Tintoretto – Storie della Genesi della Scuola della Trinità

Autore articolo: Alessandro Bullo

Tintoretto – Storie della Genesi della Scuola della Trinità

Autore: Jacopo Tintoretto

Titolo:

  • La tentazione di Adamo ed Eva o Peccato originale (150 x 220 cm – Gallerie dell’Accademia; provenienza: Albergo della Scuola della Carità);
  • La Morte di Abele o Caino che uccide Abele (149 x 196 cm Gallerie dell’Accademia; provenienza: Albergo della Scuola della Carità);
  • La Creazione degli animali (151 x 258 cm – Gallerie dell’Accademia; provenienza: Albergo della Scuola della Carità – Acquisito nel 1928, dal deposito demaniale di Palazzo Ducale);
  • Adamo ed Eva davanti all’Eterno (Uffizi di Firenze);
  • La creazione di Eva (opera perduta o rubata dal deposito demaniale di Palazzo Ducale)

Datazione: 1550-1553

Tecnica esecutiva: olio su tela

 

Tintoretto, La tentazione di Adamo ed Eva (Gallerie Accademia - Venezia)

Tintoretto, La tentazione di Adamo ed Eva (Gallerie Accademia – Venezia)

Fin dal gennaio 1545, la Scuola della Trinità commissionò un ciclo di dipinti, ispirati alle storie della Genesi, a Francesco Torbido (Venezia, 1482 – Verona, 1562) che, entro il 1547, ne dipinse quattro. Successivamente, nel settembre del 1550, per completare il ciclo con altri cinque quadri, fu assunto Jacopo Tintoretto. Il 25 novembre del 1553 il pittore veneziano aveva terminato di lavorare per la scuola e la decorazione dell’Albergo era completa, tranne i teleri ai due lati dell’altare (Hadeln, 1911, pp. 138-139).

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1553, 25 novembre.

Accio dil tutto sii acompagnato lalbergo di la schuola nostra de quadri si come in bona parte e che non mancha fornir nisi dale bande del altar nostro: Però l’andera parte che mette il preditto nostro vardian messer Domenego Bonamor che si debba far far i telleri dale due bande del altar seguendo l’ordine deli altri telleri … 

(Hadeln, 1911, p. 139)

La Scuola della Trinità fu “construtta, e istituita da i Cavalieri Teutonici della Prussia” (Stringa, 1604, c. 192v). Era molto antica e famosa, tanto da precedere le altre scuole durante i funerali dei dogi e dei patriarchi. La Mariegola (statuto dei diritti e doveri degli aggregati della scuola) si conserva all’Archivio di Stato di Venezia.

La scuola della Trinità demolita dopo la peste del 1630

La scuola si trovava nel sestiere di Dorsoduro, nella zona della Dogana, dove il Canal Grande sfocia nel Bacino di San Marco. Dalla celebre veduta prospettica a volo d’uccello di Venezia di Jacopo de Barbari (1500), si vede come tutta la zona, ora occupata dalla chiesa di Santa Maria della Salute (costruita tra il 1631 ed il 1687), ossia l’isola della Dogana, fosse occupata dal complesso della Santissima Trinità: il chiostro del convento e la scuola a sinistra, dalla parte dove il canale della Salute si immette sul Canal Grande, mentre a destra si trovava la chiesa. Il campo della Trinità finiva sul Canal Grande tramite una lunga gradinata, dove si trovava uno stazio di traghetto con quattro gondole.

 

Jacopo de Barbari, Complesso della chiesa e del convento della Trinità (1500)

Jacopo de Barbari, Complesso della chiesa e del convento della Trinità (1500)

Nel seicento si iniziò ad erigere la Chiesa di Santa Maria della Salute e quindi il convento e la Scuola della Trinità dovettero essere demolite. Dopo la peste del 1630 che aveva decimato la popolazione della città, nel 1631 venne posta la prima pietra del tempio dedicato alla Madonna della Salute, a scioglimento del voto fatto dal Senato per liberare Venezia dalla terribile pestilenza.

— 1631, ind. XIV, Gennaio 27 — c. 38 t.° — Istrumento (in volgare) in cui si dichiara che, in esecuzione delle deliberazioni del Senato, Simone Contarini cav. e proc. di S. M., Pietro Bondumiero e Giov. Marco da Molino, deputati a provvedere per la fabbrica della chiesa votiva di S. Maria della Salute, avendo scelto il terreno per la erezione di essa, in seguito a precedenti accordi con Giovanni Tiepolo patriarca di Venezia, intervenendo anche Francesco Eliseo primicerio patriarcale, Lorenzo Morato pievano di S. Margherita e Francesco Presegno pievano di S. Samuele, governatori del seminario patriarcale, pattuirono : il patriarca e i governatori predetti cedono alla republica, rappresentata dai sunnominati deputati, il terreno di proprietà del seminario vicino alla chiesa della Trinità, con cinque casette, non compresa detta chiesa nè le fabbriche ad essa contigue. E qui si descrivono i confini e le misure del terreno ceduto nonché dello spazio che occuperà il nuovo tempio, comprendendovi pure la scuola della Trinità (da cedersi dai rispettivi preposti) … Fatto in Venezia nell’ ufficio della Santa inquisizione. — Testimoni: Giovanni
Simonetti canonico patriarcale e Marco del fu Rocco Carità. — Atti di Andrea de Ercoli fu Giuseppe, in società con Bernardo Lurano e Claudio Paulini, notai veneti.

(Monumenti storici publicati dalla R. Deputazione Veneta di Storia Patria, Vol. XII – Serie Prima – Documenti Vol. XIII – I libri Commemoriali della Repubblica di Venezia. Regesti, Tomo VII, Venezia 1907, pp. 172-173)

Il ciclo della Genesi 

Il primo a ricordare le tele all’interno dell’Albergo della Scuola fu il Borghini: “nella Trinità cinque quadri , contenenti istorie di Adamo e d’ Eva , ed una di Caino e d’ Abello” (1584, p. 451).

Nel 1648, il Ridolfi diede una descrizione più precisa delle cinque tele:

“lavorò nella Trinità cinque quadri contenenti la Creatione del mondo: e tra questi sono celebratissimi quelli ov’è dipinto l’errore de’ primi nostri padri, che a persuasione del Serpente mangiano il vietato pomo: e Caino che uccide il fratello. Negli altri divise la Creazione dei pesci, degli animali, e la formazione di Eva”.

(Ridolfi, 1648, p. 180)

Sull’area occupata dalla chiesa abbattuta fu eretto un oratorio, sempre dedicato alla Trinità. Il Martinioni nel 1663 diede notizia del trasferimento dei quadri dalla vecchia alla nuova sede.

“La Scuola nondimeno, che fu per la medesima causa gettata a terra , è stata riedificata ivi vicino dove termina la Dogana e posti in essa , li cinque quadri del Tintoretto che sono la Creazione dei pesci, quella degli animali, la formazione di Eva, l’istessa con Adamo, che mangiano il pomo, e la morte di Abel”.

(Martinioni, 1663, p. 277)

Oltre alla erronea indicazione della Creazione dei pesci (esiste solo la Creazione degli animali), Martinioni ricorda stranamente che le cinque tele erano nella Chiesa della Trinità e non nella sala dell’Albergo della Scuola.

Il Boschini, solo un anno dopo, ricorda ben tredici quadri:

Vi fono tredici quadri del Tintoretto intorno la Scuola. Cioè  l’Eterno Padre, che crea il mondo. Lo stesso, che forma Adamo, & Eva. Quando gli prohibisce il Pomo. Eva, che tenta Adamo. Cain, che uccide Abelle. Li quattro Evangelisti. Due Apostoli. Due quadri: nell’uno l’Angelo, e nell’altro Maria Annonciata. Vi sono poi altro quattro quadri appartenenti alla Creazione del Mondo, della Scuola di Martin de Vos. Nella Sacrestia … Vi è un’altro quadretto, del Tintoretto con la Santissima Trinità.

(Boschini, 1664, pp. 353-353)

Moschini Marconi suppone che, dopo lo spostamento nella nuova scuola, “dovette avvenire qualche confusione e si può pensare che nel nuovo ambiente siano stati uniti quadri che ornavano la vecchia scuola e altri ch’erano in chiesa” (1962, p. 226). In ogni modo, dopo la soppressione delle chiese e dei conventi, agli inizi dell’800, il ciclo della Genesi fu smembrato:

  • La Creazione degli animali entrò nella Collezione della patria storia dell’arte di Palazzo Ducale. Nel 1846, fu trasferita nella chiesa di San Giorgio delle Pertiche a Padova, per poi tornare nei depositi di Palazzo Ducale, dove Hadeln la ritrovò nel 1922. Fu quindi trasferita alle Gallerie nel 1928.
  • La Creazione di Adamo ed Eva fece parte all’inizio anch’essa delle raccolte d’arte di Palazzo Ducale, ma in seguito andò perduta (o rubata)
  • La Tentazione di Adamo ed Eva e Caino che uccide Abele furono prescelti dall’Edwards per le Gallerie dell’Accademia, cui appartengono dal 1812.
  • L’Adamo ed Eva in presenza dell’Eterno fece parte della collezione di Natale Schiavoni (cfr. Sernagiotto, 1881, p. 637); in seguito fu acquistata per lire 5000 da un certo Carter che fu fermato mentre cercava di esportarla fuori dall’Italia (cfr. Pittaluga, 1925, p. 267).

Quanto alla corrispondenza dei dipinti pervenuti con quelli descritti dalle fonti la cosa non è del tutto chiara per l’accennata diversità nell’indicazione dei soggetti. Nessun dubbio sui due teleri con l’offerta dei pomo e l’uccisione di Abele: per la «Creazione» invece si dovrà pensare ad un’imprecisione di Ridolfi e Martinioni che indicano in due teleri distinti la creazione dei pesci e quella degli animali, mentre Bocchini parla solo di un quadro con l’Eterno Padre che crea il mondo.

(Moschini Marconi, 1962, p. 227)

Nel 1771, Zanetti elogia i cinque quadri del Tintoretto, elencando ancora una volta i titoli: Iddio Padre che crea il mondo; La formazione di Adamo e di Eva; La proibizione del pomo; Eva sedente con Adamo, e L’uccisione di Abelle.

Pregiavasi questo Maestro d’aver dipinte le figure dì quell’opere con perfetta attenzione; disegnandole prima esattamente dalla verità : e aggiungendovi dopo quelle eleganze che imparate avea col lungo studio dai modelli delle cose antiche e di Michelagnolo . Ciò dicea d’aver fatto per inoltrare il vero uso che far si dee del naturale ; e qual Sia l’utile che dee trarsene . 

(Zanetti, 1771, p. 147)

Il ciclo della Genesi, datato tra il 1550 e il 1553, si inserisce in un periodo in cui Tintoretto sembra attratto dal rapporto esistente tra figure e paesaggio tipico di Tiziano. Tintoretto è influenzato dal pittore cadorino anche per un nuovo modo di dipingere che “tende a imprigionare la luce nel colore, risolvendo il volume in gradazione chiaroscurale” (Pallucchini, 1969, p. 12). Secondo Arslan i dipinti della Scuola della Trinità sono, invece, ancora legati allo stile dello Schiavone e per questo forse più vicini al 1550 (1937, p. XXVII)

BIBLIOGRAFIA

  • 1584 – R. Borghini, Il riposo di Raffaello, Firenze;
  • 1604, G. Stringa, Venetia città nobilissima, et singolare descritta già in XIII libri da M. Francesco Sansovino …, Venezia;
  • 1648 – C. Ridolfi, Le meraviglie dell’arte, Vol. II, Padova (1837);
  • 1663 – G. Martinioni, Venetia città nobilissima et singolare descritta in XIII Libri da M. Francesco Sansovino… con aggiunta…, Venezia;
  • 1664 – M. Boschini, Le minere della pittura, Venezia;
  • 1771 – A. M. Zanetti, Della pittura veneziana e delle opere pubbliche dei veneziani maestri, S. Benedetto;
  • 1813 – G. Prosdocimo Zabeo, Elogio a Giacomo Robusti, Venezia;
  • 1881 – L. G. Sernagiotto, Natale e Felice Schiavoni, vita, opere, tempi, Venezia;
  • 1887Catalogo delle RR. Gallerie di Venezia, Venezia;
  • 1905 – A. G. Bell, Jacopo Robusti, generally called il Tintoretto, or the Little Dyer, in Tintoretto, London e Edinburgh;
  • 1911 – D.F. von Hadeln, Francesco Torbido, in Italienische Forschungen. Archivalische Beitrage zur Geschichte der venezianischen Kunst aus dem Nachlass G. Ludwigs, Berlin; 
  • 1925 – M. Pittaluga, Il Tintoretto, Bologna;
  • 1926 – G. Lorenzetti, Venezia e il suo estuario. Guida storico artistica, Trieste (1987);
  • 1937La mostra del Tintoretto, Venezia;
  • 1937 – E. Arslan, Argomenti per la cronologia di Tintoretto, in “La Critica d’Arte”, II, 4, agosto 1937, pp. XXVII-XXX;
  • 1944 – Coletti, Tintoretto, Bergamo;
  • 1948 – H. Tietze, Tintoretto The paintings and drawings, London;
  • 1950 – R. Pallucchini, La giovinezza del Tintoretto, Milano;
  • 1962 – S. Moschini Marconi, Gallerie dell’Accademia di Venezia. Opere d’arte del secolo XVI, Roma;
  • 1969 – A. Pallucchini, Tintoretto, Firenze;
  • 1981 – R. Pallucchini, Per la storia del Manierismo a Venezia, in Da Tiziano a El Greco. Per la storia del Manierismo a Venezia. 1540-1590, Milano;
  • 1970L’opera completa del Tintoretto, Classici dell’Arte Rizzoli, a cura di C. Bernari e P. de Vecchi, Milano;
  • 1982 – R. Pallucchini, P. Rossi, Tintoretto, l’opera sacra e profana, 2 voll., Milano;
  • 1985 – G. N. Scire – F. Valcanover, Gallerie dell’Accademia di Venezia, Milano;
  • 1985 – T. Pignatti e F. Valcanover, Tintoretto, Milano;
  • 1992 – S. Zuffi, Tintoretto, Milano;
  • 1994 – L. Salerni, Repertorio Delle Opere D’arte E Dell’arredo Delle Chiese E Delle Scuole Di Venezia, I: Dorsoduro-Giudecca-Santa Croce, Vicenza;
  • 1996 – C. Limentani Virdis, Jacopo Tintoretto e i pittori nordici: la dinamica figura-sfondo, in Jacopo Tintoretto nel quarto centenario della morte, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Venezia, 24 – 26 novembre 1994)
    a cura di Paola Rossi e Lionello Ruppi, Padova;
  • 2000 – R. Krischel, Jacopo Robusti detto Tintoretto 1519-1594, Colonia;
  • 2008 – S. Gramigna – A. Perissa, Scuole Grandi e Piccole a Venezia tra Arte e Storia, Venezia;
  • 2009 – C. Balistreri Trincanato, E. Balistreri, A.M. Ghion, D. Zanverdiani, Venezia città mirabile. Guida alla veduta prospettica di Jacopo De’ Barbari, Caselle di Sommacampagna;
  • 2011 Gallerie dell’Accademia di Venezia, a cura di G. Nepi Scirè, Milano;
  • 2012 – R. Villa – G. Villa, Tintoretto, Milano;
  • 2015 – T. Nichols, Tintoretto. Tradition and identity, London

Autore articolo: Alessandro Bullo
Autore articolo: Alessandro Bullo
 Alessandro Bullo è laureato in lettere con indirizzo artistico (Tesi di Laurea: “La scultura del XVI secolo nella Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo”), vive e lavora a Venezia. Due grandi passioni: VENEZIA, sua città natale, e il cinema NOIR americano


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