Tintoretto – Caino che uccide Abele (Gallerie dell’Accademia)

Autore articolo: Alessandro Bullo

Tintoretto – Caino che uccide Abele (Gallerie dell’Accademia)

Autore: Jacopo Tintoretto

Titolo: Caino che uccide Abele;

Datazione: 1550-1553

Collocazione: Gallerie dell’Accademia (provenienza: Albergo della Scuola della Carità)

Tecnica esecutiva: olio su tela

Dimensioni: 149 X 196 cm

 

Tintoretto, Caino e Abele, Gallerie dell'Accademia - Venezia

Tintoretto, Caino e Abele, Gallerie dell’Accademia – Venezia

Caino che uccide Abele, insieme ad altre quattro tele del Tintoretto, faceva parte di un ciclo dedicato alle storie della Genesi, che decoravano la scuola della Trinità (zona della Dogana), demolita nel corso del seicento per la costruzione della Chiesa della Salute. I quadri furono quindi trasportati nella nuova sede della scuola, costruita poco distante (cfr. il mio articolo introduttivo Tintoretto – Storie della Genesi della Scuola della Trinità).

Caino che uccide Abele, dopo le soppressioni napoleoniche, fu collocata nei depositi demaniali di Palazzo Ducale. Fu trasferita nel 1812 nella sede attuale, nel 1813 era infatti già esposta nella quadreria delle Gallerie dell’Accademia, all’epoca la Imperiale R. Accademia di Belle Arti (cfr. Zabeo, 1813, p. 13).  

Il primo a ricordare le tele all’interno dell’Albergo della Scuola fu il Borghini: “nella Trinità cinque quadri , contenenti istorie di Adamo e d’ Eva , ed una di Caino e d’ Abello” (1584, p. 451). Il Martinioni, nel 1663, ricorda lo spostamento dalla vecchia scuola in demolizione alla nuova sede (cfr. Martinioni, 1663, p. 277). Per la datazione del quadro vedi l’articolo dedicato alla Creazione degli animali.

Dal confronto con la stampa settecentesca di Andrea Zucchi, pubblicata nel Gran Teatro di Venezia del Lovisa (1720), risulta che la tela fu tagliata: insieme a Caino, tuttora visibile, si scorgeva la figura in volo del Padre Eterno mentre lo cacciava dal Paradiso Terrestre (cfr. Tietze, 1948, p. 360)

DESCRIZIONE

Tintoretto raffigura, come in un fermo immagine, il momento preciso in cui Caino sta per colpire mortalmente suo fratello. Abele è colto di schiena, mentre sta cadendo sotto la furia di Caino; solo la mano destra poggiata a terra lo sostiene ancora. Le due gambe sono alzate, con le ginocchia al petto, nel tentativo istintivo di fare scudo contro il colpo che gli sta per infliggere il fratello. Quest’ultimo è in piedi, con il braccio destro alzato che sta per colpire con un legno appuntito, mentre la sinistra tiene ferma la vittima per il collo.

Anche in questa tela, come nel suo pendant, La tentazione di Adamo ed Eva, le due figure sono raffigurate in una posizione instabile che accentua l’azione drammatica della scena biblica.

Appunta la destra al suolo per impedir la caduta del proprio corpo , il quale facendo bilico sulla base descritta, è prossimo a vincere, per la sua gravità, e per la pressione della sinistra dell’iniquo, la forza del braccio che tutto lo regge : e tale sbilancio e indicato anche dallo alzarsi delle gambe, che per l’aria nuotano in cerca di un altro appoggio, che valga a difendere quella caduta.

(Zanotto, 1834)

Come ha, però, giustamente sottolineato Venturi, dal confronto con il suo pendant, in cui il movimento nasce dalla “mancanza di un equilibrio statico nella posa delle figure”,  in questa tela la dinamicità deriva dalla violenza omicida e dall’abbraccio mortale e drammatico che unisce le due figure, “è la nota fondamentale della scena: il gruppo, turbinante fra nubi di fumo, sopra un fondo affocato, appare come lampo nella notte” (1929, pag. 467).

In basso a destra, la testa di un giovane vitello, simbolo di inerme e predestinata vittima sacrificale, quale è Abele. Da notare come Abele si contraddistingua per il bianco candore del corpo, mentre il suo assassino ha la pelle più scura e il corpo nascosto quasi completamente dall’ombra. Come era solito fare, nelle sue opere, Tintoretto inserì nel dipinto un altro episodio della Genesi (non più visibile): Caino che viene cacciato dal Paradiso.

Stile e qualità pittoriche

La struttura compositiva della tela richiama quella della Tentazione di Eva, dipinta nello stesso periodo per la Scuola della Trinità e appartenente al ciclo della Genesi: due personaggi a sinistra, legati da un movimento aggirante e contrapposto, in basso a sinistra un muretto, e a destra il paesaggio. Le due opere sembrano essere state quasi “fabbricate” su misura, e probabilmente, all’interno della Scuola della Trinità, devono aver avuto una collocazione speculare.

 

Tintoretto, La tentazione di Adamo ed Eva (Gallerie Accademia - Venezia)

Tintoretto, La tentazione di Adamo ed Eva (Gallerie Accademia – Venezia)

Le pose dei due personaggi, ispirate dal manierismo tosco-romano, si contrappongono dinamicamente in uno spazio angusto, caratterizzato da un violento chiaroscuro. Gran parte della critica ha collegato il quadro dell’Accademia a quello omonimo, dipinto da Tiziano circa dieci anni prima, per il soffitto di Santo Spirito in Isola, che ora si trova nella sagrestia della Chiesa della Madonna della Salute.

… il gioco dinamico delle figure in una complicata contrapposizione di direttrici delle membra muscolose in tensione, schema desunto quasi alla lettera dalla simile composizione di Tiziano in vena di michelangiolismo …

(Coletti, 1944, p. 16)

 

Tiziano Vecellio, Caino uccide Abele - Chiesa di Santa Maria della Salute (sagrestia), Venezia

Tiziano Vecellio, Caino uccide Abele – Chiesa di Santa Maria della Salute (sagrestia), Venezia

 Il Caino che uccide Abele di Tiziano è un quadro che fa “cadere le palle”, “per quanto è poco Tiziano e poco Michelangelo” … 
La figura di Abele, colta di schiena, caratterizzata dalla violenta torsione delle spalle, con il braccio destro piegato e quello sinistro alzato, sembra effettivamente ispirata a quella dipinta da Tiziano. Dal cadorino è ripresa anche l’idea (simbolica?) degli incarnati diversi dei due personaggi, più scuro quello di Caino e più chiaro quello di Abele. Tiziano evidenzia, però, in modo quasi esagerato la tensione e la plasticità muscolare delle membra rispetto alla tela dell’Accademia, mostrando di non aver ancora elaborato e assimilato quanto aveva potuto vedere, durante il suo soggiorno romano. Rispetto al “manierismo” sperimentato da Tiziano, ripetuto in modo accademico e senza “sentimento”, quello di Tintoretto “si muove su un piano di tensione e di dinamismo che sembrano liberarsi dai canoni dell’Antico, per scendere più pateticamente dentro una realtà sofferta ed insicura, in ciò profondamente manieristica” (Pignatti, 1985, p. 24). E non posso che essere d’accordo con Sgarbi quando, nel 2012, durante la mostra dedicata a Tintoretto nelle Scuderie del Quirinale, dichiarò che il soffitto di Santa Maria in Isola è un’opera che ti fa cascare le palle “per quanto è poco Tiziano e poco Michelangelo”, anche se non arriverei a rimpiangere come lui che le tele non siano andate distrutte, durante l’incendio dell’agosto del 2010. Si tratta pur sempre di opere che, per quanto pessime, documentano una determinata fase artistica di Tiziano Vecellio.

In Tintoretto, inoltre, il paesaggio ha una maggiore rilevanza rispetto alla tela dipinta da Tiziano per il soffitto di Santo Spirito in Isola. Già Zabeo, nel 1813, aveva sottolineato come esso rispecchi la drammaticità dell’episodio:

… i densi virgulti melanconici, tra quali si finge avvenuta la crudele azione, e gli opachi alberi, che impediscono vivacità di luce, e la solitaria campagna, che sebbene di lontano , pure squallida e spoglia di messi accresce la tristezza del tristissimo avvenimento.

(Zabeo, 1813, p. 13)

Questo aspetto del dipinto è stato sottolineato da quasi tutta la critica successiva fino ai nostri giorni, come dimostra quanto scritto dalla Rossi che, forse più di altri, è riuscita a riassumere, in poche parole, lo stile e il valore di quest’opera:

… la natura cupa e rigogliosa, che lascia appena intravedere a destra uno squarcio di sereno, sottolinea la violenta drammaticità dell’azione, in una composizione scandita da continui contrasti di luce e di ombra culminanti nella contrapposizione dei due corpi; quasi in piena luce quello del soccombente Abele, in ombra quello di Caino.

(Rossi, 1994, p. 18)

 

Il mio parere su Caino che uccide Abele è legato a quanto già detto per la Creazione degli animali. Per quanto questo quadro sia di qualità superiore a quello della Creazione non può certo essere considerato un capolavoro. La tela fa parte di quelle opere minori, che venivano dipinte in serie e su ordinazione, come dimostra il suo pendant La tentazione di Adamo ed Eva. Il quadro fu quasi sicuramente supervisionato dal Tintoretto ma realizzato quasi completamente dei suoi collaboratori, seguendo fedelmente il “marchio di fabbrica” della bottega e quindi lo stile del maestro (cfr. Echols e Ilchman, 2009, pp. 99-101) . 

BIBLIOGRAFIA
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  • 2017 – M. Di Monte, L’espressione del giovane Tintoretto e le espressione della storia dell’arte, in La giovinezza del Tintoretto, Atti del convegno internazionale di studi Venezia, Fondazione Giorgio Cini 28-29 maggio 2015, a cura di Guillaume Cassegrain, Augusto Gentili, Michel Hochmann, Valentina Sapienza, Venezia;
Autore articolo: Alessandro Bullo
Autore articolo: Alessandro Bullo
 Alessandro Bullo è laureato in lettere con indirizzo artistico (Tesi di Laurea: “La scultura del XVI secolo nella Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo”), vive e lavora a Venezia. Due grandi passioni: VENEZIA, sua città natale, e il cinema NOIR americano

 


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