Il racconto La maestra di piano di Roger Peyrefitte ambientato a Venezia

Il racconto La maestra di piano di Roger Peyrefitte ambientato a Venezia

Ritratto di borghesia in nero è un film del 1978 con protagoniste Senta Berger e Ornella Muti. Questa storia si svolge a Venezia negli Anni Trenta, durante il regime fascista. Il film venne diretto da Tonino Cervi (rip).

La storia

Da Lecco, il giovane Mattia Morandi (interpretato da Stefano Patrizi) giunge a Venezia per studiare pianoforte al Conservatorio con una borsa di studio e subito fa amicizia con la famiglia Richter, composta da Carla (interpretata da Senta Berger) e dal figlio Renato (interpretato da Christian Borromeo), coetaneo di Mattia, condividendone l’estrazione popolare; sebbene in passato i Richter fossero stati benestanti, ora sono decaduti socialmente e versano in una precaria situazione economica. Per guadagnarsi da vivere, Carla dà lezioni private di pianoforte e tra le sue allieve c’è la giovane Elena Mazzarini (interpretata da Ornella Muti), di famiglia assai ricca e in vista nella borghesia veneziana.

Carla è ancora una donna piacente, Renato va molto fiero di lei e il loro rapporto è molto franco e aperto, tanto che inizialmente guarda con favorevole complicità alla relazione della madre con Mattia, ma poi tenta di frapporsi tra loro, sentendosi ingiustamente trascurato. Per rassicurarlo, Carla gli promette di troncare la relazione; in realtà, da parte sua, Carla mira a fargli conoscere Elena per aspirare a un matrimonio d’interesse tra i due giovani, così che il figlio possa accasarsi in una famiglia abbiente. A tale scopo, organizza una cena alla quale, oltre a Elena, invita anche il fratello della ragazza, Edoardo (interpretato da Mattia Sbragia), e Mattia, considerato ora di famiglia.

L’esito della manovra di Carla è però che Elena, all’oscuro della relazione tra la donna e Mattia, si mostra interessata a quest’ultimo, invece che a Renato e ben presto i due diventano una coppia, accolta con favore anche dai Mazzarini, presso i quali Mattia viene ben presto considerato di famiglia. Carla si sente tradita e inutilmente tenta di proseguire la relazione con Mattia, intenzionato lui ora a troncare, preferendole Elena. Come estremo tentativo, Carla scrive ai Mazzarini una lettera anonima, mettendo in cattiva luce Mattia; ma questi intuisce immediatamente che non può essere che Carla l’anonima mittente, col risultato che il tentativo non solo naufraga miseramente ma anzi, ora smascherata, viene licenziata dai Mazzarini.

 

Ritratto di Borghesia in nero (locandina)

Ritratto di Borghesia in nero (locandina)

Così Carla, apparentemente mostrando pentimento e vergogna, tenta d’avvicinare Elena che ingenuamente ne accetta l’approccio, non sospettando trattarsi in realtà d’una nuova manovra architettata da Carla per ricattarla e impedirle di sposare Mattia, diffamandola diffondendo la voce d’una loro relazione saffica. Alla perfida rivelazione di Carla, Elena reagisce colpendola ripetutamente alla testa con una statuetta, finendo per ucciderla.

Sentito anche Renato, il Commissario di Polizia Franchetti (interpretato da Eros Pagni) appunta immediatamente i propri sospetti su Mattia che, per giunta, risulta privo d’alibi, ma provvidenzialmente Elena lo scagiona affermando, alla presenza di tutta la famiglia, di trovarsi all’ora del delitto in casa con Mattia. Al Commissario non resta che prendere atto della dichiarazione della giovane e congedarsi non senza un certo imbarazzo. In tale circostanza il padre di Elena (interpretato da Paolo Bonacelli) si rivela assai freddo e cinico: per evitare voci indiscrete a danno della sua famiglia, sfruttando la propria posizione privilegiata e la conoscenza personale con il Commissario, gli raccomanda di mantenere la confessione di Elena sotto il più stretto riserbo e promette di ricambiarne la discrezione impegnandosi personalmente in favore del figlio neo-laureato del Commissario.

Ora le nozze tra Elena e Mattia possono avere luogo senza ulteriori ostacoli con una solenne cerimonia, al termine della quale il Commissario lancia uno sguardo dubbioso ai neo-sposi; di lì a poco, al momento della rituale foto di gruppo, nel canale adiacente al sagrato transita un motoscafo delle onoranze funebri con a bordo un feretro coperto da un telo nero.

Antonio Cervi, detto Tonino: figlio d’arte, nipote omonimo, ma anche padre …

Oltre che regista, Tonino Cervi, romano di nascita nel 1930, fu anche produttore cinematografico. Se per caso qualcuno, dato il cognome, avesse fatto un eventuale accostamento con l’attore Gino Cervi, notissimo prima nel ruolo del sindaco comunista sfegatato Giuseppe Bottazzi, detto Peppone, nei film della serie Don Camillo e Peppone, poi nel ruolo del Commissario Maigret (tralasciando lo spot pubblicitario televisivo d’un brandy dall’etichetta nera che “creava l’atmosfera”), avrebbe collegato bene, infatti Tonino Cervi era figlio di Gino Cervi (e dell’attrice Ninì Gordini), nonché nipote dell’omonimo critico teatrale Antonio Cervi. A sua volta, Tonino Cervi era padre di Valentina Cervi, anche lei attrice come i nonni paterni.

Diresse complessivamente una decina di film, dei quali curò anche la sceneggiatura; i più noti sono tratti da due commedie di Molière, Il malato immaginario (1979), seguito dieci anni dopo da L’avaro (1989), entrambi con protagonisti Alberto Sordi (rip) e Laura Antonelli (rip).

Morì in provincia di Siena nel 2002.

Si può interpretare il titolo di questo film in modo duplice: da un lato, essendo ambientato durante il fascismo, indica l’atteggiamento di connivenza col regime d’una classe sociale (la borghesia appunto) di maggiore rilievo. Dall’altro lato, il regista punta il dito contro i comportamenti oscuri e ipocriti dell’ambiente borghese locale, che finiscono prima per condizionare, poi per essere in fretta fatti propri da un personaggio sensibile ma viziato come la giovane Elena, visti gli esempi ricevuti da Carla prima e dal padre poi.

Le principali locations veneziane del film

Già dai titoli di testa, trattandosi d’un film in cui la musica è il leitmotiv, le prime inquadrature, sia interne che esterne, sono coerentemente dedicate al Conservatorio Benedetto Marcello, in Campo Santo Stefano

– un paio di punti di passaggio percorsi da Renato e Mattia sono il ponte che da Piscina San Samuele conduce a Sant’Angelo, all’epoca interamente in legno (da alcuni anni sostituito da uno in ferro) e il ponte della Malvasia Vecchia, che da un lato sbuca in un sottoportico nei pressi del Teatro La Fenice

– il palazzo dove abita la famiglia Mazzarini è Palazzo Barbaro (utilizzato sia per le riprese degli esterni che degli interni), nell’omonima fondamenta nei pressi di Campo Santo Stefano; in particolare il palazzo s’affaccia sul Canal Grande e dispone d’una porta d’acqua, dalla quale escono gli ospiti della festa dai Mazzarini per salire sui motoscafi e rincasare

– il ponte sotto cui Mattia vede transitare in motoscafo Elena, che lo nota a sua volta, è il ponte de la Fenice, a fianco del Teatro stesso

– la fondamenta dove Carla e Renato consegnano le chiavi di casa a Mattia è la Fondamenta dei Frari, di fronte all’omonima chiesa

 

Scena della Fondamenta dei Frari

Scena della Fondamenta dei Frari

– l’altra fondamenta dove Carla, rivisto Mattia, s’abbandona a un pianto disperato è la Fondamenta Briati, sulla quale si trova anche l’omonima palazzina di proprietà della Regione Veneto, utilizzata dall’Università Ca’ Foscari; nell’inquadratura si può vedere verso lo sfondo, sull’opposta fondamenta, uno scorcio della Chiesa dell’Angelo Raffaele

– in conclusione del film, la chiesa in cui si celebrano le nozze tra Elena e Mattia è la Chiesa di San Geremia in Fondamenta Labia, nei pressi dell’omonimo palazzo (sede regionale della RAI) e del Ponte delle Guglie

Per maggiore completezza e precisione, non andrebbe tralasciato che in questo film compaiono due ulteriori locations ubicate non propriamente nel centro storico, bensì in provincia di Venezia, vale a dire:

– la casa sulla laguna dove Carla e Renato trascorrono la notte ospiti d’una cugina insieme a Mattia è in realtà il “casone da caccia”, ispirato all’architettura olandese, denominato Valle Zappa, situato all’estremità d’una valle che sfocia in aperta laguna, raggiungibile solo via acqua, nella laguna meridionale del Comune di Campagna Lupia, zona di Lova

 

Casone da caccia Valle Zappa

Casone da caccia Valle Zappa

– la villa con il labirinto di siepi in cui i protagonisti giocano a rincorrersi è la celebre Villa Pisani a Stra.

Curiosità
  • In questo film recitano, tra gli altri, Giancarlo Sbragia (nel ruolo del gerarca fascista Maffei) insieme al figlio Mattia (come scritto nella storia, nel ruolo di Edoardo Mazzarini, fratello di Elena)
  • Per Senta Berger si trattò d’un rientro ravvicinato a Venezia, dove aveva girato la parte conclusiva del film Una donna di seconda mano (1977) di Pino Tosini
  • Eros Pagni aveva interpretato ancora il ruolo d’un Commissario di Polizia nei film Processo per direttissima (1974) di Lucio De Caro e Profondo rosso (1975) di Dario Argento
  • Ornella Muti ed Eros Pagni avevano già recitato insieme nel film I nuovi mostri (1977) nell’episodio Autostop, diretto da Mario Monicelli
Una giovanissima Ornella Muti in una scena del film

Una giovanissima Ornella Muti in una scena del film

Autore articolo: BIZZI
 Bizzi scrive articoli su curiosità e notizie riguardanti film ambientati a Venezia, palcoscenico reale e immaginario del cinema.


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