio della stessa “carriera”, nella quale trova la sua naturale collocazione in coda alla sequenza con un titolo che potrebbe essere La festa dei valligiani”.

(AA.VV., 1993 pag. 190)

Anche se lo stato di conservazione dell’opera non consente agli studiosi di compiere delle verifiche più approfondite sulla tela per eventualmente confermare l’ipotesi di Drigo, mi sembra che alcuni dei valligiani raffigurati nella serie de La caccia in valle siano presenti anche in questo dipinto.

BIBLIOGRAFIA
  • AA.VV., Catalogo della Pinacoteca della Fondazione Scientifica Querini Stampalia, a cura di Manlio Dazzi e Ettore Merkel, Vicenza 1979
  • AA.VV., Disegni antichi del Museo Correr di Venezia, a cura di Terisio Pignatti, IV, Venezia, 1987
  • AA.VV., Pietro Longhi, a cura di Adriano Mariuz, Giuseppe Pavanello, Giandomenico Romanelli, Milano, 1993
  • AA.VV., Pietro Longhi. Gabriel Bella. Scene di Vita Veneziana, a cura di Giorgio Busetto, Milano, 1995
  • Lorenzetti Giulio, Planiscig Leo, La collezione dei conti Donà dalle Rose a Venezia, Firenze, 1934
  • Martini Egidio, La pittura veneziana del Settecento, Venezia, 1964
  • Pallucchini Rodolfo, La pittura veneziana del Settecento, Venezia-Roma, 1960
  • Pignatti Terisio, Pietro Longhi, Venezia, 1968
  • Pignatti Terisio, L’opera completa di Pietro Longhi, Milano 1974
  • Pignatti Terisio, Pietro Longhi: dal disegno alla pittura, catalogo della mostra, Venezia, 1975
  • Sgarbi Vittorio, Pietro Longhi. I dipinti di Palazzo Leoni Montanari, Milano, 1982
Autore articolo: Roberto Camatti
Autore articolo: Roberto Camatti

Roberto Camatti, laureato in economia e commercio, è l’ideatore e il direttore del sito www.venicecafe.it. E’ appassionato di curiosità veneziane e d’arte contemporanea. Vive e lavora a Venezia.



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