Tintoretto Il miracolo dello schiavo – Iconografia e interpretazione

Autore articolo: Alessandro Bullo

Tintoretto Il miracolo dello schiavo – Iconografia e Interpretazione

Autore: Jacopo Tintoretto

Titolo: Il miracolo di San Marco, o Il miracolo dello schiavo, o ancora San Marco libera lo schiavo

Datazione: 1547-1548

Collocazione:  in origine si trovava nella Sala Capitolare della Scuola Grande di San Marco; fu portato a Parigi nel 1797, dove vi rimase fino al 1815. Tornato a Venezia fu esposto alle Gallerie dell’Accademia di Venezia dal 1821, dove si trova attualmente

Dimensioni: 416×544 cm

Dipinto firmato in basso a destra: “jacomo tentor f.”

 

Jacopo Tintoretto, Miracolo di San Marco - Gallerie Accademia Venezia

Jacopo Tintoretto, Miracolo di San Marco – Gallerie Accademia Venezia

 

Vedi anche l’articolo Tintoretto Il miracolo dello schiavo – Gallerie dell’Accademia.

Leggenda e interpretazione del Miracolo di San Marco

Il soggetto del telere è un miracolo, uno dei temi preferiti da Tintoretto. La storia deriva dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine (raccolta medievale di biografie agiografiche), di cui esiste anche una versione veneziana, la Apparitio Sancti Marci.

Nel 1475, a Venezia, fu pubblicata una versione volgarizzata della Legenda aurea. Niccolò Manerbi oltre a volgarizzarla vi aggiusne una quarantina di altre vite. L’opera ebbe numerose ristampe fino al XIX secolo. All’epoca era celebre anche la Legendae Sanctorum di Pietro di Calò (per un esame attento dei vari codici esistenti, si veda Monticolo, 1895). 

La leggenda narra di un vassallo che, contro il volere del proprio padrone, si reca a Venezia per compiere un pellegrinaggio sulla tomba di San Marco. Ritornato in patria, il padrone lo condanna a una terribile punizione: l’accecamento. Il vassallo dichiara di non temere nulla, perché protetto da San Marco. Dopo vari tentativi falliti di accecarlo, il padrone ordina che gli siano amputate le gambe, ma l’ascia si rompe; comanda allora che gli rompano la bocca con un martello, impedendogli così di invocare il santo in suo aiuto, ma anche questo attrezzo si spezza. A questo punto il padrone, spaventato da quei prodigi, chiede perdono al vassallo e a San Marco.

“qui dunque il Tintoretto dipinse quel servo fra le rotture de’ legni e de’ ferri allestiti per lo tormento; e in aere si vede comparir San Marco in suo aiuto, in uno scorcio maraviglioso accomodato, mediante che quegli rimase illeso”

(Ridolfi, 1642, p. 20).

Questa la legenda raffigurata da Tintoretto nella tela. Come accade spesso, però, per i quadri famosi, i critici cercano al di là dell’immagine dei significati nascosti.

Il gran numero di turbanti turchi, presenti sulla scena del Miracolo, ad esempio, ha fatto pensare ad un collegamento con la guerra per la supremazia del Mediterraneo tra Venezia e i Turchi, e quindi ad una lettura del quadro in chiave di propaganda politica. Sono, però, d’accordo con Krischel che scarta questa interpretazione (2006, p. 35). Krischel collega, invece, la folla cosmopolita, presente nella piazzetta, ad un famoso sermone per la festa di San Marco di San Lorenzo Giustiniani, all’epoca patriarca di Venezia (si tratta del XIV sermone all’interno dei 39 Sermones in Domini et Sanctorum sollemnitatibus). Nel sermone, Giustiniani rivelava che San Marco, per annunciare a tutti i popoli il suo vangelo, aveva volato sino ai confini della terra. Per questo San Marco, nel dipinto, tiene un voluminoso vangelo.

Dato che non è possibile rappresentare in un quadro la missione di Marco in tutte le terre, i vari popoli hanno, per così dire, inviato i loro rappresentanti nel quadro: il Miracolo dello schiavo diventa così una “immagine del mondo”

(Krischel, 2006, p. 35)

Il miracolo di San Marco e le sue fonti iconografiche

Nel dipingere la tela il Tintoretto si ispirò senza dubbio a un’opera di Jacopo Sansovino: il rilievo Il miracolo di San Marco che adorna la tribuna del coro di San Marco (1541-1544). Anche nel rilievo bronzeo del Sansovino, il fulcro della scena è costituito dall’arrivo in volo di San Marco, che interviene facendo spezzare  gli strumenti di tortura usati contro lo schiavo. Il particolare del santo che scende dal cielo, infatti, è un inserimento tematico nuovo, non presente nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine.

Secondo la tradizione iconografica, quando un santo è raffigurato in piedi l’episodio sacro riguarda la sua vita terrena; quando invece è rappresentato in volo, il miracolo fa parte di quelli avvenuti dopo la sua morte (Gentili, 2006, p. 7).  

Per quanto riguarda l’impianto architettonico, il Tintoretto “fa sua una lezione compositiva sansoviniana, interpretandola poi in una maniera del tutto originale” (cfr. Frank, 1996, p. 237).

 

Jacopo Sansovino, Il miracolo dello schiavo

Jacopo Sansovino, Il miracolo dello schiavo

Nel portico a sinistra del Miracolo di San Marco, infatti, il pittore riproduceva, “con una precisissima veduta in diagonale”, la loggetta del campanile di San Marco, capolavoro architettonico che il Sansovino aveva progettato ed eretto proprio in quegli anni (Weddigen, 1991, p. 116). Oggi, la nostra visione risulta purtroppo falsata dal fatto che, nel seicento, alla loggetta fu aggiunta una terrazza di accesso. Sempre secondo Weddigen, la Loggetta (1537-1549) era destinata a ospitare gli arsenalotti (gli operai dell’Arsenale di Venezia), impiegati per la loro celebre fedeltà a montare la guardia durante le riunioni del Maggior Consiglio. Gli arsenalotti sono stati identificati con le figure a destra, sotto il signore di Provenza, per i bastoni rossi utilizzati durante i servizi d’ordine.

L’architettura sullo sfondo, invece, costituita da un muro e da una porta a volta, affiancata da telamoni che sorreggono una trabeazione timpanata, è tratta quasi testualmente dal Tempio a Tivoli, pubblicato dal Serlio nel III libro edito a Venezia nel 1540 (segnalato da Pilo, 1991;  p. 123).

Serlio, Tempio di Tivoli – tratto dal Terzo libro di Sabastiano Serlio bolognese, nel qual si figurano, e descriuono le antiquita di Roma e le altre che sono in Italia, e fuori d’Italia, Venezia, 1540, p. 35

Altra opera cui potrebbe essersi ispirato Tintoretto è la Visitazione di Francesco Salviati dell’Oratorio di San Giovanni Decollato di Roma (1538). Elementi compositivi, quali le figure attaccate alle colonne, il pavimento in prospettiva, le quinte architettoniche che creano la sensazione di trovarsi in un teatro, hanno fatto ipotizzare un viaggio di Tintoretto a Roma tra il 1547 e il 1548 (cfr. Pallucchini-Rossi, 1982, p. 34). Si notino anche i due ritratti in basso a sinistra, che, proprio come la figura collocata da Tintoretto ai piedi della loggetta sulla sinistra del suo Miracolo, sembrano avere la funzione di unire lo spazio dello spettatore con quello dell’evento sacro che si sta rappresentando.

 

Francesco Salviati, Visitazione, Oratorio Oratorio di San Giovanni Decollato di Roma

Francesco Salviati, Visitazione, Oratorio Oratorio di San Giovanni Decollato di Roma

The air of a stage set in Tintoretto’s picture comes not only from its huge size—it is seventeen feet long—but from the presence of a spectator at the left, in the picture and yet clearly on our side of the proscenium arch. It is he who mediates between the visionary moment and ourselves; and the sense of participating with him as witnesses must have been all the greater when one recognized in this very individual physiognomy the physician Tommaso Rangone, commissioner of the picture.

(Levey, 1965, pp. 713-714)

 

Tintoretto, Miracolo di San Marco - particolare

Tintoretto, Miracolo di San Marco – particolare

Le somiglianze sono effettivamente molte e non possono essere solo delle coincidenze. Bisogna, però, anche tener conto che Salviati fu a Venezia tra il 1539 e il 1541, per affrescare la Sala di Psiche in Palazzo Grimani e di certo ebbe modo di conoscere e scambiare opinioni con Tintoretto.

Altra citazione importante da segnalare è la figura centrale del torturatore, ripresa quasi testualmente dall’apostolo dell’Assunta dei Frari (cfr. Ilchman, 2009, p. 113; Humfrey, 1998, p. 469).

Tiziano, Assunta dei Frari - Apostolo

Tiziano, Assunta dei Frari – Apostolo

Da Tiziano è ripresa anche la figura dell’arsenalotto con la cotta a maglie di ferro sulla destra, un evidente omaggio all’aguzzino della Incoronazione di spine del Louvre.

 

Tiziano, Incoronazione di spine, Louvre (particolare)

Tiziano, Incoronazione di spine, Louvre (particolare)

Il personaggio reclinato sulla destra, che fissa il torturatore che sta mostrando il martello spezzato, è invece una copia della statua del Crepuscolo di Michelangelo, che si trova nella Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze (Humfrey, 1998, p. 469).

Giustamente Rosand fa notare come l’intervento divino nella piazza affollata sia molto simile a quanto accadde nella Conversione di Saulo (1542-1545) di Michelangelo.

Michelangelo, Conversione di Saulo, Cappella Palatina Roma

Michelangelo, Conversione di Saulo, Cappella Palatina Roma

 

Per quanto riguarda la figura centrale di San Marco che scende a precipizio dal cielo, Tintoretto potrebbe essere stato influenzato dal Mercurio della facciata di Palazzo d’Anna sul Canal Grande, dipinto dal Pordenone nel 1532 (di cui è rimasto solo un disegno che si trova al Victoria Albert Museum). L’idea della figura volante senza ali potrebbe essere derivata anche dagli spettacoli dell’epoca. Non era, infatti, inusuale che, durante le rappresentazioni teatrali e gli spettacoli, un personaggio venisse fatto volare sopra il palcoscenico, tenendolo sospeso con delle corde. Le figure del Pordenone e del Tintoretto, in ogni modo, sono tra le prime a volare senza ali (cfr. Krischel, 2006, pp. 41-43).

San Marco in picchiata, modello per il mito moderno di Superman
 
Librato sul raggio luminoso, aleggia lo scorcio possente della figura di san Marco che cala dal cielo lungo una diagonale simmetrica e incrociata, nello spazio, con quella lungo la quale si distende il corpo dello schiavo che sta per essere martirizzato. È il preavviso di quella struttura ‘a contrapposto’, di derivazione manierista, che apparirà sovente nelle opere di Tintoretto, assumendo un profondo significato drammatico.

(Pedrocco, 2010, p. 128)

Secondo la tradizione iconografica, quando un santo è raffigurato in piedi l’episodio sacro riguarda la sua vita terrena; quando invece è rappresentato in volo, il miracolo fa parte di quelli avvenuti dopo la sua morte (Gentili, 2006, p. 7).  

Molto più curiosa è sicuramente la somiglianza tra la posa del San Marco e alcune tavole del celebre fumetto di Superman. Fu il filosofo Jean-Paul Sartre (grande appassionato in gioventù dei fumetti americani) a notare per primo come il santo del Tintoretto anticipasse il famoso fumetto americano:

(…) dobbiamo tornare a Marco: mi accorgo che assomiglia al Superman dei fumetti americani, che ho visto spesso con la testa in giù e i piedi in aria lanciarsi a capofitto verso la stamberga in cui i banditi stanno per commettere il loro peggiore misfatto: a contatto con il suo cranio il tetto si sfonda, i criminali abbandonano le loro armi e all’ultimo momento il Superuomo si raddrizza con uno scatto e cade in piedi.

(Sartre, 2005, p. 142)

I Ritratti del Miracolo di San Marco

… l’abitudine di inserire alcuni ritratti nella composizione (…) già di per sé contribuisce a dare quell’intonazione più discorsiva che è nelle intenzioni del Tintoretto ricercare … 

(Rossi, 1984, p. 238)

Il nobile con la barba raffigurato sul lato sinistro è stato identificato da alcuni critici con Marco Episcopi, Guardian Grande della Scuola, all’epoca in cui Tintoretto dipinse il Miracolo. Marco Episcopi sarebbe diventato più tardi suocero del Tintoretto. Secondo molti questo misterioso personaggio sarebbe invece identificabile con Tommaso Rangone. Altri ancora lo identificano con Francesco Morelli che, nel 1547, era presidente del comitato direttivo e forse anche committente del quadro.

Recentemente si è ipotizzato che lo schiavo riverso sia un autoritratto del Tintoretto e che la folla attorno sia il suo pubblico. L’identificazione è piuttosto sicura. Si confronti la fisionomia dello schiavo riverso con quella dell’autoritratto di Londra, dipinta proprio nel 1548, lo stesso anno in cui Tintoretto terminava il Miracolo.

 

Tintoretto, Autoritratto (1548) Victoria and Albert Museum

Tintoretto, Autoritratto (1548) Victoria and Albert Museum

Tintoretto sarebbe quindi schiavo della pittura e di Venezia (già Sartre aveva visto in lui un sequestrato della città). Per Tintoretto, inoltre, la punizione dell’accecamento era sicuramente la più ignobile che potesse essere inflitta ad un uomo; una specie di incubo per un pittore. L’identificazione con lo schiavo deve essere stata quasi naturale per Tintoretto (cfr. Krischel, 2000, p. 33).

Secondo altri il Tintoretto sarebbe, invece, individuabile nella figura che si sporge dalle colonne della loggetta a sinistra. Il mezzo busto barbuto, poco sopra la ragazza con il bambino, sarebbe invece il ritratto di Jacopo Sansovino. Più convincente, per la vicinanza con i ritratti conosciuti, l’identificazione con Pietro Aretino.

BIBLIOGRAFIA

Per chi volesse trovare tutte le notizie più importanti su questo capolavoro del Tintoretto, consiglio la scheda San Marco libera lo schiavo dal supplizio della tortura, compilata, in modo estremamente dettagliato, dalla bravissima Margaret Binotto, che si trova nel catalogo Tintoretto, curato da Sgarbi (Mostra – Roma, Scuderie del Quirinale 25 febbraio – 10 giugno 2012, Milano, pp. 76-81). Per chi invece preferisse una lettura affascinante e coinvolgente del Miracolo di San Marco, consiglio le bellissime pagine dedicate da David Rosand al quadro (Painting in Cinquecento Venice: Titian, Veronese, Tintoretto, New Haven and London, pp. 182-199).

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  • 1950 – R. Pallucchini, La giovinezza del Tintoretto, Milano;
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  • 1978 – P. Rossi, Tiziano e Jacopo Tintoretto, in Tiziano e il Manierismo europeo, Firenze;
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  • 1982 – D. Rosand, Painting in Cinquecento Venice: Titian, Veronese, Tintoretto, New Haven and London, pp. 182-199;
  • 1982 – R. Pallucchini, P. Rossi, Tintoretto, l’opera sacra e profana, 2 voll., Milano;
  • 1983 – G. C. Argan, Storia dell’Arte Italiana, Vol. 3, Firenze;
  • 1984 – P. Rossi, Il Tintoretto manierista, in Cultura e società nel Rinascimento tra riforme e manierismi, a cura di V. Branca e C. Ossola, Firenze;
  • 1985 – T. Pignatti – F. Valcanover, Tintoretto, Milano;
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  • 2004 – Tintoretto La vita e l’arte i capolavori, a cura di F. Marini, Milano;
  • 2005 – J. P. Sartre, Tintoretto o il sequestrato di Venezia, Milano;
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  • 2006 – R. Krischel, Jacopo Tintoretto Il miracolo dello schiavo, Modena;
  • 2009 – F. Ilchman, Titian, Tintoretto, Veronese: Rivals in Renaissance Venice, Farnham;
  • 2010 – F. Pedrocco, La pittura della Serenissima. Venezia e i suoi pittori, Milano;
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  • 2012 – M. Binotto, San Marco libera lo schiavo dal supplizio della tortura (Scheda), in Tintoretto, a cura di V. Sgarbi, Mostra – Roma, Scuderie del Quirinale 25 febbraio – 10 giugno 2012, Milano, pp. 76-81;
  • 2012 – R. Villa – G. C. F. Villa, Tintoretto, Milano; 

Autore articolo: Alessandro Bullo
Autore articolo: Alessandro Bullo
 Alessandro Bullo è laureato in lettere con indirizzo artistico (Tesi di Laurea: “La scultura del XVI secolo nella Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo”), vive e lavora a Venezia. Due grandi passioni: VENEZIA, sua città natale, e il cinema NOIR americano


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