Tintoretto San Marziale in gloria con i santi Pietro e Paolo – Chiesa di San Marziale

Autore articolo: Alessandro Bullo

Tintoretto San Marziale in gloria con i santi Pietro e Paolo – Chiesa di San Marziale

Autore: Jacopo Tintoretto

Titolo: San Marziale in gloria con i santi Pietro e Paolo

Datazione: 1548-1549

Collocazione: Chiesa di San Marziale, Venezia (secondo altare a destra)

Dimensioni: 376×181 cm

La pala di San Marziale, dopo il restauro del 1959, versa nelle pessime condizioni attestate dalla foto: sporcizia e vernice scolorita. Con il finanziamento del Boston Chapter of Save Venice, proprio quest’anno, è in corso il restauro della tela e quindi non è possibile vederla nella chiesa di San Marziale. Speriamo di poterla ammirare, nel 2018, nella grande mostra, organizzata in occasione della celebrazione dei cinquecento anni dalla nascita di Jacopo Tintoretto.  

La pala fu dipinta tra il 1548 e il 1549, esecuzione documentata da tre pagamenti, tra cui un acconto datato 8 marzo 1548 e il saldo del 4 dicembre 1549. Tintoretto ricevette ulteriori pagamenti nel 1551, per la successiva decorazione della cappella maggiore della chiesa.

Wie die Zahlungen zeigen, wurde das Bild etwa im Mai 1548 begonnen und war im Dezember 1549 vollendet. Am 1° September 1551 erhielt Tintoretto dann einen weiteren Auftrag, nämlich die Chorkapelle zu dekorieren. Sehr umfangreich wird diese Dekoration nicht gewesen sein, denn der Maler erhielt für sie nur 25 Dukaten.

(G. Ludwigs – W. von Bode – G. Gronau – D. Hadeln, 1911, p. 125).

La pala di San Marziale in gloria e le antiche guide

Il primo a ricordare il dipinto è il Sansovino nel 1581: “Iacomo Tintoretto vi dipinse la historia del detto Santo” (p. 54 a).

La pala si trovava in origine sull’altare maggiore della chiesa, come testimoniato dal Borghini nel 1584: “in S. Marciliano la tauola dell’Altar maggiore , in cui è detto Santo con altre figure” (p. 552). Il Boschini nel 1664 la ricorda ancora sull’altare maggiore: “La tauola dell’Altar Maggiore è di mano del Tintoretto” (p. 474). In seguito alla ristrutturazione della chiesa del XVII secolo, la pala fu collocata sul secondo altare a destra, eretto fra il 1697 e il 1704 (cfr. Manno, 1994). Il primo a ricordarla nella nuova collocazione è Moschini nel 1815: “Nel secondo altare la tavola con s. Marziale ginocchione in abito vescovile nell’alto, e i santi Pietro e Paolo al piano, è opera assai pregiata d’ Jacopo Tintoretto” (p. 3).

Descrizione

La pala raffigura San Marziale in abiti episcopali tra le nuvole, circondato da putti angelici, in atto di contemplare la colomba che scende dal cielo, simbolo dello Spirito Santo. Alla sua destra il bastone miracoloso, regalatogli da San Pietro, con cui resuscitò un caro amico morto. Alla sua destra la mitra. Nella parte inferiore della pala, i santi Pietro e Paolo con due enormi volumi, appoggiati sulle gambe: a sinistra Pietro con le chiavi; a destra Paolo con la spada. San Marziale è tradizionalmente raffigurato con abiti episcopali, la mitria e il bastone miracoloso, con cui resuscita i morti e compie altri miracoli.

Stile pittorico

Secondo Tietze, “St. Martial in the church of San Marciliano is a variation of Titian’s St. John Elemosynarius” (1948, p. 42), opera eseguita per la chiesa omonima pochi anni prima (1545-1547), da cui deriva il cromatismo sobrio dalle tonalità calde e dorate; derivazione confermata da Paola Rossi (1978, p. 180). Tintoretto, in effetti, sembra quasi dimentico del colore timbrico del Miracolo dello schiavo, dipinto appena un anno prima per la Scuola Grande di San Marco. Persino J. P. Sartre nota che, per questa pala, Tintoretto “prende i pennelli in prestito al Tiziano” (2005, p. 160).

… suggestioni tizianesche affioranti nelle intonazioni ardenti dell’apparizione celeste di san Marziale, e nel candido rocchetto memori di quella «flagellazione cromatica» già in corso nel San Giovanni Elemosinario (1545 c.), dipinto dal Vecellio per l’omonima chiesa di Rialto …

(Grosso, 2013, p. 98)

Già Tietze evidenziava la vicinanza tra i due santi seduti della pala di San Marziale e le figure delle pale dipinte per il Magistrato del Sale nel 1551-1552, ora alle Gallerie dell’Accademia. La derivazione della principessa è fin troppo evidente. Nella pala dell’Accademia, però, Tintoretto, pur rimanendo fedele alla struttura compositiva essenziale di San Marziale, crea un’onda di gesti e pensieri che si sposta dinamicamente da un personaggio all’altro.

 

Jacopo Tintoretto, San Luigi, San Giorgio e la Principessa, 1552, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Jacopo Tintoretto, San Luigi, San Giorgio e la Principessa, 1552, Gallerie dell’Accademia, Venezia

I due santi Pietro e Paolo di San Marziale, atteggiati secondo tipiche pose manieristiche, che ricordano le poderose figure michelangiolesche della Capella Sistina, contrastano con la posa estatica di San Marziale, eppure sembrano quasi inerti rispetto alla movimentata scena della pala dell’Accademia. Pietro e Paolo, anche se “hanno movimenti presi di scorcio, inattesi” (Villa, 2012, p. 78), sono molto lontani da capolavori come i quattro Evangelisti della chiesa di Santa Maria del Giglio, dipinti quasi dieci anni dopo.

 

Tintoretto, Marco e Giovanni, 1557, Santa Maria del Giglio, Venezia

Tintoretto, Marco e Giovanni, 1557, Santa Maria del Giglio, Venezia

La pala di San Marziale mostra un Tintoretto legato a schemi ormai desueti e convenzionali, almeno per lui, e quasi annoiato da questo impegno. Bisogna tener presente che, nel 1548, lo stesso anno in cui termina il grande e impegnativo telero del Miracolo di San Marco, Tintoretto stipula anche il contratto per la realizzazione delle portelle d’organo per la chiesa della Madonna dell’Orto, opera che sicuramente doveva stimolare molto di più la sua vena creativa. E si potrebbe anche pensare di anticipare di qualche anno la datazione della pala, ipotizzando una commissione orale di fatto anteriore a quella scritta. E ha ragione il Coletti quando sostiene che si tratta di un’opera “convenzionale” che rivela “poca simpatia del pittore pel suo tema” (1944, p. 15). Non mi stupirei che, in seguito, la pala venga attribuita alla mano dei collaboratori della bottega di Tintoretto.

San Marziale tra i Santi Pietro e Paolo, l’ultima opera del Tintoretto?

Da segnalare la strana affermazione di J. B. Stoughton Holborn, secondo cui la pala di San Marziale sarebbe:

“The last work of Tintoretto, which he did not complete. St. Peter on l. and St. Paul on r. below, were finished. The head of S. Marziale he had scraped out as not pleasing him. This figure was repainted, and another head, ridiculously small, painted in after Tintoretto’s death”

(1912, pp. 140-141).

La notizia fu quasi sicuramente ripresa da un libro del 1905, in cui Arthur Bell, in una breve biografia dedicata al pittore veneziano, dichiarava che la pala Pope St. Marcellns in Glory era l’ultimo dipinto del Tintoretto (p. XXIV). Da dove Bell e Holborn abbiano tratto questa notizia è difficile dire. Quasi sicuramente essi non erano a conoscenza del ritrovamento dei documenti di pagamento del 1548 e 1549.

La loro affermazione, però, è rivelatrice di come la scadente qualità della pala lasciasse alquanto perplessi gli studiosi anche a inizio secolo, facendo presumere che essa appartenesse all’ultima fase della vita del Tintoretto, quando l’artista lasciava la maggior parte del lavoro nelle mani dei collaboratori di bottega.

Anche il Pallucchini, quasi sempre prodigo di lodi per il Tintoretto, di fronte a questa pala mostra qualche perplessità.

I tipi di santi non hanno quella bruciante vivacità che caratterizzava le figure delle opere precedenti: nascon di memoria, secondo schemi ormai fissati dalla fantasia dell’artista. La pala di S. Marziale, pur nella sua sfolgorante colorazione, rappresenta un primo momento di rilassamento accademico nell’opera del pittore veneziano.

(1950, p. 125)

Notevole, in ogni modo, il realismo che caratterizza San Pietro, sopratutto la mano sinistra che tiene il grosso volume, con le vene nodose che segnano il dorso sino all’avambraccio: esempio dello studio scrupoloso dell’anatomia umana, che era alla base di ogni dipinto che usciva dalla bottega di Tintoretto.

I santi del Tintoretto mostrano sin da questi anni di appartenere più alla terra che al cielo: sono uomini rudi e forti, con i volti segnati al tempo e dalle preoccupazioni.

Altra parte del dipinto che merita di essere citata è la fascia superiore con gli angioletti che “sembrano abbozzati focosamente, a colpi di dita nella creta, dalla mano di un plastico impressionista” (Venturi, 1929, p. 459).

Il culto di San Marziale

Le varie agiografie di San Marziale, che furono scritte a partire dal IX secolo, raccontano moltissimi episodi leggendari. Secondo questi racconti Marziale era parente di Pietro, e sarebbe stato presente come apostolo alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, alla resurrezione di Lazzaro e all’Ultima cena, per cui procurò il vino e il pane. Fu anche presente alla lavanda dei piedi, durante la quale egli, insieme ad altri discepoli, portò l’acqua e gli asciugatoi a Gesù (cfr. Gregorio, 1595, pp. 5-6).

Successivamente Marziale sarebbe sarebbe stato mandato da Pietro a evangelizzare la Gallia con due suoi compagni, Austricliniano e Alpiniano. Durante il viaggio, Alpiniano morì. Marziale ritornò da Pietro che gli donò il suo pastorale con il quale l’amico morto poté risuscitare.

Piglia dunque queſto mio Paſtorale; ſpiditamente tornane in Valdelſa, oue nel monumento laſciaſti morto e ſepolto il compagno,e con queſto Baſtone toccherai il corpo del defonto, che tra tanto farò l’orazione a Dio, e, toſto che toccherai con eſſo il corpo ſenza Anima ſi leuerà come dà graue ſonno ſuegliato, e ti ſeguiterà ouunque vorrai, non eſſendo a Idio impoſsibile coſa alcuna.

(Gregorio, 1595, p. 14)

Il culto di san Marziale ebbe molta fortuna a Venezia, in seguito a una serie di eventi considerati miracolosi:

La festa celebrata il giorno 1 luglio a san Marziale ricordava tre importanti vittorie riportate nel 1373. In quel giorno infatti il generale veneziano Gilberto da Correggio sconfisse il Carrara, Signore di Padova, fu sottomessa Zara che si era ribellata alla repubblica e furono vinti i Turchi in Romania.

(Culto dei santi a Venezia, a cura di S. Tramontin – A. Niero – G. Musolino – C. Candiani, Venezia, 1965, p. 235)

Il Maggior Consiglio decretò che, il 1 luglio di ogni anno, il doge e la Signoria dovessero recarsi in visita alla chiesa di San marziale a Cannaregio.

BIBLIOGRAFIA
  • 1581 – F. Sansovino, Venetia città nobilissima, Venezia;
  • 1584 – R. Borghini, Il riposo di Raffaello, Firenze;
  • 1595 – M.R.P.F. Gregorio, La vita del gloriosissimo San Marziale, discepolo di Giesu Cristo Nostro Signore, Firenze:
  • 1664 – M. Boschini, Le ricche minere della pittura veneziana, Venezia;
  • 1771 – A. M. Zanetti, Della pittura veneziana, Venezia;
  • 1815 – G. Moschini, Guida per la città di Venezia, Vol. II, Venezia:
  • 1905 – A. Bell, Jacopo Robusti generally called il Tintoretto, or the little dyer, in N. D’Anvers, Tintoretto, London-New York;
  • 1911 – G. Ludwigs – W. von Bode – G. Gronau – D. Hadeln, Italienische Forschungen:Archivalische Beiträge zur Geschichte der venezianischen Kunst, IV, Berlin;
  • 1912 – J. B. Stoughton Holborn, Jacopo Robusti Called Tintoretto, London;
  • 1923 – E. Von Der Bercken – A. L. Mayer, Jacopo Tintoretto, Vol. 1, Munchen;
  • 1929 – A. Venturi, Storia dell’Arte Italiana, vol. IX, La Pittura del Cinquecento, Parte IV, Milano, pp. 403-651;
  • 1937 – N. Barbantini, La mostra del Tintoretto, Venezia;
  • 1944 – L. Coletti, Tintoretto, Bergamo;
  • 1948 – H. Tietze, Tintoretto. The paintings and drawings, London;
  • 1950 – D. Formaggio, Tintoretto, Milano;
  • 1950 – R. Pallucchini, La giovinezza del Tintoretto, Milano;
  • 1970 – L’opera completa del Tintoretto, Classici dell’Arte Rizzoli, a cura di C. Bernari e P. de Vecchi, Milano;
  • 1978 – P. Rossi, Tiziano e Jacopo Tintoretto, in Tiziano e il Manierismo europeo, Firenze;
  • 1982 – R. Pallucchini, P. Rossi, Tintoretto, l’opera sacra e profana, 2 voll., Milano;
  • 1994 – A. Manno, Tintoretto Sacre Rappresentazioni nelle Chiese di Venezia, 2, Venezia, Chiesa di San Bartolomeo, 15 gennaio-1 maggio 1994, Venezia;
  • 2005 – J. P. Sartre, Tintoretto o il sequestrato di Venezia, Milano;
  • 2012 – R. Villa – G. C. F. Villa, Tintoretto, Milano;
  • 2013 – Grosso, “A cavallo del serpente”: intorno alle prime tele di Tintoretto ai Camerlenghi, in “Studi di Memofonte”, Anno 10, 2013, pp. 89-140;
  • 2017 – L. Latini, Tintoretto nelle chiese veneziane, Roma. 
Autore articolo: Alessandro Bullo
Autore articolo: Alessandro Bullo
 Alessandro Bullo è laureato in lettere con indirizzo artistico (Tesi di Laurea: “La scultura del XVI secolo nella Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo”), vive e lavora a Venezia. Due grandi passioni: VENEZIA, sua città natale, e il cinema NOIR americano